Interventi

Una cabina di regia per guidare il futuro della mobilità elettrica

di Francesco Macrì


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3' di lettura

In questi giorni si è aperto un acceso dibattito intorno ai possibili effetti che la mobilità elettrica è in grado di produrre sull'occupazione; una querelle affrontata da un punto di vista parziale che non prende in dovuta considerazione il tema della mobilità sostenibile nella sua completezza. Non si tratta infatti di avvalorare una tesi piuttosto che un'altra, se l'occupazione aumenterà di 206.000 posti di lavoro in Europa entro il 2030 o se nello stesso anno diminuirà di 75.000 unità nella sola Germania.

La vera questione riguarda il futuro del sistema industriale italiano così come europeo ed internazionale e le sue prospettive di sviluppo che percorrono le vie della mobilità elettrica quale elemento imprescindibile di innovazione del sistema. Non si tratta di puro spirito ambientalista, si tratta di consapevolezza.
In passato le società sono cresciute anche grazie all'apporto dei combustibili fossili che garantivano e tutt'oggi assicurano energia per le industrie e tutte le principali attività della collettività. La disponibilità di ingenti quantità di petrolio ha fornito in particolare a metà del ‘900, la materia prima per lo sviluppo della mobilità e in tal modo la produzione di auto ne è risultata enormemente accresciuta. In altri termini, l'economia cresceva, il benessere pure.

Oggi dobbiamo necessariamente affrontare il grande tema del cambiamento climatico. Una classe dirigente, imprenditoriale e politica, che si definisca lungimirante dovrebbe mirare a cogliere le opportunità che un'inevitabile trasformazione industriale porta con sé. Eppure, il dibattito di questi giorni non sembra caratterizzato da tale lungimiranza ma arroccato su visioni anacronistiche.

Il passaggio da un'economia di tipo agricolo ad una industriale ha determinato contraccolpi sociali che sono stati evidentemente governati. Oggi occorre guidare il nuovo passaggio da un'economia industriale ad un'altra economia più sostenibile. Quest'ultima transizione determinerà più occupati o disoccupati? Dipende dalla capacità di tutte le componenti sociali di governare il cambiamento. Ovviamente ciò produrrà vantaggi e svantaggi; da un lato l'ambiente verrà finalmente salvaguardato, dall'altro ci si imbatterà nel problema della gestione di tale transizione industriale.

Lo Studio “Alimentare il futuro dell'Europa” realizzato da Cambridge Econometrics e commissionato dall'European Climate Foundation rileva come le auto elettriche possano contribuire a rivitalizzare la crescita economica europea, a creare 206.000 nuovi posti di lavoro entro il 2030 riducendo al tempo stesso l'inquinamento atmosferico. La sfida per il futuro, come ha evidenziato Cei-Cives, l'Organizzazione per la formazione della mobilità elettrica, è sviluppare un nuovo settore industriale che comprenda le attrezzature per la ricarica, i servizi, i business collaterali complementari (noleggi e sharing) in modo da traghettare il cambiamento e creare nuove opportunità occupazionali. L'affermazione della mobilità elettrica può condurre infatti allo sviluppo di nuovi impieghi specialistici nel settore dedicati alla fabbricazione di batterie così come di componenti e accessori specifici.

La mobilità elettrica, in tal modo gestita, si rivelerebbe positiva anche su altri fronti economici, non solo in termini di innovazione occupazionale. Alimentare veicoli ad energia rinnovabile prodotta a livello nazionale anziché mediante combustibili fossili importati produrrebbe infatti costi minori e nuovo valore. I risparmi riguarderebbero anche i consumatori sia per via della riduzione dei costi di carburante e di manutenzione sia perché diminuirebbe la spesa per l'acquisto di veicoli ibridi ed elettrici grazie a prezzi delle batterie gradualmente più bassi. Al tempo stesso migliorerebbe la qualità dell'aria e si ridurrebbero i costi sanitari legati all'inquinamento atmosferico.

La definizione di obiettivi internazionali per l'abbattimento dei gas serra, lo sviluppo tecnologico e l'accresciuta sensibilità ambientale dei cittadini rendono questo momento storico particolarmente opportuno per innescare un processo di sviluppo sostenibile nel campo della mobilità. Il sistema della mobilità pubblica e privata necessita di una visione complessiva e di una “cabina di regia” che unisca i soggetti che rappresentano porzioni del sistema, dagli operatori del trasporto collettivo, ai costruttori di veicoli e infrastrutture, alle aziende petrolifere, fino agli Enti Locali. Nel periodo 2007-2016 si sono prodotte in Italia la metà delle auto del decennio precedente. La mobilità sostenibile può rappresentare oggi per il nostro Paese un'occasione per uscire dalla stagnazione: non freniamo il futuro, diamogli il benvenuto.
Vicepresidente di Utilitalia e presidente di Estra Spa

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