Gran Bretagna

Un piano verde da confermare dopo le elezioni

Presentato l'Environment Bill dopo l'impegno su zero emissioni entro il 2050

di Nicol Degli Innocenti


3' di lettura

Su ambiente e sostenibilità la Gran Bretagna dopo Brexit sarà più ambiziosa e rigorosa dell’Unione Europea: questa la promessa di Boris Johnson. Il premier ha appena presentato l’Environment Bill, un disegno di legge sull’ambiente che fa parte del nuovo programma di Governo.

Il piano prevede nuovi obiettivi vincolanti per ridurre l’inquinamento idrico e dell’aria e misure per ridurre l’utilizzo di plastica. I produttori di auto, ad esempio, saranno costretti a ritirare dal mercato veicoli che non rispettano le norme. Dal 2035 sarà proibita la vendita di nuove auto diesel o a benzina. Ogni fabbrica sarà responsabile dei rifiuti che produce e dovrà presentare un piano di smaltimento e riciclaggio.

Sarà anche creato un nuovo ente di regolamentazione, l’Office of Environmental Protection, che controllerà il rispetto delle norme e potrà intervenire contro le autorità locali che non sono in linea. Assieme al Comitato sul cambiamento climatico che esiste da tempo, il nuovo Ente avrà anche il compito di verificare che il Governo rispetti l’obiettivo già previsto dalla legge di ridurre le emissioni nocive a zero entro il 2050.

«Si tratta di una trasformazione verde che posizionerà la Gran Bretagna tra i primi Paesi al mondo nella tutela della qualità dell’aria e nella gestione della natura e delle risorse idriche -, ha detto il ministro dell’Ambiente Theresa Villiers presentando il piano -. Dopo Brexit la tutela dell’ambiente sarà più che mai al centro del Governo, ora e in futuro».

Le associazioni ambientaliste hanno espresso il timore che con l’uscita dalla Ue il Governo britannico, non più costretto a rispettare le norme imposte da Bruxelles, possa “chiudere un occhio” sulla tutela dell’ambiente e hanno sottolineato che il nuovo Ente per la tutela dell’ambiente, al contrario delle autorità Ue, non avrà il potere di imporre multe.

In generale però il piano verde del Governo è stato accolto con favore. Il problema è che sono previste elezioni anticipate a breve: il 12 dicembre. L’esito è incerto, potrebbe essere eletto un nuovo Governo e quindi le proposte di Johnson potrebbero restare buone intenzioni e non diventare mai legge del Regno.

Londra però si è già portata avanti. Quest’estate infatti è stato il primo Governo del G-7 a impegnarsi per legge a ridurre le emissioni nocive a zero entro il 2050. Il piano riguarda Inghilterra e Galles. La Scozia, che ha autonomia in materia, si è imposta un obiettivo ancora più ambizioso, di riduzione a zero entro il 2045. Solo Norvegia e Finlandia prevedono tempi ancora più stretti, Oslo nel 2030 e Helsinki nel 2035.

Prima di lasciare l’incarico Theresa May, predecessore di Johnson, ha spinto l’emendamento per statuto - iter che non richiede l’approvazione dei deputati - come suo «lascito alle generazioni future». La legge esistente, che è stata modificata, prevedeva una riduzione dell’80% delle emissioni entro il 2050.

Il piano britannico inoltre, al contrario di quello norvegese, non prevede offset, cioè l’utilizzo di crediti di carbonio internazionali, considerati una “scorciatoia” inammissibile. Se altri Paesi adottassero misure simili, ha detto May, si potrebbe mantenere l’aumento della temperatura sotto 1,5 gradi entro il 2100.

Il Tesoro britannico ha approvato il piano di zero emissioni entro il 2050 ma ha avvertito che raggiungere l’obiettivo costerà mille miliardi di sterline.

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