nuovi riconoscimenti

Un premio ai collezionisti per riportare il contemporaneo a Firenze

Il Museo Novecento premia Rossella Nesi, Paolo Fresco, Ursula Hauser e Laurent Asscher con un gioiello di Maria Sole Ferragamo

di Silvia Anna Barrilà

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Da sinistra Sergio Risaliti, Laurent Asscher, Giovanni Iovane, Matteo Spanò, Maria Sole Ferragamo, Tommaso Sacchi durante la cerimonia del premio Rinascimento+ il 23 febbraio 2020 (foto Leonardo Morfini)

Il Museo Novecento premia Rossella Nesi, Paolo Fresco, Ursula Hauser e Laurent Asscher con un gioiello di Maria Sole Ferragamo


5' di lettura

Firenze, culla del Rinascimento. Un epiteto illustre che, però, alla lunga può anche pesare e costituire un freno, per esempio, allo sviluppo dell'arte contemporanea. Per riavvicinare il pubblico all’arte del presente a Firenze è nato un premio, ideato dal Museo Novecento in collaborazione con l'Associazione Muse, chiamato Rinascimento+, dove quel segno più vuole comunicare l'idea di una rinascita ancora in corso, di un'epoca non statica e storicamente chiusa, ma di un'avanguardia ancora attuale.

I quattro premiati
Il premio, ideato dal direttore del museo Sergio Risaliti insieme al sindaco Dario Nardella e all'assessore alla cultura Tommaso Sacchi, è un riconoscimento a quattro collezionisti d'arte, assegnato domenica 23 febbraio a due italiani e due stranieri: la fiorentina Rosella Nesi, la svizzera Ursula Hauser, cofondatrice della galleria Hauser & Wirth , Paolo Fresco, ex dirigente di Fiat e General Electric, e l'imprenditore francese Laurent Asscher, che l'anno scorso ha aperto al pubblico la sua collezione di opere di Anselm Kiefer, Wade Guyton, Christopher Wool, Cy Twombly e Jenny Saville e altri all'interno di Palazzo Molin di Cuoridoro a Venezia, dove ha soggiornato già Mozart. I quattro hanno ricevuto un gioiello a forma di crisalide disegnato da Maria Sole Ferragamo.

Il collezionismo a Firenze
“Il senso del premio è ricollegarsi alla storia del collezionismo fiorentino” spiega Sergio Risaliti, “una lunga tradizione che affonda le sue radici nell'Umanesimo, con le grandi famiglie di banchieri e commercianti che investirono in arte come i Bardi e i Peruzzi, passando poi per i grandi mecenati del Quattrocento capeggiati dai Medici, fino alle famiglie borghesi ottocentesche come gli Stibbert, gli Horn e i Bardini. Personaggi le cui raccolte rappresentano la nascita del collezionismo in senso moderno e anche la base dei grandi musei fiorentini. L'intento del premio è proprio quello di ricreare quel dialogo tra pubblico e privato, alla base dello stesso Museo Novecento, nato in seguito alla donazione nel 1970 di 240 opere di artisti come Morandi, Mafai, De Chirico, Severini, Depero della raccolta di Alberto Della Ragione al Comune di Firenze dopo l'alluvione del 1966. Un modo, quindi, per riavvicinare oggi i grandi collezionisti alla città e ritrovare nella città l'ambizione al contemporaneo, all'arte di oggi”.

I giovani e le donne
Il museo, infatti, non ha un budget per le acquisizioni. “È un problema che riguarda tante amministrazioni” commenta Risaliti, “si dovrebbe trovare un equilibrio tra mostre spettacolari e acquisizioni, perché se il museo non si arricchisce, diventa statico. Ho lanciato l'idea di un fondo che potrebbe essere costruito insieme al Comune, alla Regione, alle Fondazioni bancarie per acquistare giovani artisti. La mia intenzione è rivolgermi all'arte del presente, anche perché artisti come Gerhard Richter o Cy Twombly sono inavvicinabili oramai”. È così che il museo dà spazio ad artisti come Rocco Guerrieri, Irene Montini, Francesca Banchelli, Paolo Parisi, ma anche alle donne, da giovani come Elena Mazzi a grandi maestre come Joan Jonas e Valie Export. Anche la commissione che giudica le donazioni al Comune quest'anno è composta da tre donne: Cristina Acidini, Cristiana Perrella e Arabella Natalini. La parola alle premiate.

Ursula Hauser
Un interesse che è al centro della collezione di Ursula Hauser, cofondatrice insieme a Iwan Wirth e Manuela Wirth della galleria Hauser & Wirth. La sua collezione è iniziata con una figura in creta di Meinrad Zund, un mezzo espressivo che da sempre la affascina, che acquistò molto giovane e che allora pagò come due mesi di stipendio. “Mi ha sempre colpita il modo in cui le donne riescono a ritagliarsi un loro spazio” spiega Ursula Hauser, “ma se è vero che da molto tempo sostengo il lavoro di grandi artiste, la mia collezione comprende anche il lavoro di grandi artisti. Molti temi sono universali e rappresentano uno specchio per l'anima dell'umanità”. Tra le artiste a cui è più legata c'è Louise Bourgeois: “il primo suo lavoro che ho acquistato è la scultura ‘Legs' che ho visto alla Biennale di Venezia nel 1993. Avrà sempre un significato speciale per me. Ho conosciuto Louise quello stesso anno, nel suo studio di Brooklyn”. Tra le artiste che segue oggi ci sono Carol Rama e Rita Ackermann, che sta collezionando da sei o sette anni. “Il valore di un'opera si può misurare in molti modi e trovo incoraggiante vedere che le artiste stiano ottenendo maggiori riconoscimenti attraverso mostre museali - commenta. - Ovviamente queste artiste hanno sempre fatto un lavoro incredibile, la difficoltà stava nell'essere viste”.

Rossella Nesi
La fiorentina Rossella Nesi, invece, ha iniziato a collezionare alla fine degli anni 70. “Ho iniziato per caso - racconta - grazie ad un anziano signore, padre di una mia amica, conosciuto ad una cena. Fu lui che mi indirizzò verso i Macchiaioli e Post Macchiaioli, tanto cari ai fiorentini. In seguito, grazie a un piccolo corniciaio dove portavo i quadri, cominciai ad amare la pittura contemporanea”. Dopo l'acquisto di dipinti di arte moderna di artisti come Morandi, De Chirico, Magnelli, Balla, la sua attenzione si è rivolta sull'Arte Povera, poi ad artisti di altre correnti e nazionalità. “L'opera a cui mio marito ed io siamo più legati è ‘Explosion Lirique N° 5' del 1918 di Alberto Magnelli. Ma anche all'autoritratto in bianco e nero di Chuck Close, fatto su una nostra richiesta in occasione di una visita nel suo studio a New York. Poi ho avuto legami con la maggior parte degli artisti come Boetti, Accardi, Kounellis, Paolini, Pistoletto, Bill Viola, Antony Gormley con i quali sono tuttora in contatto. Il 21 marzo attendo a Firenze Michelangelo Pistoletto”. Ma quali sono gli artisti che segue in questo momento con interesse e vorrebbe acquistare? “Tante opere sia italiane che internazionali. Il mercato, purtroppo, ha fatto talmente lievitare i prezzi e in modo così repentino che è impossibile pensare di acquistare qualsiasi opera nella qualità che pretendo. Ritengo inconcepibile che artisti viventi, quali Christopher Wool, Rudolf Stingel, Kaws dell'età di mio figlio, 45 anni, raggiungano cifre così alte”. Gli acquisti avvengono in galleria o in fiera, ma soprattutto all'asta, che garantisce l'anonimato e un'ampia selezione. “Una cosa è certa, che non ho mai acquistato direttamente dall'artista, ma sempre dal gallerista di riferimento o all'asta. Anche l'autoritratto di Chuck Close, benché fatto su nostra richiesta e avvertiti direttamente dall'artista, lo acquistammo dalla Pace Gallery.
E Firenze? “Si è sviluppato da diversi anni un certo interesse per il contemporaneo in Italia con collezioni di alto livello. A Firenze c'è tuttora un attaccamento al figurativo per l'eredità che abbiamo ricevuto dal Rinascimento, tuttavia si stanno affacciando collezionisti che – sulla mia scia – hanno iniziato a comprare opere contemporanee. Mentre all'inizio della mia collezione, mi additavano al pubblico ludibrio”.

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