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Una fine dell’anno in trincea per le imprese della Val d’Aosta

Turcato (Confindustria): con il moltiplicarsi delle incognite era solo questione di tempo perché ci fossero delle ripercussioni sulle aziende, che fino ad ora hanno saputo reagire al contesto

di Carlo Andrea Finotto

Paradosso. Per Cogne Acciai Speciali (foto) il paradosso è che pur soffrendo le ripercussioni del caro-energia ha molti ordini. Il timore è che l'azienda riapra le uscite anticipate

3' di lettura

Tempi duri per l’economia della Valle d’Aosta, come del resto per quella del resto d’Italia. Ne è consapevole Francesco Turcato, presidente di Confindustria Valle d’Aosta, entrato in carica lo scorso luglio come successore di Giancarlo Giachino.

«Con il moltiplicarsi delle incognite – dichiara Turcato – escalation dei prezzi di elettricità e gas, carenza di materie prime e relativo aumento del loro costo, inflazione che colpisce praticamente tutti i beni di consumo, era solo questione di tempo perché questi fattori si riflettessero sulle nostre imprese associate che fino ad ora avevano saputo ben reagire al contesto, assorbendo i rincari vertiginosi di energia e materie prime».

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Le considerazioni del presidente di Confindustria Valle d’Aosta trovano ovviamente conferma nell’ultima, recente, indagine previsionale svolta tra le imprese. Tutti i principali indicatori – calcolati in base al sentiment e alle previsioni – sono peggiorati decisamente rispetto al trimestre precedente: dalla produzione all’occupazione, dai nuovi ordini alle esportazioni, se è vero che i pessimisti non sono ancora la maggioranza, il margine si è però ridotto di molto. Il clima è peggiorato soprattutto per quanto riguarda le aspettative sull’occupazione, anche se le previsioni sul ricorso alla Cassa integrazione sono pressoché stabili, ma anche le altre voci sono caratterizzate da un crescente pessimismo. Aumentano notevolmente le aziende con ordini per meno di un mese, la media complessiva dei tempi di pagamento è di 65 giorni (in leggero aumento rispetto alla precedente rilevazione) e di 60 giorni per la Pubblica Amministrazione. Cresce il numero di imprese che segnalano ritardi negli incassi. Restano stabili – e in questo clima è da considerare come elemento positivo – le previsioni sugli investimenti.

«Gli imprenditori ci dicono che i prossimi mesi non saranno certo facili – sottolinea Francesco Turcato – e che i fattori d’incertezza andranno in qualche modo controllati altrimenti i rischi saranno seri. Siamo tuttavia fiduciosi, complice anche il calo del prezzo del gas, e ci auguriamo che il nuovo Governo possa svolgere un buon lavoro su tutti i dossier aperti. Noi ovviamente monitoreremo la situazione in tempo reale e saremo pronti a reagire in funzione degli scenari che si presenteranno».

Che il dato sulla Cassa integrazione non sia particolarmente allarmante emerge anche da una recente rilevazione effettuata dalla Cgil locale. Sono cinque le aziende che vi stanno facendo ricorso o vi hanno fatto ricorso negli ultimi mesi per alcune settimane, coinvolgendo alcune centinaia di lavoratori.

«Tra i casi principali – spiega Fabrizio Graziola, segretario Fiom Cgil Valle d’Aosta – c’è la Mcv (ex Shilo, ora gruppo Stellantis), che risente delle difficoltà dell’automotive e i cui dipendenti si sono dovuti trasferire per alcuni periodi nello stabilimento di Carmagnola. Per quanto riguarda Cogne Acciai Speciali, pesano moltissimo i costi energetici: ci risulta che tra luglio 2021 e luglio 2022 la bolletta elettrica e quella del gas siano aumentate di circa 5 volte».

Per Cogne il paradosso – sottolinea Fausto Renna, segretario Fim Cisl – «è che pur soffrendo le ripercussioni del caro-energia ha molti ordini. Il nostro timore è che se la situazione difficile dovesse persistere l’azienda possa riaprire le uscite anticipate». Quest’ultima eventualità che preoccupa i sindacati riguarda più aziende e più settori «anche al di fuori del comparto metalmeccanico», precisa Graziola. Basti pensare, in questo senso, al comparto turistico, agli alberghi alle prese con il riscaldamento, alle funivie e agli impianti di risalita, tutti più o meno energivori e alle prese con bollette pesanti, oltre all’aspetto dell’innevamento artificiale.

« Al momento non ci sono ancora impatti pesanti della crisi – conferma Renna –, ma in prospettiva potrebbero esserci ricadute diffuse sull’occupazione. Per quanto ci riguarda, cerchiamo di lavorare di concerto con le aziende per attenuare eventuali emergenze, ma saranno fondamentali gli interventi a sostegno delle imprese».

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