mostra

Una, cento, mille Cindy Sherman

di Nicol Degli Innocenti


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2' di lettura

Cindy Sherman è l'antesignana e al tempo stesso l'antitesi dei selfie. L'opera della celebre fotografa americana, che quest'estate ha la sua prima grande personale in Gran Bretagna alla National Portrait Gallery, consiste esclusivamente di autoritratti.
Le sue foto però sono lontane mille miglia dall'autocelebrazione e vanità tipica dei selfie. La Sherman punta invece a obliterarsi nelle foto, usando make up, trucco prostetico, abiti, parrucche e oggetti di scena per diventare irriconoscibile e creare un personaggio del tutto diverso dalla realtà.

Il primo oggetto in mostra, del tutto inedito, rivela quanto sia sbocciata presto l'ossessione che da oltre quarant'anni l'ha portata a dedicare la sua carriera agli autoritratti. E' il “Cindy book”, un album di foto privato dell'artista iniziato quando aveva otto anni. Una collezione di immagini diverse, sotto ognuna delle quali la Sherman ha scritto “that's me”, “sono io”, parole ripetute ossessivamente come a rassicurarsi che nonostante i cambiamenti dell'aspetto negli anni e a seconda dell'abbigliamento la sua identità restava immutata.
Cresciuta a New York negli anni '50, da bambina solitaria ha passato gran parte del suo tempo a guardare film in televisione, con una particolare ammirazione per i thriller di Alfred Hitchcock. La mostra permette di vedere per la prima volta l'intera serie Untitled Film Stills del 1977/80, nella quale la Sherman, chiusa nel suo appartamento di New York, si è trasformata nei personaggi dei suoi film preferiti, da stellina di Hollywood a femme fatale, da moglie annoiata a bibliotecaria con occhiali, da ballerina degli ani Venti a vittima terrorizzata di un invisibile assassino.
Untitled Film Stills è un'opera che Paul Moorhouse, curator della mostra che è riuscito a riassemblare pazientemente tutte le foto, definisce “rivoluzionaria” per l'epoca e una pietra miliare per la carriera della Sherman. L'artista è stata poi chiamata per fare foto di moda, copertine di giornale e campagne pubblicitarie, sempre presentando la stessa falsa, immaginaria, mutevole immagine di se stessa.

Le 190 foto nelle sale della mostra tracciano il percorso della Sherman negli anni, esperimenti con la satira sociale, come la serie sulle ricche signore americane, o con l'orrore, con la serie sulle maschere grottesche e i clown. Una sala del museo è dedicata alla ricostruzione dello studio di New York della Sherman, con foto, disegni e ritagli di giornale alle pareti come ispirazione, scaffali zeppi di maschere, parrucche, trucchi e cappelli per le sue trasformazioni e un grande specchio per verificarne l'effetto finale.
L'opera della Sherman ha una profonda coerenza interna, spiega Moorhouse: “Sottolinea sempre quanto siano illusorie le immagini e come l'apparenza inganni, perché non possiamo mai giudicare una persona o capire com'è basandoci sull'aspetto. La Sherman rivela le illusioni che la cultura moderna, dalla pubblicità ai social media alle riviste, ci presenta”.

Cindy Sherman
Fino al 15 settembre 2019
National Portrait Gallery, Londra
www.npg.org.uk/CindySherman

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