Interventi

Un politecnico per la difesa dell’europa

di Gustavo Ghidini e Ferdinando Salleo

3' di lettura

Lo scenario internazionale dopo Trump lascia confidare in un nuovo e meno convulso assetto dei rapporti fra le nazioni. Se il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha subito riaffermato l’attaccamento alle alleanze e al multilateralismo, certo la crescita e le ambizioni di Pechino rimarranno al primo posto nella strategia di Washington: il pivot to the Pacific di Barack Obama. Sembra tuttavia d’intravedere una visione complessiva in cui l’Europa, cessata l’ostilità di Trump, potrà proporsi nell’alleanza atlantica con un nuovo ruolo geopolitico che convenga alla sua dimensione economica, alla sua civiltà, al suo storico soft power. Un ruolo che tuttavia postula l’ulteriore crescita della Ue verso l’integrazione istituzionale, e che pertanto richiede che altre politiche e funzioni strutturali si aggiungano a quelle esistenti, come il mercato unico, la moneta e il bilancio. Fra queste emerge la difesa comune, di cui la Brexit facilita il rilancio. Tale politica si profila oggi soprattutto in termini di sviluppo di tecnologie informatiche avanzate, come ha ricordato recentemente, alla stampa italiana e francese, il presidente del Comitato militare della Ue, Gen. Claudio Graziano. Difesa e cybersecurity, in particolare, sono termini inscindibili ed evocano uno specifico impegno nell’intelligenza artificiale, nei computer quantistici, nelle reti di nuova generazione,nella bioingegneria, nella robotica, nell’aerospaziale, etc.

L’esigenza di questo tassello istituzionale si intreccia con una urgente necessità economica: quella di potenziare la competitività del tessuto imprenditoriale europeo nella sempre più accesa e polarizzata concorrenza internazionale. Ed ecco profilarsi l’area di intreccio sinergico delle due esigenze: quella di una forte concentrazione di risorse professionali e finanziarie per stimolare l’occupazione più avanzata (e quindi anche ecocompatibile) legata soprattutto alle tecnologie digitali. L’intreccio è confermato da un dato storico pressoché universale. La ricerca scientifica e tecnologica di punta si è molto frequentemente sviluppata, e tuttora si sviluppa, su impulso militare, sia in centri direttamente gestiti dalle forze armate, sia, più frequentemente, attraverso cooperazioni e committenze tra tali forze e università, istituti superiori di ricerca pubblici e privati, imprese industriali. E, come si sa, i frutti di tale ricerca si sono poi spessissimo tradotti in fattori di produttività industriale generale – e quindi, appunto, di competitività – dando vita a utili applicazioni per la vita civile, e impulso a occupazione qualificata.

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Queste considerazioni hanno stimolato l’idea (già abbozzata dal Movimento consumatori) dell’istituzione di un centro europeo di ricerca scientifica e tecnologica avanzata a costituzione “mista”, civile e militare. Un Politecnico europeo della difesa, da costituire nelle forme della “cooperazione rafforzata” tra i Paesi che condividano l’idea, per evitare le paralizzanti insidie dell’unanimità decisionale. Esso dovrebbe comprendere componenti scientifiche, militari, industriali e diplomatiche, e far capo alla Commissione europea. La sua attività dovrebbe fondarsi su una rete di avanzati Politecnici nazionali e Centri di ricerca di eccellenza, sia civili che militari. Naturalmente, la partecipazione del settore civile non dovrebbe estendersi a strumenti bellici offensivi, bensì concentrarsi su ricerche ed esperienze funzionali sia allo sviluppo economico generale sia alla sicurezza nazionale, in particolare rispetto ad attacchi digitali ostili (non solo extraeuropei) che configurano pericoli sia di interferenze politiche, sia e ancor più di “furto di dati” dei cittadini, delle pubbliche amministrazioni, delle imprese del Continente.

L’ istituzione del Politecnico europeo della difesa avvantaggerebbe sia la crescita dell’integrazione politica della Ue, sia la competitività internazionale delle sue imprese, con beneficio netto per l’occupazione e la formazione professionale dei giovani: tanto che il finanziamento dell’iniziativa potrebbe trovare collocazione anche nel piano Next Generation Eu.

I rapporti “esterni” del Politecnico Europeo della Difesa dovranno ovviamente svilupparsi in coerenza con le direttrici geopolitiche dell’Ue, per quanto riguarda sia la “collaborazione competitiva” (coopetition) con gli altri interlocutori economici extraeuropei, sia la posizione nell’alleanza atlantica e nelle altre partnership internazionali. Rispetto alle quali l’iniziativa qui proposta potrà contribuire a realizzare una più coesa e più autorevole centralità europea.

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