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Un terzo delle imprese dice sì al lavoro smart nel post pandemia

Anitec-Assinform lancia un position paper per favorire lo strumento. Il presidente Gay: dai policy makers serve sostegno per ammodernamento strumenti aziendali, formazione e work life balance

di Cristina Casadei

(iana_kolesnikova - stock.adobe.com)

4' di lettura

Nell’Ict la nuova normalità sarà fatta di molto smart working. Durante la pandemia, spiega una ricerca Anitec Assinform (l’associazione di Confindustria che raggruppa le aziende dell’Ict), nella quasi totalità delle aziende è stato predisposto un accordo per garantire il lavoro agile al 75%. Un livello molto più elevato di quello dell’industria italiana dove, in media, secondo una ricerca del Centro Studi di Confindustria su oltre 4mila imprese, «nella nuova normalità più di un terzo delle imprese manterrà lo smart working: il 41,2% nei servizi, il 31% nell’industria in senso stretto», spiega l’economista Giovanna Labartino. Dati molto lontani da quelli pre pandemia, relativi al 2019, quando, dice sempre Labartino, «lo smart working era presente nel 12,4% delle imprese: il 16% nei servizi e il 10,3% nell’industria in senso stretto». Il Centro Studi di Confindustria prevede che, quando finirà la pandemia, «i lavoratori e le imprese molto probabilmente non torneranno indietro - continua Labartino -. Anche in Italia ci sarà un incremento delle possibilità di svolgere il lavoro in remoto rispetto al pre-crisi. Lo smart working massivo della pandemia ha fatto superare molti pregiudizi ed è stata l’occasione per migliorare le competenze digitali e ripensare i processi aziendali. Quanto alla produttività, una ricerca Ocse, Biac e Tuac su 23 paesi dice che per il 60% dei manager gli smart worker sono più produttivi perché più concentrati».

La reazione delle piccole imprese alle riaperture

Certamente oggi, come è emerso ieri alla presentazione del position paper sul futuro dello smart working di Anitec-Assinform, si vedono approcci molto diversi, a seconda dei settori e delle dimensioni di impresa. Paolo Centofanti, direttore di Confindustria Ancona, ha spiegato che «nelle piccole imprese la reazione alle riaperture è stata la cessazione dello smart working, probabilmente legata anche alla difficoltà di misurare la produttività e il lavoro da remoto. Per questo è necessario lavorare per fare sì che le piccole imprese si dotino di strumenti che non chiedono necessariamente la presenza per misurare la produttività».

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Il ruolo delle policy

Il professor Maurizio Del Conte, ordinario di diritto del lavoro alla Bocconi, considerato il padre della legge sullo smart working, sottolinea che «la vera grande sfida del futuro è soprattutto manageriale, ma in futuro ci sarà anche uno spazio molto ampio per la contrattazione». Il giuslavorista (che è anche presidente AFOL Metropolitana e già Presidente ANPAL) ha siglato un accordo con Arianna Visentini, ceo e fondatrice di Variazioni, società specializzata in innovazione organizzativa e smart working, per la creazione di un team dedicato allo sviluppo delle competenze ibride e interdisciplinari per sostenere l’adozione del lavoro agile strutturale e formulare policy aziendali che traducano in regole e buone pratiche condivise concetti come flessibilità e responsabilità. «Serve governare fenomeni come l’over working o l’iper reperibilità, trovare metodologie di misurazione delle performance del lavoro e gestire team in modo organizzato e flessibile, creare valore per le comunità locali e ridurre gli impatti ambientali, definire regole che favoriscano l’ingaggio e la crescita professionale dei lavoratori: tutti elementi che possono trovare una collocazione formale all’interno della Policy per lo smart working quale strumento principe per l’adozione del lavoro agile all’interno dell’organizzazione», spiegano Del Conte e Visentini.

La ricerca

Secondo le stime dell’ufficio studi di Variazioni sono circa il 50% le aziende che, alla scadenza del regime semplificato, potrebbero aver già adottato lo smart working strutturale, almeno il 15% di queste lo avranno esteso a oltre 3 giorni alla settimana. «Questo se non vi saranno ulteriori adempimenti burocratici o modifiche normative che rischiano di ostacolare e rallentare il processo di adozione di policy e ingessare il lavoro agile allontanandolo dalla sua natura flessibile, volontaria e reversibile», spiega Visentini. Dalle risposte fornite da oltre 50mila tra lavoratori e manager in tutta Italia,il 97% dei manager intervistati vorrebbe proseguire con il lavoro organizzato in modalità agile, il 41% di questi però lo vorrebbe solo per un giorno alla settimana, il 56% per oltre due giorni alla settimana; di questi il 23% lo vorrebbe oltre 3 giorni alla settimana.

Il position paper di Anitec-Assinform

Ripercorrendo i mesi passati, il presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay, ha ricordato che «grazie allo smart working, nel 2020, durante i mesi più duri della pandemia da Covid-19, molte imprese e Pa hanno potuto garantire il proseguimento delle attività. È stata una gigantesca operazione che ha coinvolto 6,5 milioni di lavoratori nel giro di 3 mesi. Oggi possiamo fare tesoro di questa esperienza pensando a nuovi modelli organizzativi del lavoro». È, questo, l’obiettivo che si è dato il position paper, nato nell’ambito del tavolo Smart working, coordinato da Giuseppe Spadaro di Dxc, nel gruppo di lavoro “Skills per la crescita di impresa”, presieduto da Maria Rita Fiasco, vicepresidente Anitec-Assinform. Il documento analizza l’esperienza della fase “d’emergenza”, avviata durante la pandemia e dà alcuni spunti su temi e politiche per rendere il futuro dell’organizzazione del lavoro più inclusivo e sicuro. La cybersecurity è uno dei fattori da migliorare, come sottolinea Maura Frusone, head of SMB Kaspersky: «Durante la pandemia si è diffuso, per via dell’emergenza, il modello bring your own device. Se, però, i pc aziendali sono soggetti a continui aggiornamenti, quelli domestici no e quindi questo rende più facile per i cybercriminali operare. È, questo, un tema da non sottovalutare». Nella gestione dello smart working, oggi, si aprono molte opportunità ma, conclude Gay, «ci sembra prioritaria un’azione triplice che abbia come scopo lo stimolo dell’ammodernamento dei mezzi e delle dotazioni aziendali, il miglioramento del capitale umano attraverso la formazione e una maggiore attenzione al bilanciamento vita-lavoro».

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