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Un vero gentiluomo attento ai vincoli tra diritto e società

Una grande perdita scientifica ma innanzitutto umana quella del “gentiluomo del diritto”

di Lucio d'Alessandro

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Una grande perdita scientifica ma innanzitutto umana quella del “gentiluomo del diritto”, Paolo Grossi, insigne giurista e storico del diritto, professore emerito di Storia del diritto medioevale e moderno nell’Università di Firenze, Accademico dei Lincei, presidente emerito della Corte costituzionale, solo per ricordare alcuni dei suoi titoli in ambito accademico, scientifico e giuridico. È un’impresa impossibile ricordare in poche righe un maestro della statura di Paolo Grossi. Così come elencare le tante cariche accademiche (e non soltanto) da lui ricoperte, i titoli delle sue maggiori opere, i riconoscimenti conferitigli. Quello a cui sono più legato è la laurea magistrale honoris causa in Giurisprudenza conferitagli il 20 dicembre 2007 dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli su proposta di Francesco De Sanctis. Tra le mura napoletane dell’antica cittadella di Suor Orsola, Paolo si sentiva a casa. È stato tra i più illustri docenti della nostra Facoltà di Giurisprudenza sin quasi dalla sua fondazione e vi ha insegnato sino a quando non fu chiamato, nel febbraio del 2009, a ricoprire l’incarico di Giudice costituzionale, per nomina presidenziale. Nella prima relazione che poi venne a tenere nella sua nuova veste (il 14 luglio 2011) in occasione della giornata “Laureati eccellenti Alsob”, ebbe a dire: «Ho avuto l’onore di insegnarvi io stesso, e ne ero tanto compiaciuto da sperare sinceramente di poter continuare ad multos annos malgrado la mia età non proprio giovanile. A fine febbraio del 2009 soltanto la prestigiosa nomina della mia persona a giudice costituzionale da parte del Presidente della Repubblica interruppe un lavoro didattico e formativo per me ricco di tangibili soddisfazioni entro un ambiente culturalmente assai vivace. E permettetemi una sommessa affermazione dal carattere squisitamente confessorio: accanto al completo appagamento per il nuovo impegnativo compito e alla gratitudine per una investitura così onorevole, se v’è nell’animo mio un’ombra di rammarico, è per l’obbligato abbandono dei prediletti “corsi” in seno alla Facoltà giuridica della Suor Orsola».

Quelle sue parole sincere risuonarono per noi come una straordinaria laudatio honoris causa. Mastodontico è stato il suo apporto agli studi giuridici. Celebri le riflessioni di Paolo Grossi sull’assolutismo giuridico e sulle “mitologie giuridiche” della modernità. Paolo Grossi ha posto in evidenza come (a partire dal Novecento) vadano in direzione opposta rispetto al positivismo giuridico formalistico, parte della dottrina (si pensi alle riflessioni di Santi Romano, autore molto studiato da Paolo Grossi), il nuovo ruolo assegnato all’interpretazione, l’attuale ripensamento delle fonti del diritto, il costituzionalismo moderno.

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Il “pos-moderno” (come lui amava dire) si presenta, pertanto, con una cifra sovvertitrice dei fondamenti della modernità, costituiti appunto dalla statualità del diritto, dalla mortificazione della complessità del giuridico in un paesaggio semplificato e artificiale, dal formalismo schematizzante e astratto che sovrasta il mondo ribollente dei fatti, dal concettualismo vittorioso sulle esperienze concretamente vissute; dal volontarismo normativista che prevale sulla dimensione conoscitiva. In una delle sue ultime opere, Il diritto in una società che cambia (2018), aveva affermato: «Il diritto appartiene alle radici di una società, ai suoi strati più profondi dove allignano i valori, e non è separabile da questo sostrato valoriale; anzi, se ne immedesima completamente. E che altro è la manifestazione più alta del diritto in Italia – la nostra Costituzione – se non una lettura […] di valori trascritti nel ’48 in un testo, e nel tempo successivo interpretati […] dalla Corte costituzionale e dal giudice comune? I diritti umani nascono da questa feconda invenzione: l’identificazione nella dignità di ogni uomo di un valore supremo da salvaguardare ad ogni costo».

Occorre – questo il messaggio di fondo della riflessione grossiana – riscoprire le radici profonde del giuridico, il suo essere, sotto il profilo sostanziale, dimensione costitutiva dell’uomo come persona, in relazione cioè ad altri uomini e alle cose. Il diritto non è dunque, nella sua essenza, un comando che discende autoritativamente dall’alto, ma si configura come realizzazione della coscienza giuridica collettiva auto-regolantesi. Grossi ha evidenziato, con grande chiarezza e solidità argomentativa, il naturale vincolo tra diritto e società, vale a dire la genesi sociale del diritto, che si origina nell’esperienza comune e che da questo sostrato esperienziale deve essere estratto e decifrato. L’insegnamento scientifico e umano di Paolo Grossi, i suoi testi, le sue lezioni magistrali, la sua parola, resteranno, senza nemmeno un ragionevole dubbio, nella nostra memoria e nei nostri studi. Continueranno a vivere in noi e nelle generazioni che verranno.

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