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Un viaggio per immagini nella “esperienza trasformativa” di Artissima

Istantanee da una fiera che ha messo al centro l'esplorazione e la scoperta, una nuova generazione di curatori e il valore dell'ignoto come opportunità creativa.

di Redazione

L’installazione creata da Anderson Tegon di Pepper's Ghost per Jaguar.

3' di lettura

Si è chiusa l'edizione di Artissima 2022 con un bilancio positivo sia in termini di affluenza sia di presenze di artisti e collezionisti. Oltre 33mila i visitatori che si sono avvicendati durante la quattro-giorni torinese, 174 gallerie in rappresentanza di 28 paesi e un tema che ha fatto da filo conduttore alla scelta di opere e artisti: “Transformative Experience”, un concetto elaborato dalla filosofa americana L. A. Paul (docente di Filosofia e Scienze Cognitive alla Yale University). Un viaggio al confine di quel che ancora non si conosce né si può prevedere. Come ha raccontato il nuovo direttore della fiera, Luigi Fassi: «Spesso facciamo un uso fallace della ragione per anticipare nel presente quanto accadrà nel futuro... L'arte è un ignoto, perché quello che noi cerchiamo da una mostra o da un concerto, non lo conosciamo in anticipo, lo desideriamo. Desideriamo trasformarci attraverso di esso». Il che vale anche dal punto di vista dell'impostazione complessiva della fiera: «Artissima conferma il suo ruolo di rassegna di scoperta. Chi viene qui non lo fa per trovare conferme e blue-chip, ma per cercare nuove proposte».

Di questa esperienza trasformativa, ecco il nostro racconto per immagini, fra artiste femminili ed percorsi video-immersivi.

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1. Import Export, galleria di Varsavia, sezione Present Future e il progetto speciale di Sagg Napoli (Sofia Ginevra Giannì), trentenne artista e performer partenopea. Ha usato la sua abilità nel tiro con l'arco, sport iniziato durante il lockdown, per l'installazione che descrive così sul suo IG: “Un anno di competizioni in un unico luogo… Non solo con il tiro con l'arco, intendo il poter superare la competizione di ogni giorno.”

Sagg Napoli

 

2. Max Goelitz, con gallerie a Berlino e Monaco, sezione New Entries e l'opera Murmuration IV, Monitoring Sediments, di Natasha Donzé, artista svizzera classe 1991. Una composizione di grandi dimensioni a intarsio, in acrilico su canvas (2.50x285x500 cm). Ferma gli scatti fotografici, con senso di poesia e stratificazione concettuale, le tracce di luce a infrarosso lasciate dai droni.

Natasha Donzé

 

3. Galleria Laveronica, con sede in Sicilia a Modica, e i due collage di miniature fotografiche allestite su legno e plexiglass, retro illuminate a led, della fotografa toscana Moira Ricci (nata a Orbetello nel 1977). Horti Sicci #2 e #3, realizzate nel 2022, come case di bambola sono uno spaccato di scene domestiche immaginate durante le chiusure della pandemia, da scoprire con una lente di ingrandimento.

Moira Ricci

 

4. Copperfield, la galleria londinese multisciplinare e le opere della giovane artista Ada M. Patterson, nata a Barbados nel 1994. Una riflessione sul dramma climatico, tra composizioni tessili e travestimenti dell'arte caraibica. Le foto sono ispirate dal video Looking for Langstone, di Isaac Julien, da cui prendono il titolo.

Ada M. Patterson

 

5. SpazioA, la galleria pistoiese e l'opera-reliquia di Nona Ilescu, un dito puntato sui nostri giudizi e pregiudizi, vincitrice, ex aequo con Alex Ayed della galleria Zero del premio “ad occhi chiusi…” assegnato da Artissima e Fondazione Merz per premiare la giovane arte del Mediterraneo.

Nona Ilescu

6. Gallerie d’Italia e i film e video di Collective Individuals, il progetto di Artissima insieme a Intesa SanPaolo, main partner della fiera. In particolare la voce di Alice Dos Reis e il cortocircuito fra adolescenza e fantascienza, libertà, ballo, musica e tecnologia.

Alice Dos Reis

7. An Alchemic Experience, il tunnel immersivo dell'installazione creata da Anderson Tegon di Pepper’s Ghost per Jaguar, partner automotive di Artissima

Anderson Tegon

8. Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e l'artista Diana Policarpo e il suo potente Liquid Transfers, un'installazione video multicanale che intreccia ecologia, politiche di genere e salute, a cavallo fra genere documentaristico e fiction speculativa.

Diana Policarpo


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