Follie

Una dose di vodka, due di cognac: il cocktail che uccide il Covid-19 da Minsk e Nairobi

Il governatore della captale del Kenya ha pensato bene di girare tra le aree più disperate della città e dei dintorni, distribuendo bottiglie di cognac ai poveri, affermando che può tenere lontano il virus. Sulle presunte virtù dell’alcol (smentite dall’Oms) ha insistito anche il presidente bielorusso Lukashenko

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

Nel più grande slum del Kenya si teme più la fame del coronavirus

Il governatore della captale del Kenya ha pensato bene di girare tra le aree più disperate della città e dei dintorni, distribuendo bottiglie di cognac ai poveri, affermando che può tenere lontano il virus. Sulle presunte virtù dell’alcol (smentite dall’Oms) ha insistito anche il presidente bielorusso Lukashenko


3' di lettura

Mike Mbuvi Sonko, ex senatore e dal 2017 governatore della contea di Nairobi, capitale del Kenya, è famoso in tutta la nazione. Una delle foto più “sobrie” lo immortala con una maglietta nera tempestata di teschi, due collanoni d’oro, un diamante incastonato nel lobo sinistro e “God bless you” (“Dio vi benedica”) scritta sul cranio semi rasato.

Questo scintillante politico keniota, nato 45 anni fa a Mombasa, che fa del kitsch una continua ragione di vita – detto il “ricco”, anche se lui fa lo “gnorri” solo a sentirselo dire – una ne fa e mille ne pensa.

Sotto accusa
Invero mille ne passa, visto che è stato accusato di corruzione per essersi appropriato di 3,5 milioni di dollari dello Stato (libero su cauzione, respinge ogni addebito) anche se, come un giano bifronte, si dà da fare per aiutare poveri, oppressi, bambini e ragazze.

Il processo in corso gli impedisce di aver accesso al suo ufficio ma non gli impedisce certo di scorrazzare per la sua contea, dove è popolarissimo nonostante da più parti sia ritenuto tutto tranne che uno stinco di santo.

Cognac come se piovesse
E così, il rutilante governatore ha pensato bene di girare tra le aree più disperate della capitale e dintorni distribuendo bottiglie di cognac ai poveri, come se piovesse. Secondo lui il prezioso liquore distillato protegge dal coronavirus, anche se il governo nazionale ha fatto di tutto per fermarlo.

Non contento delle performance, Sonko ha pubblicato sui social media immagini di bottiglie di Hennessy infilate in confezioni di cibo con farina e altri prodotti di base. «Stiamo dando alcune piccole bottiglie di Hennessy nelle confezioni di cibo alla nostra gente», ha sostenuto in un video, indossando una maschera facciale e uno scudo.

Non fiero di quanto detto, ha proseguito: «Dalla ricerca che è stata condotta dall’Organizzazione mondiale della sanità e da varie organizzazioni sanitarie, l’alcol gioca un ruolo molto importante nell’uccidere il coronavirus o qualsiasi altro tipo di virus».

Il portavoce del governo, Cyrus Oguna, ha detto che non esiste una scienza che dimostri che l’alcol sia una protezione e ha messo in guardia i politici contro l’uso della pandemia per farsi pubblicità.

Lvmh di Bernard Arnault
A complicare le cose c'è il fatto che il cognac scelto non è uno qualunque, uno di quelli che si mesce nei peggiori bar di Nairobi. Nossignori, è l’Hennessy del Gruppo Lvmh, il più grande gruppo di beni di lusso al mondo. Una multinazionale che spazia da Louis Vuitton a Fendi, da Bulgari a Celine, con un fatturato (2017) di oltre 42,6 miliardi di euro e di cui Bernard Arnault è l’azionista principale. Una bottiglia di cognac Hennessy costa in media 30 euro che, in Kenya, più o meno equivale a metà salario mensile.

Lvmh è stata costretta a intervenire, comunicando che «il consumo del nostro cognac o di qualsiasi altra bevanda alcolica non protegge dal virus».

Qui Minsk
Sonko non deve disperarsi: è in buona compagnia. A 8.859 chilometri di distanza, a Minsk, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha affermato che «ci vogliono vodka, sauna e molto lavoro per sconfiggere il virus».

Il lider maximo bielorusso e il governatore di Nairobi: Dio li fa e poi il tasso alcolico li accoppia.

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