L'impatto sui settori

«Una analisi sistemica per individuare i prossimi step»

L'impatto sui settori

di Cristiana Gamba

2' di lettura

La transizione energetica presenta sempre e comunque un conto economico positivo. Ne è convito Massimo Tavoni, professore ordinario di Economia del clima al politecnico di Milano e direttore dell’Istituto europeo di economia e dell’ambiente, che però per quanto riguarda il Fitfor55 aggiunge: «C’è tuttavia la necessità di fare una analisi sistemica sul Paese Italia, e quindi anche sulla Lombardia, che al momento manca; dobbiamo capire come ottenere questo 55: quando questo sarà fatto sarà più chiaro come devono muoversi i diversi settori».

Il pacchetto, spiega il professore, è molto ambizioso e vasto, pieno di proposte che dovranno poi passare dal Parlamento europeo e richiede una sforzo considerevole non solo dei settori tradizionali ma anche di quelli aggiuntivi tra cui quello del trasporto e di tutto il mondo del’automotive. «Ma è una opportunità – dichiara - perché già oggi i costi dell’inquinamento sono notevoli, l’ambiente pulito lo facciamo anche perché è giustificabile dal punto di vista economico».

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Secondo Tavoni questo è il momento di usare le energie per decidere insieme quale sarà il miglior modo per attuare e rendere concrete le regole ipotizzate, scovando anche le opportunità. «Il pacchetto – continua il professore – contiene anche un’indicazione molto importante per l’industria italiana, ossia il tema delle accise, le tasse sulle importazioni che arrivano dai Paesi al di fuori dell’Unione europea. La ragione è quella di incentivare le nazioni extra Ue ad adottare misure di riduzione di emissioni di CO2. Trovo che si tratti di un’ottima misura perché l’Europa contribuisce col 10% di emissioni e non può risolvere il problema da sola». Accanto, continua il professore, lo strumento aiuterebbe ad evitare la delocalizzazione delle imprese che altrimenti scappano e vanno a produrre dove il settore non è regolato».

Per quanto riguarda il settore dei trasporti in Italia, Tavoni spiega che «il target di riduzione del 30% è una sfida importante che passa da strategie tecnologiche come l’elettrificazione dei trasporti, soprattutto per il trasporto personale, l’idrogeno e i biocombustibili». E aggiunge: «Di queste tre soluzioni personalmente vedo l’idrogeno come molto difficile da realizzare nei prossimi otto anni e la ragione è multipla: va prodotto con fonti rinnovabili, i costi sono ancora alti e necessita di una infrastruttura di distribuzione che ancora al momento non c’è. Credo che l’idrogeno non svolgerà un ruolo fondamentale nei prossimi dieci anni mentre invece potrebbe svolgerlo negli anni successivi, dopo il 2030. Bisogna lavorarci ma in ottica prospettica. Nel breve periodo il settore dell’elettrificazione è quello più ovvio, siamo a una maturità molto più alta, il costo delle batterie è sceso e la durata è aumentata. Inoltre il motore elettrico è molto efficiente non ha perdite di calore è una opportunità per compiere la transizione».

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