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Un Portone per aprire i tesori dei pontefici

La storia dell’ingresso monumentale voluto dal papa Pio XI

di Barbara Jatta

7 dicembre 1932. Papa Pio XI inaugura il nuovo ingresso dei Musei Vaticani

4' di lettura

Un portone che è oggi chiuso al pubblico, in questo tempo sospeso di pandemia e di incertezze, ma forse proprio per questo è interessante raccontarne la storia in quanto simbolo di “apertura”, ma anche di un capitolo importante delle universali collezioni pontificie.

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Il 7 dicembre del 1932 papa Pio XI inaugurava il nuovo monumentale ingresso dei Musei Vaticani, aperto nelle mura di Sangallo lungo viale Vaticano. Esso costituiva l’atto finale di quel processo voluto dal pontefice all’indomani della firma dei Trattati Lateranensi, l’11 febbraio del 1929, nel quale era stata sancita la nascita dello Stato della Città del Vaticano. Parte di quell’imponente progetto era l’idea, grandiosa e lungimirante, di condivisione e apertura dei Musei Vaticani al mondo, espressamente voluta da papa Ratti, che da bibliotecario intuiva bene il valore evangelico e universale delle raccolte d’arte, di storia e di fede che vi erano conservate. Prima di questa data si accedeva ai Musei pontifici dall’interno dei Palazzi Vaticani - dal cortile di San Damaso o dall’Atrio dei Quattro Cancelli - non direttamente dal territorio italiano.

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Sormontato dallo stemma del Santo Padre

Un portale maestoso, alto oltre sei metri e largo quasi tre, in bugne di travertino, sormontato dallo stemma del Santo Padre e dalle due figure emblematiche delle collezioni papali - Raffaello e Michelangelo - simboleggianti la pittura e la scultura, con in mano gli strumenti del mestiere. Nelle loro pose, allora come oggi, non si può non ravvedere l’ispirazione degli Ignudi della Cappella Sistina.

Lo scultore faentino Pietro Melandri, autore del gruppo scultoreo posto sulla sommità, aveva lavorato per la sua realizzazione in stretto contatto con l’architetto torinese Giuseppe Momo e con l’impresa Castelli. Un’opera parte di un progetto più ampio, iniziato nell’agosto del 1929, che proseguiva nel sontuoso atrio d’accesso, con i due magnifici e colossali ascensori intagliati in legno, e che era stato ulteriormente arricchito da Antonio Maraini con quattro bassorilievi in pietra serena raffiguranti le allegorie delle Arti: Pittura, Scultura, Architettura e Arte Letteraria, quest’ultima particolarmente cara al pontefice perché le collezioni vaticane comprendevano anche i Musei della Biblioteca Apostolica, di cui Achille Ratti era stato Prefetto fra il 1914 e il 1918.

Un vasto e articolato progetto, sobrio e raffinato, che seguitava poi con la monumentale e impressionante scala elicoidale. Nell’opuscolo celebrativo, pubblicato in occasione dell’apertura, veniva specificato che era stato elaborato dalla «Commissione dei Pubblici Lavori dello Stato della Città del Vaticano e realizzato da Giuseppe Momo in qualità di ingegnere e architetto ed eseguito per la parte muraria dalla Impresa figli di Pietro Castelli». Veniva inoltre spiegato che «Per superare il dislivello di 22 metri dal detto viale al piano dei giardini vaticani, si è scavato un pozzo a forma di tronco di cono nel quale si svolgono due rampe elicoidali, parallele, una per i visitatori che salgono, l’altra per quelli che scendono. Furono scavati ed asportati metri cubi 15.000 di terra [...]. I muri interni che portano le rampe a sbalzo, e misurano metri 94 di lunghezza ogni rampa, sono rivestiti di cipollino italiano, detto “verde versiglia”. Il pavimento delle rampe è fatto in “sienite”; i parapetti delle medesime, o balaustre, sono in bronzo decorate sulle due facciate, interna ed esterna, dal prof. Antonio Maraini di Firenze, con ornati e volute classiche, che incorniciano lo stemma del regnante pontefice e quelli dei suoi predecessori che maggiormente furono benemeriti delle belle arti. I parapetti o balaustre furono eseguiti dalla fonderia Marinelli di Firenze».

Alessandro VII Chigi

Come Alessandro VII Chigi che nel 1657 aveva schizzato personalmente la medaglia di fondazione del Colonnato berniniano di piazza San Pietro, allo stesso modo Pio XI Ratti disegnò personalmente quella del nuovo ingresso dei Musei Vaticani, incisa dal celebre medaglista Aurelio Mistruzzi, dove venne celebrato il progetto ispirato al Pozzo di San Patrizio di Orvieto. La medaglia venne particolarmente ammirata dai contemporanei, perché in una sola immagine si era riusciti a rappresentare la prospettiva del portale, dell’androne-vestibolo e delle scalee, lavorando su tre piani assonometrici (BAV, Md. Pont.4918).

Una bella e storica immagine fotografica, conservata nell’Archivio Storico dei Musei Vaticani (e una copia anche nella Raccolta Fotografica della Biblioteca Apostolica Vaticana) ricorda l’evento del 7 dicembre del 1932 che vede papa Ratti, contornato da dignitari della Curia pontificia insieme all’allora direttore Bartolomeo Nogara, all’ingresso del portone.

Nell’«Osservatore Romano» del giorno seguente (8 dicembre 1932), oltre a essere raccontato l’evento e riportati i nomi delle illustri presenze, venne trascritto uno stralcio del discorso del pontefice che partendo dalla significativa ricorrenza del giorno - il 7 dicembre si celebrava Sant’Ambrogio, del quale era particolarmente devoto, nonché successore alla guida della diocesi milanese - elogiava in modo entusiastico l’impresa realizzata. Ringraziava, inoltre, tutti i suoi realizzatori che avevano saputo cogliere le sue volontà e lo spirito di un «nuovo accesso» a delle collezioni universali dell’arte e della fede che, si augurava, «avrebbero accolto migliaia di pellegrini e studiosi e dotti di tutto il mondo».

Profezia avverata, per i milioni di persone che, in quasi un secolo, hanno varcato l’ingresso; una mole tale di persone e di flussi da richiedere l’apertura di un altro accesso, accanto, nell’anno del Grande Giubileo del Duemila.

Il portale monumentale, usurato nel tempo, ha avuto un intervento di restauro negli ultimi anni, supportato dal Capitolo dell’Ohio dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, realizzato dalla ditta Casaril con la supervisione del Laboratorio di restauro dei materiali lapidei e con la cura del Reparto dell’Arte dei sec. XIX e XX dei Musei del Papa. Un’azione di tipo conservativo che ha comportato la pulitura della superficie lapidea e permesso di apprezzare nuovamente quanto di bello e imponente era stato realizzato negli anni Trenta.

Oggi il portone è chiuso, ma auguriamoci che sia presto nuovamente aperto per accogliere i nostri visitatori, riceverli in un luogo di condivisione di memorie, di pensieri, di progetti che in un momento come quello che stiamo vivendo potrebbe essere di aiuto fondamentale per la vitalità e la tranquillità dell’anima.

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