Societa

Una distanza per vedere le cose più da vicino

di Stefano Salis

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3' di lettura

Pubblichiamo la prefazione di Stefano Salis al libro di Giuseppe Lupo, I giorni dell'emergenza. Diario di un tempo sospeso, in edicola da sabato 18 aprile per un mese al prezzo di euro 9,90.

Una vecchia canzone di successo di Domenico Modugno, «La lontananza», aveva due versi che mi hanno sempre colpito. «La lontananza sai, è come il vento / Spegne i fuochi piccoli / Ma accende quelli grandi, quelli grandi». La canzone mi è venuta in mente leggendo il primo contributo, della successiva trentina, che Giuseppe Lupo ha scritto per Il Sole 24 Ore (pubblicati nella versione digitale 24+) per tenere un diario di bordo della sua quarantena. Perché parlava, Lupo, in quel primo intervento, di una «nostalgia della prossimità».

Improvvisamente, quando ci vengono negate, ci accorgiamo che le libertà, che noi figli di un dopoguerra benestante e pacifico diamo per acquisite, sono invece una straordinaria conquista. Come tutte le cose cui non siamo abituati a meditare, assumono un valore quando le perdiamo. Ma non solo le libertà, di andare a correre per un parco, di vedere gli amici o le fidanzate, di uscire con i figli, di vedere una mostra, di andare a fare shopping (meglio se di libri), di farsi una birra al bar o godersi una buona cena al ristorante (per non parlare di una semplice passeggiata in piazza), ci sono mancate: questi giorni di quarantena forzata hanno costituito una rivoluzione del modo di vivere quotidiano. Non che nessuno sano di mente abbia contestato la necessità di un tale restringimento delle libertà (anzi, forse potremmo discutere se andasse fatto anche prima, ma del senno del poi…), eppure questo star chiusi a casa ha reso evidenti cose che non sapevamo che ci sarebbero mancate.

La lontananza dalla vita quotidiana ha acceso un fuoco: e illumina il nostro nuovo oggi.
È una condizione transitoria, lo si spera, eppure il conviverci ha dato prospettive inedite a cosa ci aspettiamo dalla normale vita quotidiana. La condivisione “forzata” degli spazi, il timore degli altri, un'insolita sospettosità nei confronti del vicino di casa come dello sconosciuto incontrato a far la spesa, la vita che prende un altro vocabolario, fatto di parole che assumono significati nuovi come «mascherine», «tamponi» ma anche parole come «eroi» che si attribuiscono a nuove categorie, prime fra tutte, infermieri e medici.

Il nemico c'è e non si vede: si manifesta in lugubri sirene in lontananza, una colonna sonora da tempi di guerra e tetri bollettini con spaventosi numeri di morti. Il nemico c'è e non si vede, come non si vede la morte e toglie la dignità dell'estremo saluto: come confrontarci con l'assenza improvvisa di un nostro caro se non possiamo nemmeno tributargli la dolcezza di un ultimo onore?
Giuseppe Lupo ha toccato con delicatezza, grazia, realismo e, a volte, anche una certa durezza tutto questo spettro di sollecitazioni che ci sono arrivate da una situazione così stravolgente. Lo ha fatto con un tocco da scrittore, che capisce e meglio interpreta i segnali che provengono dall'esterno, dalla strada, e dai moti interni dell'animo. Il suo diario, scritto con maestria, è quello di tutti noi: la sua penna esprime i sentimenti che non sapevamo raccontare, i fatti minimi che diventano esempi e trovano rifugio e salvifica ripartizione nelle parole di chi ci ha preceduto, scrittori, filosofi, saggi.

È un mese che si chiude idealmente con la Pasqua di resurrezione, vista anch'essa attraverso un'assenza. Se persino il papa, emblema della condivisione, si riduce a passeggiare, pregare e celebrare messa praticamente da solo, noi non possiamo che riflettere su questo tempo sospeso, nel quale la nostra vita è stata cambiata senza apparente ragione. Una malattia è sempre una metafora: il libro di Giuseppe Lupo è il diario di un uomo che sa che le malattie non sono definitive. Si guarisce e si riparte, con nuove consapevolezze, con il desiderio di guardare a questo periodo eccezionale da una certa lontananza. Da raggiungere, tutti insieme, il prima possibile.

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