l’analisi

Un Trump «bellicoso» che deve inventarsi i nemici

di Gianandrea Gaiani


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Afp

3' di lettura

Il programma di riarmo di Donald Trump, teso a portare il bilancio del Pentagono a livelli simili a quelli degli anni più cruenti dei conflitti in Iraq e Afghanistan, era stato annunciato già in campagna elettorale. Sotto lo slogan di “un'America di nuovo grande” Trump aveva promesso di potenziare la Marina con 75 navi in più, l'Aeronautica con 100 aerei da combattimento oltre i 1.100 previsti, i marines con una dozzina di nuovi battaglioni portando gli effettivi da 180 mila a 200 mila e l'Esercito con almeno 60 mila nuovi reclutamenti per raggiungere di nuovo i 540 mila soldati.

Un piano che richiederà molti anni, ben di più dei quattro previsti dal mandato presidenziale, e imporrà nuovi stanziamenti annui stimati nell'ordine dei 50/60 miliardi di dollari, cifra molti vicina ai 54 (poi saliti a 84) miliardi che Trump afferma di voler assegnate al bilancio di quest'anno in aggiunta ai 622 miliardi del 2016 che includono i costi delle operazioni in Iraq, Afghanistan e in altri teatri operativi minori.

LA SPESA MILITARE AMERICANA

In miliardi di dollari. (Stockholm International Peace Research Institute)

Per sostenere questo incremento della spesa militare, senza precedenti dagli anni del post 11/9, Trump si è detto pronto a tagliare le spese degli altri dicasteri, dalla politica estera agli aiuti ai paesi alleati, dalla sanità all'ambiente.
Se da un lato era prevedibile che Trump soppiantasse con un novo “hard power” otto anni di politica obamiana improntata al soft power”, dall'atro appare evidente che la corsa al riamo statunitense e una spesa pubblica da stati di guerra non appaiono giustificate dalla minaccia oggi rivolta agli Stati Uniti.
Combattere con più efficacia l'Isis e altri movimenti jhadisti, come pretende Trump, è possibile senza aumentare la spesa relativa agli armamenti pesanti. Non saranno più sottomarini, cacciabombardieri o portaerei a far vincere la guerra al jihad a Washington. Quel nemico si sconfigge forse con una maggiore predisposizione a impiegare le forze in combattimento e a mantenerle a tempo indefinito in prima linea. Trump ha ricordato come l'America non sia più capace di vincere le guerre. Valutazione corretta ma la causa non dipende certo dalla carenza di mezzi o truppe ma bensì dall'incapacità politica e sociale degli USA di gestire sulla lunga distanza conflitti contro insurrezionali logoranti in termini di perdite e costi finanziari come il Vietnam, l'Iraq o l'Afghanistan.

Non occorre un bilancio già oggi più che doppio rispetto alla somma delle spese militari russa e cinese, rispettivamente di 48 e 193 miliardi di dollari nel 2016, per combattere con incisività miliziani dotati di pick-up e kalashnikov. Infatti la retorica della Casa Bianca, sostenuta dalla maggioranza repubblicana al Congresso ancora più “falco” di Trump nella corsa al riarmo (almeno nei programmi annunciati dal senatore John McCain) è concentrata nel dipingere il potenziamento militare cinese come una pericolosa minaccia con think-tank vicina al Pentagono pronti a sostenere che la flotta di Pechino supererà presto quella statunitense per numero di navi da combattimento.

Il riarmo favorirà il complesso industriale militare americano a cui Trump offre di produrre più mezzi e armi n(anche per gli alleati spronati a spendere di più per la Difesa) ma chiede di pagarle meno.
Ogni campagna di riarmo ha inoltre bisogno, per giustificarsi agli occhi dell'opinione pubblica, di un nemico potente o da poter dipingere come tale. Non a caso anche la prevista distensione con la Russia di Vladimir Putin sembra essere già finita in soffitta: un prezzo che Trump ha forse dovuto pagare al Congresso, al Pentagono e ai generali che fanno parte della sua amministrazione.

Trump aumenta del 10% le spese militari

La corsa al potenziamento nucleare con Mosca lanciata nei giorni scorsi sembra perseguire la stessa strada. Washington ha già da tempo la totale supremazia militare su rutti i suoi avversari in termini convenzionali e nucleari. Il massiccio riarmo sembra avere quindi lo scopo di costringere Russia e Cina a fare altrettanto sacrificando la spesa sociale e rischiando il collasso interno. Il riarmo insostenibile imposto da Ronald Reagan negli anni '80 determinò il tracollo dell'Urss e sulla stessa falsariga potrebbe muoversi oggi Trump per determinare l'implosione della Cina abbinando corsa agli armamenti alla crisi interna causata dal crollo delle esportazioni.
Gianandrea Gaiani

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