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Una buona sanatoria se sa guardare al futuro

di Salvatore Padula

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Agf


2' di lettura

I numeri dell'operazione “rottamazione delle cartelle” confermano, ancora una volta, che in Italia le sanatorie fiscali riescono sempre a riscuotere un discreto successo.

Sulla base dei dati parziali riferiti ieri in Parlamento non è difficile ipotizzare che la rottamazione centrerà i risultati attesi. L’obiettivo di incassare 7,2 miliardi (in due anni) sembra a portata di mano e non è escluso che possa persino essere superato.

Una buona notizia per almeno due motivi. Il primo riguarda banalmente (ma non troppo, viste le difficoltà di questi giorni nella caccia ai 3,4 miliardi della manovrina) la dinamica e la tenuta dei conti pubblici.

Il secondo motivo si lega, più in generale, alla riforma della riscossione che si dovrebbe concretizzare già dal 1° luglio, con la soppressione di Equitalia e la nascita di un ente pubblico economico - agenzia delle Entrate-Riscossione - vigilato dall’Economia e presieduto dal direttore dell’agenzia delle Entrate.

È positivo che il nuovo ente potrà operare avendo ripulito almeno in parte il proprio “magazzino” di vecchie cartelle. Un magazzino che, secondo le cifre fornite in più occasioni da Equitalia, vale circa 85 miliardi ancora riscuotibili (su qualcosa come oltre mille miliardi di somme iscritte a ruolo e mai incassate), che diventano 51,3 miliardi se si considerano solo le posizioni effettivamente lavorabili. Grazie alla rottamazione, con un po’ di ottimismo, si può pensare che questo ammontare possa essere quasi dimezzato, il che consentirebbe al nuovo ente pubblico una gestione più mirata ed efficace del restante 50 per cento.

Perché è evidente che per non rendere iniqua l’operazione cartelle, una volta chiusa la partita della rottamazione non ci si dovrà scordare di chi non ha aderito. Si dovranno attivare tutte le misure necessarie per non creare privilegi ulteriori, premiando chi non ha voluto cogliere neppure l’opportunità della sanatoria per mettersi in regola.

E questo ci proietta sul futuro della riscossione. Perché, con realismo, bisogna ora lasciarsi alle spalle la retorica dell’addio a Equitalia e si dovrà accettare la realtà delle cose. Ovvero, un soggetto (pubblico) che dovrà fare il “lavoro sporco” di pretendere il pagamento di tasse e imposte non versate. Lo dovrà fare in modo trasparente, senza vessazioni, senza arroganza, tenendo conto di eventuali oggettive situazioni di difficoltà. Ma lo dovrà fare, utilizzando tutti gli strumenti - vecchi e nuovi, a volte molto invasivi - che la legge mette a sua disposizione.

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