cultura

Una commissione per difendere la divulgazione dai ciarlatani

di Gilberto Corbellini


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(Agf)

4' di lettura

Da alcuni giorni si discute, con accenti preoccupati, della proposta di legge del Presidente della VII Commissione parlamentare cultura, scienza e istruzione, che chiede misure per ottimizzare l’accesso aperto all’informazione “culturale e scientifica” e l’istituzione di una commissione deputata a «selezionare le migliori forme di diffusione della più recente informazione culturale e scientifica a favore della collettività, da trasmettere attraverso il canale radiotelevisivo pubblico».

Qualcuno ha paventato i contorni di un mondo distopico, che si starebbe delineando in Italia attraverso alcune entrate a gamba tesa di parlamentari e ministri nel campo della scienza o della sua comunicazione. Un mondo dove le cose si fanno e vanno al contrario di come dovrebbero, ma sono presentate da chi governa come giuste o migliori per tutti. Se fosse vero che è in atto una strategia che mira a un controllo politico della scienza, vorrebbe dire che stiamo entrando in un romanzo orwelliano o tornando a un passato di devastanti tragedie.

La proposta di legge, però, è vaga. A parte che non dice chi dovrebbe nominare la commissione sulla divulgazione scientifica (non dei politici, si spera), di fatto la Commissione dovrà identificare «le migliori forme di diffusione» delle novità “scientifiche” (e “culturali”, ma la scienza cosa è se non cultura?). Quindi si può intendere che si tratti di decidere le modalità o i format, cioè come controllare l'accuratezza e l'imparzialità delle informazioni, come o dove parlare in video o per radio dei diversi argomenti, se ricorrere a interviste con gli scienziati o se coinvolgere gli spettatori/ascoltatori nel processo di diffusione, etc.

Insomma, nel documento non c'è scritto che si tratta di selezionare cosa dire e cosa non dire, cioè quali informazioni dare nell'interesse “della collettività”. Anche se sarebbe stato opportuno ribadire che l'interesse della collettività è sapere come stanno davvero le cose e non essere ingannata da ciarlatani che hanno calcato negli anni le varie scienze televisive millantando per esempio di aver inventato pseudo-cure miracolose, che invece hanno causato morti, sofferenze e costi economici al paese.

Stante l’incertezza, ma assumendo con un bias ottimistico che la commissione dovrà occuparsi di “forme”, in realtà una commissione di specialisti per aiutare a migliorare la qualità della divulgazione sarebbe utile. I mezzi di informazione dovrebbero proteggere la scienza da interferenze ideologiche, religiose o politiche. La televisione storicamente più blasonata, la BBC, nel 2010-11 commissionava un esame della comunicazione scientifica all'interno del trust e rispondeva alle raccomandazioni introducendo procedure per garantire l'indipendenza della comunicazione scientifica. Si può consultare quel documento, che discute l'imparzialità e l'accuratezza della copertura mediatica della scienza alla BBC e scoprire le azioni che la BBC ha intrapreso per migliorare la comunicazione della scienza nell'interesse dei cittadini e della ricerca .

Il documento della BBC su come migliorare la comunicazione scientifica

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Nel caso si volesse istituire una Commissione per la divulgazione scientifica, quello che servirebbe è precisamente evitare che nei vari programmi di intrattenimento si divulghino disinformazioni (non informazioni), che i soldi dei contribuenti siano spesi per produrre programmi che diffondono pseudoscienza, come quelli realizzati da un certo Giacobbo o che in trasmissioni di intrattenimento personaggi noti esprimano con supponenza le loro disinformate opinioni su vaccini o ogm, e invece far sì che il modello di comunicazione scientifica degli Angela, Piero e Alberto, sia maggiormente valorizzato in Rai.

La divulgazione scientifica è un tratto culturale costitutivo delle società moderne, sin dal Settecento, quando in Inghilterra già si organizzavano eventi equivalenti ai nostri festival della scienza. La caratteristica principale della divulgazione è sempre stata la sua indipendenza, garantita da processi di accreditamento interni alla comunità scientifica e in seguito da una professionalizzazione o specializzazione dei divulgatori che erano impiegati in varie attività attraverso una selezione basata sulla competenza e l'efficacia nel comunicare la scienza in modi comprensibili e intellettualmente stimolanti.
Un consiglio infine.

Il mondo nel quale viviamo è sempre più inquinato dalle cosiddette fake news e da tentativi di diffondere attraverso i social dottrine fondate su pregiudizi ideologici o credenze false, che negano fatti e spiegazioni scientifiche su cui si è costruito il nostro benessere economico, sanitario e psicologico. L’attuale classe politica usa con grande disinvoltura i social a fini comunicativi e non sempre esercita quell'autocontrollo richiesto a chi prende decisioni che hanno ampie ricadute. Sarebbe opportuno fare attenzione da parte di chi ha ruoli politici e istituzionali, evitando coinvolgere la scienza nel carnaio delle polemiche distruttive. Perché se si smantellano i pilastri scientifici del mondo moderno non si va verso una decrescita felice. Checché ne dicano certi economisti e sociologi con redditi cospicui, le ricerche degli psicologi dimostrano che nessuno sarà felice di diventare più povero, di ammalarsi di più e morire prima, di subire il carico psicologico di maggiori disagi sociali, etc.

La storia insegna che se le persone non ottengono le soluzioni dei disagi che si aspettano, possono anche arrabbiarsi, e se le cose andassero molto male diventare violente. Quindi sarebbe opportuno cercare di mantenere efficiente e libera dalla politica la scienza, che porta di per sé dei vantaggi sociali ed economici, anche facendo in modo che a livello generale le persone abbiano accesso a informazioni scientifiche valide e non filtrate politicamente.

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