tempo e velocità

Una guida molto elettrica

André Lotterer, uno dei piloti più rappresentativi della Formula E, spiega perché questo campionato non è solo divertimento per pubblico e atleti, ma è ricerca per il futuro della mobilità su strada

di Paco Guarnaccia

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André Lotterer, uno dei piloti più rappresentativi della Formula E, spiega perché questo campionato non è solo divertimento per pubblico e atleti, ma è ricerca per il futuro della mobilità su strada


2' di lettura

Pilota di grande esperienza, André Lotterer dal 2017 è entrato a far parte del campionato di Formula E. Ora è salito su una delle vetture elettriche del team Tag Heuer Porsche, casa automobilistica che da 30 anni mancava nelle competizioni per monoposto.

Come ti sei avvicinato alla Formula E?
Ho iniziato la mia carriera negli sport motoristici tradizionali ma sempre seguito con grande interesse la Formula E fin dalla sua prima stagione nel
2014/15. Oggi tutti i maggiori produttori di automobili si stanno concentrando sull'elettrico e sono ben dieci quelli che fanno parte di questo campionato.

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Il che non fa altro che dimostrare quanto sia diventato centrale per loro e stimolante per noi piloti che abbiamo la possibilità di testare e sviluppare soluzioni che serviranno alla mobilità del futuro. 

Il pilota tedesco Andre Lotterer (39 anni) è la prima guida del team Tag Heuer Porsche di Formula E. In passato ha vinto tre volte la 24 Ore di Le Mans

Quali sono le caratteristiche più importanti di questo campionato?

Le gare sono molto competitive e si svolgono in circuiti cittadini che per noi piloti significa non correre su circuiti permanenti ma su tracciati molto stretti nei quali le manovre di sorpasso sono sempre spettacolari: la Formula E è oggi una delle categorie più importanti del motorsport.

Cosa ti ha spinto a diventare pilota?
Volevo esserlo già a cinque anni, finché mio padre, che aveva fondato una scuderia di Kart in Belgio, una volta che ho compiuto sette anni mi ha permesso di gareggiare. A otto anni ho vinto la mia prima gara. Poi mi sono fatto strada in diverse categorie vincendo varie corse.

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La vittoria che mi ha dato più gioia è stata la prima (delle tre) alla 24 Ore di Le Mans del 2011: quella gara ha significato molto per me, perché sembra senza fine… Oggi sono felice di essere un pilota di Porsche, un produttore di auto sportive di grande importanza.

Naming partner del team è la maison orologiera Tag Heuer, che da subito ha creduto nel mondo della Formula E. Che rapporto hai con il tempo?  
Ogni pilota in pista deve combattere contro gli avversari e contro il tempo e per farlo non si può fare altro che guidare sempre al limite.

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