Opinioni

Un sistema scolastico in affanno e le scelte decisive delle famiglie

di Andrea Gavosto


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3' di lettura

I risultati sconfortanti sulla capacità del sistema d’istruzione di formare le competenze delle ragazze e dei ragazzi italiani, che ci sono stati raccontati dalla nuova edizione di Ocse Pisa, trovano circa mezzo milione di studenti – e le loro famiglie - alle prese con la scelta della scuola superiore. E vanno ad aggiungersi alla diffusa percezione di una scuola perennemente in affanno, le cui le attività quotidiane procedono fra mille incertezze e disagi, dove il ricorso a un numero abnorme di supplenti è la norma, la continuità didattica un’eccezione e gli ultimi diritti a essere tutelati sono quelli dei discenti. In un quadro generale così critico qualcuno potrebbe pensare che la scelta della scuola diventi meno importante. Sarebbe, però, un errore.

Sappiamo che l’insoddisfacente risultato italiano è la media di esiti molto differenziati e divaricati, soprattutto a livello territoriale, con le regioni del Sud in seria difficoltà, mentre molte aree del Nord non sono lontane dalle migliori realtà internazionali. Nondimeno, anche all’interno di ogni territorio e di ciascun indirizzo di studio, c’è scuola e scuola.

Pensarci bene, ragionarci bene insieme ai figli, scegliere bene è un dovere. Mentre è un diritto sempre più avvertito dalle famiglie avere informazioni sull’offerta formativa a disposizione nella propria realtà territoriale che siano attendibili, oggettive e facili da confrontare. Oggi non sono soltanto le famiglie socialmente più avvantaggiate a sapere che un’istruzione di qualità può dare le competenze adeguate a essere buoni cittadini in una società sempre più complessa e a fare lavori soddisfacenti e ben retribuiti, anche in una fase di continuo cambiamento del mercato e delle tecnologie.

Chi è consapevole che l’investimento in istruzione continua a pagare – sia pure in un Paese come il nostro dove l’ascensore sociale sembra fermo – capisce che non può essere fatto in maniera inerziale, accontentandosi dell’istituto più vicino. Per andare oltre, oggi non bastano più i canali informativi tradizionali – amici, parenti, tradizioni familiari – né gli open day, che certo aiutano a percepire il clima di una scuola, ma sono appesantiti da elementi di marketing. La ricerca va condotta attivamente, a più ampio raggio. Utile è la «Scuola in chiaro» del ministero dell’Istruzione, il portale che dà una panoramica completa dell’offerta formativa, così com’è importante che il lavoro di orientamento delle stesse scuole – con collaborazioni fra scuole medie e superiori – cominci presto, senza attendere la fine del ciclo.

Voglio insistere sul fatto che la necessità di informazioni ricche, oggettive, e aggiornate – come lo sono anche quelle della Guida del Sole – è tanto più viva per gli studenti di origini più modeste: mentre possiamo immaginare che genitori laureati ne abbiano già parecchie nelle proprie reti sociali, non è così per chi è meno culturalmente attrezzato o privo di vaste reti di conoscenze.

Perciò ritengo abbiano una valenza democratica e di contrasto alle diseguaglianze – anche informative – i contenuti del portale Eduscopio.it della Fondazione Agnelli, che permette confronti fra gli istituti secondari di II grado della propria area di residenza in relazione alla capacità (1) di licei e istituti tecnici di preparare e orientare agli studi universitari; (2) di istituti tecnici e professionali di preparare l’ingresso nel mondo del lavoro dopo il diploma.

Sono due compiti educativi fondamentali della scuola superiore e su di essi abbiamo deciso di concentrarci. Non sono gli unici, naturalmente. Chi – ad esempio – sia interessato a sapere come un istituto lavora per l’inclusione dei ragazzi con bisogni educativi speciali non troverà nel portale questo genere di importanti informazioni.

Allo stesso modo, va sempre ricordato che le analisi di Eduscopio considerano insieme non solo le caratteristiche della scuola e del lavoro di insegnamento che vi si svolge, ma anche quelle degli studenti. In altre parole, non misuriamo la qualità intrinseca della scuola, quella che gli esperti chiamano il “valore aggiunto”. La ragione è semplice: lo scopo dello strumento è parlare alle famiglie, aiutandole a scegliere. E le famiglie sono interessate sia a che cosa fa una data scuola – e come lo fa – sia a come sono i futuri compagni dei propri figli. Il “valore aggiunto” è, invece, un indicatore fondamentale per chi governa le politiche scolastiche, con la responsabilità del miglioramento di ogni istituto e del sistema d’istruzione nel suo complesso, aumentando le opportunità di successo per tutti, temi ai quali abbiamo a nostra volta dedicato molte ricerche.

Insomma, a ognuno il suo: alle famiglie impegnarsi per fare con i propri figli la scelta della scuola più adatta; alle politiche e ai governi cercare di attenuare le diseguaglianze della scuola italiana, facendone crescere la qualità complessiva.

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