il voto per il nuovo presidente

Un russo a capo dell’Interpol? «Come una volpe nel pollaio»

di Antonella Scott

Aleksandr Prokopchuk è attualmente vicepresidente dell’Interpol

4' di lettura

Un russo a capo dell’Interpol? I media anglo-americani sono scatenati: sarebbe, dicono, come affidare la guardia di un pollaio a una volpe. Eppure il general-maggiore Aleksandr Prokopchuk, 57 anni, alto funzionario del ministero dell’Interno russo e dal 2016 - primo russo a ricoprire una carica importante all’Interpol - vicepresidente dell’organizzazione internazionale della polizia criminale, è dato per favorito nella scelta a cui è chiamata mercoledì 21 novembre l’Assemblea generale dei 194 Paesi membri riuniti a Dubai: tra Prokopchuk e il sudcoreano Kim Jong-yang, attuale presidente ad interim. Che ha incassato, tuttavia, l’appoggio degli Stati Uniti, espresso all’ultimo minuto dal segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Basterà a cambiare gli equilibri?

Se l’idea di un incarico del genere affidato a una persona vicina a Vladimir Putin genera il timore di manipolazioni politiche del fronte che dovrebbe occuparsi di lotta al crimine organizzato internazionale e al riciclaggio, Prokopchuk non sarebbe il primo esponente di un regime autoritario a sedersi su quella poltrona. La nomina di un nuovo capo per l’Interpol si è resa necessaria dopo che il predecessore, il cinese Meng Hongwei, è scomparso in Francia dalla sede di Lione nel settembre scorso. Arrestato e riportato in patria perché sospettato di corruzione, ha poi fatto sapere Pechino. Il successore dovrà completare gli ultimi due anni del suo mandato.

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Il nostro uomo all’Interpol, titola la Tass. Chi è Aleksandr Prokopchuk? Nell’organismo internazionale è arrivato nel 2011, come responsabile dell’Ufficio centrale russo. Ogni Paese membro ne ha uno, ufficio attraverso cui passano le informazioni tra l’Interpol e il Paese in questione. Da Aleksej Navalny a Vladimir Kara-Murza, la preoccupazione degli oppositori russi è che una supervisione del coordinamento tra polizie affidata a Prokopchuk possa degenerare in abusi del sistema delle “red notice”, gli avvisi inviati dall’Interpol a uno Stato membro in cui venga identificato un sospetto ricercato da un altro Paese, con la richiesta di arrestarlo ed estradarlo. «Lo scopo principale dell’organizzazione - ha scritto Kara-Murza sul Washington Post - è condividere informazioni e fornire assistenza reciproca tra le diverse forze di polizia nazionali. Si può immaginare cosa potrebbe fare il Cremlino avendo accesso a database sensibili in tutto il mondo».

William Browder e Mikhail Khodorkovskij, due tra le persone che potrebbero avere da preoccuparsi per l’arrivo di Prokopchuk all’Interpol, hanno tenuto una conferenza stampa a Londra per avvertire che l’organizzazione verrebbe facilmente manipolata dal Cremlino. Spiega Khodorkovskij, ex magnate del petrolio rimasto in carcere in Russia dieci anni: «Nominare una persona del genere alla guida di un’organizzazione di polizia internazionale danneggerebbe la reputazione di tutti i Paesi membri dell’Interpol, e costituirebbe una grave minaccia per tutte le potenziali vittime di persecuzioni politiche».

Se Khodorkovskij è uscito di prigione nel 2013 e ha potuto lasciare il Paese per l’intervento di Putin, la posizione di Browder è ancor più delicata. Lui che negli anni ’90 è stato tra gli investitori stranieri più attivi in Russia, si è trasformato in nemico nel momento in cui ha iniziato a denunciare frodi e corruzione nel sistema. Dal 2005 è bandito dal Paese, fermato più di una volta proprio su richiesta dell’Interpol tanto che «Red Notice» è il titolo del libro-denuncia di Browder. E proprio in questi giorni la procura generale russa è tornata a puntare il dito contro di lui per la morte di Serghej Magnitskij, revisore di conti per il fondo di investimento Hermitage Capital Management, fondato da Browder. Magnitskij, che aveva portato alla luce casi di corruzione che implicavano funzionari del ministero degli Interni, è morto in carcere a Mosca nel 2009. Era gravemente malato e rimasto senza cure adeguate, ma secondo l’ultima versione della Procura sarebbe stato Browder ad avvelenarlo. Accuse ridicole, commenta il finanziere anglo-americano.

«Se un russo è presidente di questa organizzazione - ha detto Browder a Londra - il russo opererà su istruzioni di Vladimir Putin. Mettere un suo rappresentante a capo della più importante organizzazione internazionale che combatte il crimine è come dare il comando alla mafia».

Sono d’accordo con lui i quattro senatori americani che lunedì hanno scritto a Donald Trump una lettera bi-partisan per accusare la Russia di servirsi dell’Interpol «per regolare i conti e perseguire gli oppositori politici del Cremlino, dissidenti e giornalisti». L’iniziativa è stata criticata da Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino che ha parlato di chiaro esempio di interferenza nel procedimento elettorale: «Aspettiamo piuttosto i risultati del voto».

Da parte sua la Gran Bretagna ha fatto sapere che sosterrà il candidato sudcoreano, mentre il ministro degli Interni ucraino, Arsen Avakov, ha accennato alla possibilità di sospendere la partecipazione del proprio Paese (dove per ironia della sorte Prokopchuk è nato) in caso di vittoria del russo. Il quale in realtà, secondo il ministero degli Interni di Mosca, «ha un’esperienza di tanti anni nella sfera dell’applicazione del diritto, e attualmente dell’Interpol è vicepresidente: il che conferma la fiducia e la stima di cui il suo lavoro gode nell’organizzazione internazionale».

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