corporate governance

Un ponte solido tra investitori ed economia reale

di Antonella Massari


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3' di lettura

Lo scorso 1° agosto Marco Giorgino e Stefano Preda in un loro intervento sul Sole 24 Ore (”Regole semplici e proporzionate per board migliori”) hanno sottolineato gli effetti che, nel corso di venti anni, ha generato l’introduzione del Codice di autodisciplina per le società quotate, con positive conseguenze – riconosciute anche dagli investitori – su ruolo e operato dei board. Maggiore controllo del rischio, migliore trasparenza sulla gestione ordinaria e su quella strategica e, più di recente, crescente attenzione ai temi di sostenibilità: sono solo alcuni dei risultati virtuosi, che ha saputo generare questo percorso di progresso su corporate governance, anche all’interno dell’approccio Esg (Environment, social and governance). In tale contesto, è rilevante sottolineare l’importanza della flessibilità nell’applicazione delle regole di governance, senza trascurarne gli elementi fondamentali, per le piccole e medie imprese non quotate. Come è possibile identificare oggi una società redditizia? Non (solo) dalla capacità di generare utile, ma anche, attraverso una rendicontazione non finanziaria, dall’esistenza di buone regole di governance. Tale evidenza aumenta la fiducia del mercato sulle prospettive di lungo periodo dell’investimento, garantendo all’impresa un più ampio ed economico accesso ai capitali.

Ritengo che proprio l’attenzione agli elementi di corporate governance rappresenti il trait d’union tra due tendenze che l’industria del private banking – che a livello nazionale gestisce oltre 800 miliardi di euro e svolge un’attività di consulenza per la crescita e la conservazione dei patrimoni delle famiglie benestanti – sta cercando di sostenere e rafforzare nell’interesse della sua clientela e del Paese nel suo complesso: l’investimento in strumenti finanziari a sostegno dell’economia reale e le strategie Esg.

Il cliente private disponendo di patrimoni ampi, largamente diversificati e senza esigenze di immediata liquidabilità, possiede caratteristiche che si adattano perfettamente a investimenti di medio e lungo periodo a sostegno dell’economia reale, come il finanziamento di progetti di crescita delle piccole e medie imprese.

Lo sviluppo dell’offerta di strumenti finanziari investibili in economia reale alla clientela private – in presenza di tassi di interesse bassi, se non negativi, e di elevata volatilità dei mercati azionari – è determinata dall’obiettivo di migliorare e stabilizzare le performance dei portafogli finanziari, in un orizzonte di lungo periodo, ampliando per questa via le fonti di finanziamento degli investimenti anche per la nostra economia.

Allo stesso tempo, è evidente la crescita della gamma di offerta di strategie di investimento Esg, dovuta sia a spinte provenienti dall’industria del risparmio gestito, sia da un maggiore interesse per questi temi da parte degli investitori individuali. A dimostrazione di questa tendenza, nella ricorrente indagine sulla clientela private condotta da Aipb, il 48% dei rispondenti giudica positivamente gli investimenti Esg, riconoscendone gli effetti positivi per le future generazioni e la metà di questi vede al primo posto la governance fra i 3 elementi caratterizzanti tale strategia di investimento.

    Risulta quindi evidente l’effetto moltiplicativo sui capitali che si renderebbero disponibili dalla combinazione di queste due tendenze, oltre – parallelamente – a un’ulteriore opportunità di ridurre l’eccessiva esposizione delle imprese ai finanziamenti bancari.

    Il consulente private può ricoprire un ruolo fondamentale su entrambi i fronti. Da un lato, può sensibilizzare i clienti imprenditori, che rappresentano in media oltre il 20% della sua clientela, sull’importanza di mettere in luce i punti di forza in tema di sostenibilità della loro attività – come l’attenzione al territorio in cui operano e la sensibilità sociale, sviluppata anche dall’abitudine di lavorare con criteri di filiera – caratteristiche queste possedute, in molti casi, in maniera “inconsapevole” e che necessitano una rendicontazione professionale, per poter entrare nelle valutazioni dagli operatori specializzati in strategie Esg. In questo ambito, il consulente può inoltre aiutare l’imprenditore a riconoscere le aree da rafforzare in termini di buona governance con riferimento, ad esempio, ai processi di successione, alla presenza di competenze diversificate e di figure indipendenti nel Consiglio di amministrazione ecc.

    Dall’altro lato, il consulente private ha l’opportunità di informare ancor meglio i propri clienti sugli elementi caratterizzanti un investimento Esg e sull’importanza della valutazione di una buona governance nel processo di selezione delle società in cui investire.

    È quindi auspicabile – come ipotizzano Preda e Giorgino – che, alla luce dell’esperienza positiva del Codice, dopo venti anni, si punti a risultati «anche al di fuori del nucleo delle società quotate di maggiore dimensione». L’industria del private banking è pronta a fare la propria parte.

    (*) Segretario generale Aipb, Associazione italiana private banking

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