avanguardia della crescita

Una governance nel segno della contaminazione

Longo (Audi Italia): dobbiamo pescare intelligenze digitali anche nelle piccole realtà. Robiglio (Confindustria): dobbiamo aprirci per diventare competitivi

di Vincenzo Rutigliano


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3' di lettura


C’è la start up – edevelopment.it - che si occupa di servizi digitali, in particolare della gestione del traffico di comunicazione su Google, di come posizionarsi in prima pagina sui motori di ricerca, della gestione in outsourcing del dynamic pricing per cambiare, sul portale web, in tempo reale, con un algoritmo, il prezzo di vendita in funzione delle scorte di magazzino o delle richieste del cliente o del prezzo praticato dal concorrente. E poi c’è l’altra start up innovativa – zampando.com - che si occupa di ecommerce di tutto quel che serve a cani e gatti, un settore che tira: nata tre anni fa, ha raddoppiato il fatturato del 47% e quest’anno dovrebbe raggiunegre il milione di euro. In entrambi i casi a guidarle è un giovane di Conversano, Massimiliano Masi, e a credere nei suoi piani è stato un gruppo piemonetese, il gruppo Ebano di Novara. Due casi simbolici: una grande impresa che investe in due start up di Conversano, nel barese, crede nel progetto e ne acquisisce il controllo.

È lo scambio tra grande impresa e piccola e media come filosofia operativa che ha animato la seconda tappa del roadshow su “Piccola Industria avanguardia di crescita”, organizzato in collaborazione da Piccola Industria nazionale e Audi Italia a Turi, nel Barese. Una scelta non casuale se la Puglia è la seconda regione al Sud per dimensione del suo sistema di Pmi, e sicuramente «fertile», come l’ha definita Fabrizio Longo, direttore di Audi Italia, la multinazionale dell’auto che ha deciso di “contaminarsi” e scambiare idee ed esperienze, grazie a questo road show, anche con le aziende piccole e medie. Quello che conta dice Longo non è più l’aspetto dimensionale delle imprese, concetto superato dalla competenza, ma cosa fanno le Pmi. «Le Pmi hanno una vitalità straordinaria, investeno anche loro su formazione e R&S, si affermano in settori di nicchia tecnologica e diventano fornitori anche di noi imprese globali - conclude Longo -. Siamo noi che dobbiamo andare a pescare intelligenza digitale e competenze anche da queste realtà».

Insieme al caso della multinazionale anche quello di una Pmi del Nord, Officine di Cartigliano, nel Vicentino, che applica i processi di economia circolare non solo ai fanghi da lavorazioni dell’industria conciaria, come ha sempre fatto, ma anche a quelli di lavorazioni industriali di qualsiasi sostanza organica. Grazie ad un sistema ideato e progettato tra i propri esperti e le università di Napoli, Messina e Padova, l’azienda guidata dall’amministratore delegato Laura Bertacco ha diversificato rispetto al core business iniziale.

«Oggi l’azienda – ha detto Bertacco- vuole puntare ancora di più su R&S, esportare all’estero dove abbiamo venduto i nostri sistemi anche a cinesi e vietnamiti, allargarsi in Italia e fare nuovi investimenti nel sito di Cartigliano e lavorare con Pmi intelligenti del Sud, senza necessità di delocalizzare». I due casi sono la cartina di tornasole della scelta di Piccola Industria e cioè lo scambio – ha detto Carlo Robiglio, presidente della Piccola Industria di Confindustria - «leva per aiutare le imprese più piccole a capire come applicare in modo innovativo soluzioni praticate dalle grandi apparentemente distanti dal proprio mondo.Con questa iniziativa vogliamo trasmettere alle pmi l’importanza della contaminazione e la necessità – ha concluso - di aprire la propria visuale per rimanere competitive e raggiungere nuovi traguardi di crescita».

Visto dalla Puglia questo scambio può aiutare, ha detto Teresa Sassano, presidente di Piccola Industria di Confindustria Puglia, «a sostenere il rapido avvio delle Zes e a dare ulteriore impulso agli investimenti nel Mezzogiorno».

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