BONIFICHE FERRARESI

Una foto ogni 5 giorni per mappare i terreni

Satelliti dedicati

di Natascia Ronchetti

Satelliti dedicati


2' di lettura

Tutto è iniziato quasi cinque anni fa con i sensori di prossimità che vengono collocati sul terreno per sapere se ha bisogno di acqua. Dopo sono arrivate le immagini satellitari, i droni, i sensori geolettrici che misurano la conducibilità elettrica di un terreno e consentono di decidere dove i prelevare campioni per la analisi. Oggi Bonifiche Ferraresi, l’azienda agricola di Jolanda di Savoia, nel Ferrarese, fondata nel 1871, è una delle realtà più avanzate d’Italia nel campo dell’agricoltura di precisione. «Con un duplice obiettivo – dice Francesco Pugliese, direttore dell’area ricerca e sviluppo e di Ibf Servizi -. Riduciamo i costi di gestione e incrementiamo la produzione e riusciamo a coniugare le esigenze economiche con la sostenibilità ambientale».

Ibf Servizi è la società nata nel giugno del 2017 dalla partnership tra Bonifiche Ferraresi e Ismea. Una società pubblico-privata che eroga servizi di agricoltura di precisione rendendoli accessibili alle aziende di tutte le dimensioni. Ha capitalizzato l’esperienza di Bonifiche Ferraresi, innestandola sulla prospettiva di lungo periodo dell’Ismea. E ha raccolto collaborazioni di partner accademici e scientifici. Adesso ciò che emerge dall’elaborazione della grande mole di dati ricavati dall’utilizzo delle tecnologie può essere definita una carta di identità del suolo. E permette ai tecnici agronomi di creare mappe di prescrizione che vengono inviate al trattore. Il mezzo compie così le azioni previste, l’operatore deve controllare che tutto avvenga secondo le prescrizioni.

L’impresa emiliana è il cuore di BF SpA, unico gruppo agroindustriale quotato in Borsa e in costante crescita (nel 2019 il valore della produzione ha sfiorato i 97 milioni, +23% rispetto al 2018). Ed è la più grande azienda agricola italiana per superficie agricola utilizzabile, con circa 7mila ettari, tra il Ferrarese, la provincia di Arezzo e la Sardegna.

Il grande salto di qualità verso l’agricoltura di precisione l’ha fatto partendo dalla messa a punto di una metodologia di lavoro basata sull’esperienza. «Per prima cosa ci siamo dotati di mezzi agricoli evoluti – spiega Pugliese – che sono in grado di gestire le azioni che vengono impartite, dalla semina alla concimazione, in maniera variabile all’interno dello stesso appezzamento». Ogni cinque giorni dal satellite arriva una fotografia. Le immagini satellitari, che servono anche a creare una memoria storica dei terreni, sono il primo strumento per le osservazioni. Dopo intervengono i droni, che hanno una risoluzione molto più accurata, per gli interventi specifici in base alle criticità rilevate.

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