ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Diego Andreis

«Una chance per l’Italia se saprà essere attrattiva per gli investitori esteri»

Presidente World Manufacturing Foundation

di Luca Orlando

Imprenditore. Diego Andreis, imprenditore della meccatronica con Fluid-o-Tech e presidente della WMF

3' di lettura

Per l’Italia si apre una fase di possibili opportunità, a patto che il Paese sia in grado di andare oltre i propri limiti strutturali diventando attrattivo per gli investitori esteri. Per Diego Andreis, imprenditore della meccatronica con Fluid-o-Tech e presidente della World Manufacturing Foundation, il ridisegno delle supply chain è un fatto evidente e di portata profonda. Esito di situazioni contingenti, come pandemia o guerra ma anche di trend di lungo periodo che riguardano la polarizzazione geo-politica. «Stati Uniti e Cina vanno da tempo verso la costruzione di una propria indipendenza manifatturiera - spiega - e gli accadimenti recenti non hanno fatto altro che accelerare un percorso già avviato. Anche l’Europa, pur con qualche incertezza in più, inizia a seguire questa strada “local for local”, ad esempio nei chip o nelle batterie. Si tratta di movimenti di fondo potenti, e anche per questo le aziende stanno ripensando le proprie filiere». Il tentativo è quello di renderle da un lato più corte, bypassando costi logistici un tempo trascurabili e che oggi stanno invece azzoppando le aziende; dall’altro provando ove possibile a trovare alternative, per non dipendere da un unico fornitore. «Comprare ovunque nel mondo oggi non è più così scontato come in passato, anche perché i nodi logistici oggi non creano solo costi aggiuntivi ma anche grande incertezza nelle consegne, il che si traduce in oneri ancora superiori. Più complesso puntare ovunque ad una strategia dual source, utile nelle commodity ma che altrove può annacquare partnership forti e magari ridurre anche l’innovazione: la logica “supermarket” può funzionare ma fino ad un certo punto. Quel che è certo è che l’esperienza degli ultimi anni ha segnato tutti noi: per chi compra, oggi l’assetto della supply chain è un tema di assoluta rilevanza, così come l’idea di limitare le interdipendenze geografiche ». Svolta visibile anche nelle relazioni quotidiane, con le aziende ad essere valutate in modo diverso rispetto al passato. «Proprio pochi giorni fa un grande cliente ci ha sottoposto un questionario per l’assessment delle nostre fonti energetiche: in sintesi, vuole stimare la nostra rischiosità sotto quell’aspetto» . Tra le variabili da analizzare entra anche la prossimità del fornitore, che può in una certa misura bilanciare eventuali costi maggiori. «La vera domanda è proprio questa: quanto sono disposto a pagare di più per avere meno rischi? È chiaro che per alcune produzioni il gap di costo rispetto all’Asia è ancora ampio, anche se tra Cina ed Europa allargata il divario via via si riduce. A decidere è sempre bene che sia il mercato ma in generale credo che qualche fenomeno di reshoring, in Italia e in generale in Europa, si stia già verificando. L’Italia ha grandi capacità manifatturiere e competenze e dunque può avvantaggiarsi in questa fase. Ma solo se è in grado di rendersi attrattiva per un investitore estero, offrendo anzitutto stabilità e certezze, due nostri grandi limiti del passato». Spazi possibili anche per le Pmi, a patto che sappiano guardare alla transizione in atto come un’opportunità e investano risorse verso la sostenibilità e il mondo digitale. «Certo, con dimensioni limitate e di fronte ad un quadro così drammatico si fatica a star dietro a tutto, per le Pmi è un percorso faticoso. E tuttavia inevitabile per continuare a competere. Percorso da compiere insieme alle medie aziende, i “campioni” di ogni filiera, che devono aiutare e anche spingere le realtà più piccole a crescere: noi stessi siamo cresciuti perché “tirati” dal mercato, dai grandi clienti. La filiera nazionale è un grande valore e dobbiamo fare di tutto perché resti vitale e competitiva».

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