libri

Una favola horror tra Burgess e i fratelli Grimm

di Orazio Labbate


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2' di lettura

“Non so per quanto tempo ho potuto scrivere a tutta velocità col cuore in subbuglio, perché non c'era luna, il cielo era coperto di limbi, ma dovetti riempire una dozzina di fogli d'un tratto senza fermarmi, attraversando le frasi e le parole come una palla di fucile le pagine di una bibbia”.
La bambina che amava troppo i fiammiferi” (Marcos y Marcos) di Gaétan Soucy è una lunga e perturbante fiaba horror, funebre e gotica, scritta con un oscuro e originale linguaggio pasticciato. Il libro sembra il diario geniale e commovente trascritto da una specie di bifolco assai erudito, colto da una fulminea malinconia esistenziale, nutritosi di soli libri del ciclo bretone.
Ricorda anche, in qualche modo, per lo strapazzamento linguistico, lo scioglilingua comprensibile, ma fastoso, di Arancia Meccanica.
“Voglio dire che i nostri simili tendono a stupirsi in presenza di ciò che è scomparso nel nulla per la loro indole umana che li spinge a ruminare l'erba dei morti, che rende fantasiosi. E il primo sole di una religione, se non mi sbaglio, è sempre un cadavere che si muove.”

La storia narra di due giovanissimi fratelli – seppur via via si scopra che uno dei due è in verità una ragazzina la quale si riconosce subito come la voce del romanzo – segregati dentro una sorta di castello da un padre padrone rinvenuto da un giorno all'altro, dai due, ormai morto.
Stupiti e attoniti dall'assenza di vita del padre, poiché mai entrati in contatto con altri esseri viventi aldilà del castello, i piccoli si organizzano per ricercare una degna bara dove deporre il mostruoso genitore. Partirà la femminuccia alla volta del piccolo borgo francese, mentre il tempo narrativo si dichiara inesistente, sospeso, come quello di un incubo comico forse costruito dalle penne di alcuni autori diversi, eppure prossimi per poetica: Kafka e i fratelli Grimm.
“Io tenevo la borsa dei soldi a braccio teso all'altezza della spalla, e la mostravo alle persone sedute sulle panche camminando mestamente, ripetevo per favore per favore datemi una bara, e facevo pena. Non so dove siano finiti i cuori in questo paese, la gente non ne ha, dico la cosa così come mi è sembrata.”

La piccola, che non ha nome proprio come nessuno dei personaggi del romanzo, durante il suo pazzo cammino, incontrerà un prete infuriato, un ispettore minerario, suo assurdo principe; visiterà una chiesa quasi uscita fuori da quella decadenza gotica onnipresente nei film di Tim Burton, svelerà l'oscurità disumana che aleggia attorno al suo passato (cosa ha fatto il padre?) ci spiegherà l'utilità dei fiammiferi e della biblioteca (quindi del titolo del volume).
Ci dirà, infine, chi è quell'orribile nome che fa paura anche al fratello e che viene spesso citato con reverenza, tremori e fughe: Giusto Castigo.
Con “La bambina che amava troppo i fiammiferi”, Marcos y Marcos offre un oggetto, fuori dal comune e singolare, che si nutre elegantemente di generi ibridatisi a regola d'arte: gotico, horror, fiaba. Insieme e mai disgiunti, per impaurire e far piangere di emozioni.

La bambina che amava troppo i fiammiferi”, di Gaétan Soucy
Marcos y Marcos
Pagg 189
Euro 16,00

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