Interventi

Una governance dei dati più democratica e che tuteli le persone

di Francesca Bria, Annarosa Pesole, Maria Savona

(Tierney - stock.adobe.com)

3' di lettura

L’obiettivo di governare la transizione digitale è al centro dei piani di investimento europei e nazionali. L’Intelligenza Artificiale e la digitalizzazione sono strumenti importanti per rilanciare l’economia e la competitività del Paese. Attraverso il Pnrr l’Italia si prepara ad una fase storica di rinnovamento. La definizione del Polo Strategico Nazionale, del Cloud pubblico e del modello di governance dei dati, sono opportunità uniche per definire il modello di digitalizzazione che vogliamo adottare.

Ad oggi, il modello predominante di governance dei dati è definito dalle Big Tech, che estraggono valore dalla raccolta su larga scala di dati personali in cambio di servizi digitali ad apparente costo zero. In maniera analoga, l’utilizzo di big data e machine learning nei luoghi di lavoro sta modificando l’esecuzione di certe mansioni e l’organizzazione del lavoro sollevando una serie di criticità rispetto al ruolo degli algoritmi e dei dati personali.

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Le scelte che guideranno la transizione digitale dei prossimi anni definiranno la futura politica industriale, economica e sociale del Paese. Manca però, nel dibattito corrente, un’analisi delle implicazioni sociali ed economiche del crescente uso di dati, algoritmi e modelli predittivi nei settori pubblico e privato. La politica ha il dovere di interrogarsi su quali modelli di governance dei dati devono ispirare l’operato pubblico, su come garantire un utilizzo etico degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale e su come attuare una redistribuzione equa del valore prodotto dai dati di cittadini, lavoratori e imprese. Bisogna cioè capire le dinamiche delle nuove organizzazioni del lavoro digitale, anticiparne le potenzialità e agire coraggiosamente per mitigarne gli effetti indesiderati.

L’Unione Europea ha presentato di recente il Data Governance Act che propone un modello di governance basato sulla creazione di un mercato europeo di intermediari per la gestione di dati personali, attraverso accordi di data trust. Inoltre l’Ue ha presentato una proposta di regolamento su Intelligenza Artificiale che classifica come “ad alto rischio” i sistemi di IA destinati a «prendere decisioni sulla promozione e la cessazione di rapporti contrattuali di lavoro, per l’assegnazione di mansioni e per monitorare e valutare le prestazioni e il comportamento» dei lavoratori.

Tuttavia, oltre a coinvolgere nel dibattito le parti sociali, resta necessario definire gli strumenti e gli obiettivi per creare fiducia su come i dati vengono raccolti, elaborati, utilizzati e valorizzati. Bisogna inoltre incentivare la condivisione dei dati di interesse pubblico e garantire la responsabilità algoritmica. La governance dei dati va oltre il concetto di buona gestione: dovranno essere stabilite le norme e le regole per ridefinire nuovi modelli di proprietà, controllo ed estrazione di valore, considerando i dati e l’intelligenza artificiale come un bene pubblico digitale, e assicurando una protezione effettiva a cittadini e lavoratori.

Ad esempio, il Ministero del lavoro vigila su un patrimonio di informazioni generato dalle storie lavorative, previdenziali, assistenziali dei cittadini e delle imprese che va valorizzato adottando un modello di data governance che faciliti la condivisione dei dati per fini pubblici, tutelando la privacy e l’autonomia informativa, e offrendo al contempo servizi innovativi. Vanno definiti i principi e le regole per l’uso di questi dati a fini commerciali e di impresa da parti terze e previste specifiche tutele nel rapporto tra imprese e lavoratori. Proporre una regolazione di dati e algoritmi equa, trasparente e inclusiva, significa proporre una nuova visione del diritto del lavoro e del controllo algoritmico democratico nell’era delle piattaforme digitali.

Perciò si è istituito al ministero del lavoro e delle politiche sociali un gruppo multidisciplinare di esperti per analizzare come le trasformazioni dei modelli di business data-intensive e gli algoritmi influenzano il mercato del lavoro, proponendosi di tutelare l’individuo come generatore di dati, come lavoratore e come cittadino. L’obiettivo, coinvolgendo le parti sociali, è individuare i principi, le regole e gli standard per una governance democratica dei dati e degli algoritmi che tuteli l’interesse delle persone, affinché la rivoluzione digitale sia un diritto per molti e non un privilegio per pochi.

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