Leggere e sperimentare

Un viaggio olfattivo lungo trent'anni: la storia a portata di naso

Arriva a Milano la mostra per celebrare il trentesimo anniversario di Accademia del Profumo, un originale percorso multisensoriale.

di Nicoletta Polla-Mattiot

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Ambra Martone, presidente di Accademia del Profumo

Arriva a Milano la mostra per celebrare il trentesimo anniversario di Accademia del Profumo, un originale percorso multisensoriale.


3' di lettura

Una mostra multisensoriale itinerante che racconta l'evoluzione del gusto negli ultimi trent'anni. Un percorso evocativo dove le note di testa, di cuore e di fondo accompagnano suggestioni visive e storiche. Il Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, sabato 3 e domenica 4 ottobre, ospita “Profumo, 30 anni di emozioni”. E' la seconda tappa di un'esposizione che, partita da Parma, approderà a Torino dal 6 all'8 novembre e poi, nel 2021, a Firenze, Reggio Calabria e Bologna.

In occasione dell'inaugurazione milanese pubblichiamo un estratto del libro “Essenze di stile”, una storia del costume e dell'evoluzione femminile del Novecento, scandita dai cambiamenti di profumazioni e sensibilità olfattive, decade per decade.

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Si può scrivere una storia del costume scegliendo un Virgilio irrazionale e primitivo come il piacere olfattivo? Incedere nelle decadi, affidandosi al più istintivo dei sensi allo scopo di attraversare il “secolo profumato”, quello che ha cancellato odori e umori naturali, sostituendoli con effluvi culturali e con la costruzione di un'eleganza aromatica?La stanza del tempo è anche una stanza delle essenze e, a partire dal Novecento, il suo scorrere regala una sintesi di stili, costumi, mentalità, aspirazioni materiali, spinte identitarie e conquiste sociali. Un excursus nell'evoluzione femminile attraverso la trasformazione del gusto.

Mettersi un profumo è una scelta di relazione e di espansione di sé, allarga lo spazio che si occupa nel mondo. Non è tanto un atto rappresentativo (come vestirsi o truccarsi), ma comunicativo, risonante di narrazioni biografiche. Un autografo emotivo che contemporaneamente coglie il contesto e l'atmosfera in cui si esprime.

Quando incontriamo una persona, nella prima impressione, entrano in gioco i sensi della distanza (vista e udito), restano estranei quelli del contatto (gusto e tatto), mentre l'olfatto si trova al confine, lambisce rivelazioni prettamente intuitive. Le neuroscienze collocano le sue sollecitazioni nell'emisfero destro, l'area delle emozioni, e la psicologia spiega che i ricordi che partono dal naso non svaniscono mai. La loro memorizzazione è legata all'apprendimento associativo. Per questo, anche a distanza di molti anni, basta il vago sentore di una fragranza per accendere una reminiscenza. Non solo: rispetto alla memoria visiva, che decade rapidamente, il tempo non sembra giocare alcun ruolo sugli odori e non c'è differenza fra memoria a breve e a lungo termine.

Fiutare l'aria del tempo consente di osservare la Storia da un angolo percettivo che conserva inalterata l'immediatezza del presente. Annusi un profumo anni Venti e si schiude tutt'oggi l'era del Charleston, senti l'intensità dolce del patchouli e del sandalo e precipiti nella Goa dei figli dei fiori. Più che una macchina del tempo, un potente attivatore dell'istante. Per questo diventa interessante non una storia del profumo, ma una storia attraverso il profumo, perché racconta il senso di un'epoca con la freschezza di uno sguardo interno e simultaneo, con l'immediatezza dell'assoluto presente.

Una sfida da mnemagoghi. Primo Levi raccontava di essere diventato chimico per trovare o costruirsi un'occasione di esercitare il naso. «Tutti gli odori, gradevoli o no, sono straordinari suscitatori di memorie», scrive. Philippe Claudel, nel suo inventario sentimentale degli odori di una vita, compone il racconto di sé come un puzzle olfattivo. Daniel Pennac lo riporta ancor più al Sé, centrando la storia di una vita sul corpo e le sue fusioni e prossimità olfattive.

Entrare nelle stanze dei profumi è una scelta di erranza e restanza, migrazione e ritorno alle origini, moto a luogo e stato, inscindibilmente personale e storica. Mai come dalla prospettiva dell'olfatto i due aspetti coincidono in un gioco costante di rimandi fra straniamento e riconoscimento, evocazione soggettiva e ricostruzione oggettiva. Ci si muove fra il fascino di Circe e il richiamo di Itaca.

Nella sua perfetta intelligenza della Storia, il profumo è una sintesi impalpabile e puntuale del mondo che attraversa e di cui coglie, con lo scatto di un'intuizione, l'essenza esperibile, ma inesprimibile. Non è un caso che il segno del silenzio, in quasi tutte le culture, sia simboleggiato dal portare il dito indice al naso. L'olfatto ha un legame debole con le parole. Si esprime per metafore e sinestesie. E' strumento delicato, “il più selvaggio e sofisticato” come diceva Colette, perché riesce a raccontare un'epoca e un'esistenza, senza bisogno di descriverla.

Goccia dopo goccia, si compone lo scenario multiforme dell'identità, si plasma l'immaginario corporeo e collettivo, si disegna il ruolo dell'ornamento e la cura delle relazioni. Si costruisce un ambiente, un'atmosfera, un'epoca e le sue storie.

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