Il rapporto con Mosca

Un vertice con Putin? La proposta franco-tedesca spacca l’Europa

Ancor prima dell’inizio del Consiglio europeo l’iniziativa Merkel-Macron per ristabilire contatti diretti con il Cremlino incontra l’opposizione dei Paesi più vicini ai confini russi

di Antonella Scott

Mosca, 22 giugno: Vladimir Putin alla cerimonia dell’80° anniversario dell’invasione tedesca

3' di lettura

Il 22 giugno scorso, giorno in cui la Russia ha celebrato l’80° anniversario dell’attacco nazista all’Urss, il settimanale tedesco Die Zeit ha pubblicato un commento di Vladimir Putin. La prosperità e la sicurezza dell’Europa, scrive il presidente russo, si possono realizzare solo attraverso uno sforzo comune: «La Russia è favorevole a ristabilire un’ampia partnership con l’Europa».

Putin, in quell’occasione, ha anche parlato al telefono con Angela Merkel, la più vicina tra i leader europei. L’ha messa al corrente delle sue impressioni sul summit di Ginevra del 16 giugno con il presidente americano, Joe Biden. Ed è proprio da qui che la cancelliera tedesca vorrebbe ripartire, seguendo il tentativo della Casa Bianca di migliorare il confronto con il Cremlino.

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«Non basta che il presidente americano parli al presidente russo - ha detto Merkel giovedì al Bundestag -. Anche l’Unione Europea deve creare dei meccanismi di dialogo. Altrimenti non saremo in grado di risolvere i conflitti». Poche ore prima, Francia e Germania avevano invitato i partner europei in arrivo a Bruxelles per il Consiglio Ue a discutere una nuova strategia che, nella cornice di un rapporto più stretto con Mosca, torni a prevedere anche la possibilità di riprendere gli incontri ufficiali con Putin. Sospesi dal 2014, anno dell’annessione della Crimea alla Federazione Russa: il dibattito europeo si è subito concentrato sull’idea di ritrovarsi con il capo del Cremlino.

E ancor prima dell’inizio del Consiglio europeo, giovedì mattina, le diversissime reazioni dei leader europei alla proposta franco-tedesca hanno confermato quanto sia difficile per l’Europa, segnata dalla storia e dalla vicinanza geografica, parlare con una voce sola riguardo alla Russia. Il primo commento, citato dal Financial Times, è stato quello di Gabrielius Landsbergis, ministro degli Esteri lituano: è da «irresponsabili», ha detto, tendere la mano alla Russia in una fase in cui è più vicina che mai al totalitarismo sovietico. Francia e Germania non hanno imparato niente da 80 anni di storia, ha rincarato l’ex presidente estone Toomas Hendrik Ilves.

«Dobbiamo trattare con la Russia - ha concesso da Bruxelles il presidente lituano, Gitanas Nauseda -, ma restando molto cauti riguardo alle reali intenzioni del regime di Putin. Finora non vediamo nessun cambiamento radicale nel comportamento della Russia». Riprendendo un’immagine consueta, Nauseda ha aggiunto che aprire ai russi in assenza di cambiamenti positivi «è come cercare di mettersi d’accordo con un orso per tenere al sicuro un vaso di miele». Mark Rutte, il premier olandese, accetta l’idea di un summit con i vertici delle istituzioni europee: ma se si tratta di un incontro tra Putin e i singoli leader dei 27 Paesi membri, lui non ci sarà.

Al Consiglio Ue Emmanuel Macron ha ribadito le ragioni del piano franco-tedesco annunciato alla vigilia, che Merkel e il presidente francese vorrebbero trasferire nelle conclusioni dell’incontro. «Abbiamo bisogno di un dialogo per difendere i nostri interessi, un dialogo necessario per la stabilità del continente europeo - ha spiegato Macron -. Quando si ha a che fare con la Russia, non possiamo mantenere una logica puramente reattiva». Ma se il cancelliere austriaco Sebastian Kurz si è detto felice che «finalmente si vada nella direzione di un dialogo con la Russia» che non si può affidare soltanto agli Stati Uniti, questo per il presidente rumeno Klaus Iohannis è «prematuro», mentre Kaja Kallas, premier dell’Estonia, si è detta addirittura sorpresa di trovare l’idea di un summit con Putin in agenda.

Quanto al Cremlino, il portavoce Dmitrij Peskov ha osservato che la proposta di un meccanismo che riallacci contatti diretti tra Bruxelles e Mosca ha il sostegno di Putin. Ma dopo Peskov Serghej Lavrov, ministro degli Esteri russo, è sembrato anticipare il destino del piano franco-tedesco a Bruxelles: «Di che cosa stiamo parlando? - si è chiesto -. Quale sarà l’agenda del summit? Non sappiamo neppure se tutti gli altri Stati membri dell’Unione Europea sono d’accordo».


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