ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’analisi

Un ritorno alla realtà per cambiare passo in fretta

di Salvatore Padula


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(Adobe Stock)

3' di lettura

Dopo due settimane di full immersion nel fantastico mondo della tassa piatta – che è unica fino a 50mila euro ma poi non si sa; che è progressiva ma anche proporzionale; che vale per le famiglie ma anche per i single; che taglia detrazioni e deduzioni ovvero tutte tranne alcune – è arrivato il momento di tornare alla realtà. E marcare uno spartiacque tra le chiacchiere surreali sulla flat tax e alcune scelte che potrebbero riportare il dibattito sul fisco su un piano di realismo e concretezza. Per un verso diventa urgente il via libera al decreto crescita (ancora appeso alle “intese” di governo) e per l’altro è positiva l’avanzata della proposta di legge sulle semplificazioni (atto Camera 1074), che da oggi sarà all’esame dell’aula di Montecitorio. Peraltro, non sembra irrilevante che alcune semplificazioni – il contraddittorio obbligatorio e il divieto di chiedere ai contribuenti dati già in possesso del fisco, solo per citarne due – siano state inserite nel Pnr, il Programma nazionale di riforma allegato a Def.

L’auspicio è che governo e maggioranza sappiano valorizzare questa doppia chance per passare dai giochi di prestigio delle tasse piatte a proposte - talvolta anche di piccolo cabotaggio, come nel caso di alcune semplificazioni - in grado di migliorare il contesto nel quale imprese e professionisti operano.

Il punto semmai è che questi interventi devono essere rapidi. Molto rapidi. È vero che il decreto crescita (combinato con il decreto sblocca cantieri, anch’esso missing) si pone il corretto obiettivo di sostenere e rilanciare gli investimenti. Ma è altrettanto vero che, almeno per gli aspetti più prettamente fiscali, si tratta di recuperare il tempo perduto e rimediare a evidenti errori commessi in autunno con la manovra 2019. È il caso sia dell’annunciata reintroduzione del super-ammortamento (in una versione che ora dovrebbe favorire le Pmi) sia della sostituzione della sciagurata mini-Ires con una riduzione progressiva dell’aliquota d’imposta sui redditi riconducibili agli utili trattenuti nell’impresa (per chiarezza, non si sta parlando di un taglio generalizzato dell’Ires e dalle ultime verifiche sembra che il beneficio sarà meno consistente di quanto inizialmente previsto).

Una boccata d’ossigeno arriverà anche con l’aumento della quota di deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali e nella giusta direzione va pure lo snellimento delle procedure per la fruizione del patent box. Ma basteranno queste scelte per cambiare verso a un andamento dell’economia che negli ultimi mesi si è fatto così critico? Tanto più che non si può tacere come la legge di Bilancio di quest’anno abbia complessivamente aumentato il carico fiscale per le imprese – dalla soppressione dell’Ace alla cancellazione dell’Iri – e che queste nuove scelte non fanno ora che riequilibrare le cose, e neppure interamente.

Sulle semplificazioni, si parte da livelli talmente bassi di “bon ton fiscale” che ogni (piccolo) intervento rappresenta un successo. Molte misure della proposta di legge sono sacrosante altre, che sono state espunte, pure lo sarebbero state. Per esempio, continuare a lasciare nel limbo l’Irap dei piccoli contribuenti senza organizzazione, solo per citare un esempio, resta un’anomalia incomprensibile, a maggior ragione oggi, con una platea sempre più ampia di soggetti ammessi al forfait, che l’Irap, per legge, non la pagano più. Ma che dire, come amava ricordare un autorevole ministro delle Finanze, a volte, quando si parla di fisco, piuttosto che niente...è meglio piuttosto.

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