Luxury

Un volàno dedicato all’artigianalità

Prestito d'impatto per piccole e micro imprese

di Silvia Pieraccini

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Prestito d'impatto per piccole e micro imprese


4' di lettura

L’artigianato fiorentino prova a ripartire dopo i lunghi mesi di inattività a causa del Covid, interrotti dalla scossa – una vera scarica elettrica – arrivata dalla maison Dolce & Gabbana che, per le sue sfilate d’alta moda andate in scena in Palazzo Vecchio e a Villa Bardini all’inizio di settembre, ha ideato una originale collaborazione con 38 botteghe d’arte di Firenze che lavorano argento, pietre, cuoio, scagliola, legno, mosaico, scarpe, piume e cristalli, paglia, seta e foglia d’oro, o che fanno ricami e fabbricano creme e profumi.

Gli artigiani, segnalati grazie alla collaborazione con Pitti Immagine, hanno realizzato creazioni uniche e scenografiche che sono andate ad arricchire le sfilate del brand (in parte questi oggetti restano esposti in Palazzo Vecchio fino al 15 ottobre), e che hanno avuto l’effetto di accendere i riflettori su mestieri e “saper fare” legati alla tradizione cittadina: fin dal Medioevo le Arti e corporazioni – quelle della lana e seta, dei pellicciai, dei calzolai, dei fabbri, dei maestri di pietra e legnami – riunivano e tutelavano gli artigiani.

Sono mestieri che Domenico Dolce e Stefano Gabbana, andati personalmente a visitare, interpellare, selezionare le botteghe fiorentine, hanno ammirato ed elogiato, scoprendo un mondo di manualità e di passione, di materiali e tecniche eccellenti, un made in Italy “naturale” e difficile da copiare che spesso si avvicina all’arte. Come la bottega di Bianco Bianchi, ora gestita dai figli Alessandro e Elisabetta che creano intarsi amalgamando pigmenti colorati, colle naturali e polvere di selenite tritata e miscelata con acqua: è l’antica tecnica della scagliola fiorentina, usata per fare tavoli, vasi, oggetti d’arredamento. O come il laboratorio di Pampaloni, che trasforma l’argento in creazioni fuori dagli schemi, stravolgendone la destinazione d’uso. O ancora la bottega dell’artigiano del cuoio Dimitri Villoresi, produttore di borse, cinture e portafogli senza l’uso di macchine da cucire, con il solo aiuto di trincetto, forbici, ago e filo.

«Basta lamentarsi e dire che l’artigianato è in crisi – afferma Dimitri – anche quando ho cominciato l’attività, più di 25 anni fa, dicevano che il settore era morto. Invece io vedo una resurrezione, a patto di fare prodotti interessanti e di tramandare il lavoro ai giovani». Dimitri vende nella sua bottega in Oltrarno e, dopo tre anni di corteggiamento, è appena sbarcato su un portale e-commerce americano che seleziona prodotti artigianali. «Lo stimolo arrivato da Dolce&Gabbana dopo mesi di inattività è stato bellissimo e divertente – aggiunge l’artigiano – anche se non mi aspetto che questa operazione porti vendite e affari». Per quelli bisognerà aspettare che tornino i “viaggiatori”, come li chiama Dimitri Villoresi, soprattutto americani e giapponesi che più di tutti apprezzano i prodotti fatti a mano.

E proprio l’assenza dei turisti rappresenta ora il problema più urgente per gli artigiani fiorentini e italiani, tanto che il 6 luglio scorso è stato consegnato un appello urgente al Governo, firmato da istituzioni e singoli titolari di botteghe, con la richiesta di attivare azioni mirate a favore delle imprese dell’artigianato artistico, dall’estensione della cassa integrazione in deroga al sostegno alla formazione. «È un grido di allerta del comparto entrato profondamente in crisi a causa delle conseguenze dell’emergenza sanitaria», si legge.

All’allarme sta tentando di rispondere un’operazione appena varata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Firenze e da Intesa SanPaolo che vuol stimolare gli artigiani fiorentini a investire facendo leva sull’effetto-moltiplicatore: a fronte di un rafforzamento del capitale aziendale di almeno 10mila euro (si può arrivare a 50mila), la Fondazione erogherà il doppio a fondo perduto (dunque almeno 20mila euro), mentre la banca finanzierà a tassi vantaggiosi una somma pari a cinque volte il contributo della Fondazione (almeno 100mila euro) a un tasso fisso dello 0,4%, con cinque anni di preammortamento e durata decennale.

Il progetto, battezzato Rinascimento Firenze, è rivolto alle aziende piccole e micro che presentano un progetto con impatto sociale misurabile in termini di mantenimento dei posti di lavoro, formazione del personale, investimenti per rispettare le norme anti-Covid o per favorire forme di aggregazione tra operatori. Il bando per selezionare le aziende dell’artigianato artistico da sostenere sarà pubblicato tra pochi giorni, e sarà il primo di una serie di cinque bandi diretti ad altrettanti settori significativi per l’economia e l’identità di Firenze: turismo e filiera culturale; moda e lifestyle; startup e tecnologia; agroindustria. In tutto la Fondazione Cassa di risparmio ha stanziato 10 milioni da distribuire a fondo perduto, che attiveranno 50 milioni di finanziamenti (il cosiddetto prestito d’impatto) di Intesa SanPaolo.

Ma la difficoltà, per molti piccoli artigiani, potrebbe essere proprio quella di riuscire a investire (almeno) 10mila euro, cifra che rischia di essere troppo alta per chi porta avanti da solo l’attività e già oggi è in affanno. A fianco della Fondazione, per selezionare e sostenere gli artigiani fiorentini, ci sarà l’associazione Oma-Osservatorio sui mestieri d’arte, creata da varie fondazioni di origine bancaria proprio per promuovere la tutela del patrimonio dei mestieri d’arte e diventata ormai una delle istituzioni più competenti e attive a livello nazionale in questo settore: di recente ha censito le scuole dei mestieri d’arte in Italia (sono più di 50).

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