l’analisi

Un piano doloroso ma necessario per la fusione

di Alessandro Graziani


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2' di lettura

Otto mesi fa Popolare Vicenza e Veneto Banca hanno evitato il default e la conseguente procedura di risoluzione che avrebbe azzerato il valore delle azioni, come accaduto per Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. Il salvataggio d’urgenza è stato possibile grazie all’intervento in extremis del Fondo Atlante, capitalizzato dal sistema finanziario italiano, che ha investito 2,5 miliardi nelle due banche. Investimento che ha solo tamponato la crisi di due istituti alle prese con un calo sensibile della raccolta e con il fardello di un portafoglio Npl destinato a generare nuove perdite nei bilanci 2016 che saranno approvati a breve. In pochi mesi, il valore dell’investimento di Atlante si è praticamente dimezzato.

Senza una vera svolta le due banche appaiono destinate a chiedere l’intervento dello Stato, ammesso che i due istituti possano rientrare tra quelli che la direttiva Brrd consente di salvare senza far ricorso al bail-in. In ogni caso, anche con l’ingresso dello Stato il valore delle azioni dei vecchi soci è destinato ad approssimarsi allo zero.

In questo contesto drammatico, il fondo Atlante e il nuovo vertice delle due ex popolari venete esplorano il tentativo finale di salvare il salvabile. Il punto di arrivo è la fusione tra i due istituti, che porterà a tagli di costi, esuberi di personale, eliminazione delle sovrapposizioni. Il percorso non è facile e l’esito non è scontato. La premessa perché il salvataggio riesca è l’eliminazione dei contenziosi legali da alcuni miliardi di euro con i vecchi soci-clienti, a cui le vecchie gestioni delle due banche hanno venduto in modo fraudolento azioni presentandole come strumenti finanziari senza rischio. Da poche settimane è stata votata un'azione di responsabilità contro gli ex vertici. In caso di accertata colpevolezza, qualche denaro potrà essere recuperato. Ma serviranno anni. Così come anni serviranno per l’eventuale class action di chi chiederà alla banca il rimborso integrale dei capitali investiti.

Ora Atlante e il nuovo vertice dei due istituti propongono un rimborso immediato del 15%. Certamente poco, per chi vede sfumare i risparmi di una vita. Ma le alternative, soprattutto per chi non avrà la pazienza di aspettare anni per la chiusura delle cause giudiziarie, non sono necessariamente migliori.

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