Interventi

Una innovazione che coniuga crescita e sostenibilità

di Cesare Avenia e Ginevra Bruzzone

(lovelyday12 - stock.adobe.com)

3' di lettura

Una questione chiave per la politica pubblica, guardando oltre l’emergenza, è come conciliare il perseguimento della sostenibilità ambientale con la crescita economica. Assicurare la crescita resta fondamentale per creare prospettive di lavoro, garantire la stabilità macroeconomica e mettere a disposizione risorse per le politiche di coesione a sostegno dei più svantaggiati, anche nel contesto della doppia trasformazione ecologica e digitale.

Comprendere il contributo alla sostenibilità ambientale che può venire dal funzionamento concorrenziale del mercato aiuta a capire dove occorre il supporto degli strumenti, europei e nazionali, di regolazione e intervento pubblico. Uno studio realizzato da un Gruppo di lavoro Assonime e pubblicato nei giorni scorsi (Note e studi n. 5/2021) ha analizzato in questa prospettiva le esperienze di alcune delle principali imprese operanti in Italia nei vari settori. Lo studio evidenzia che conciliare la sostenibilità con la competitività, e quindi con la crescita, fa ormai parte delle dinamiche concorrenziali. Emerge inoltre che l’innovazione, tecnologica e organizzativa, di prodotto e di processo svolge un ruolo chiave per evitare il trade-off tra sostenibilità e redditività. Molte imprese, investendo nel miglioramento dell’efficienza energetica di impianti ed edifici, hanno ridotto i costi operativi. L’intelligenza artificiale viene utilizzata per diminuire l’impatto ambientale dei processi produttivi, aumentando al contempo la produttività, come ben evidenziato, per trasporti e logistica, dall’esperienza della digitalizzazione del porto di Livorno. Spesso l’innovazione deriva dalla cooperazione intersettoriale. Le tecnologie satellitari forniscono alle imprese agricole gli strumenti per consumare meno risorse e ridurre emissioni e inquinamento. Il machine learning rende più prevedibile la produzione di energia da fonti rinnovabili, favorendone l’integrazione nel sistema elettrico.

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Dal lato dei ricavi, le imprese colgono le opportunità che vengono dalla crescente domanda di prodotti sostenibili da parte di imprese, Pa e consumatori. La sostenibilità può comportare anche un migliore accesso alle risorse finanziarie sul mercato. Alcune grandi imprese italiane hanno già utilizzato con successo lo strumento dei green bond.

L’azione di politica pubblica a complemento dei meccanismi concorrenziali richiede un utilizzo intelligente di tutti gli strumenti, dalle semplificazioni alla domanda pubblica, dagli aiuti di Stato alla regolazione. Lo dimostrano sia la natura multidimensionale della strategia europea per il Green Deal, sia la necessità di combinare, nei Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr), investimenti e riforme.

Guardando all’agenda italiana il primo fronte è quello delle semplificazioni. Nella transizione ecologica le iniziative per ammodernare gli impianti, realizzare infrastrutture, sperimentare nuove soluzioni non devono venire bloccate a causa di un contesto normativo o amministrativo inadeguato. Resta necessario proseguire con determinazione nelle politiche di semplificazione, potenziando l’utilizzo dei sandbox regolatori che facilitano la sperimentazione di nuove soluzioni. Il Pnrr è l’occasione per mettere a regime un sistema di regole e procedure più favorevole all’innovazione e all’attività d’impresa.

La seconda sfida riguarda il green procurement. La domanda pubblica può fare da traino per opere, beni e servizi con elevate caratteristiche di sostenibilità ambientale. A questo fine, tuttavia, occorre accelerare l’attuazione del sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti per assicurare un livello adeguato di competenze, anche in materia ambientale, nella definizione e attuazione di appalti e concessioni.

Il terzo fronte è quello della regolazione per correggere le esternalità di natura ambientale e assicurare la trasparenza dei green claim. Le scelte vanno compiute principalmente a livello europeo e, per evitare costi ingiustificati, occorrono un vaglio rigoroso della necessità e della proporzionalità degli interventi; l’attenta definizione dell’ambito di applicazione, evitando distorsioni della concorrenza e l’accurata disciplina della fase transitoria. Resta la dimensione globale della sfida ambientale. Nella Presidenza del G-20, l’Italia può svolgere un ruolo di impulso al coordinamento delle iniziative a livello internazionale, anche per assicurare che le imprese degli ordinamenti più virtuosi non risultino penalizzate rispetto alle imprese di altri ordinamenti.

Infine, sul fronte degli aiuti di Stato, la Commissione europea ha pubblicato orientamenti su come impostare, nei Pnrr, il sostegno alle imprese per la transizione verde e digitale in modo conforme alle regole del Trattato. Per assicurare la rapida approvazione del Piano italiano, è importante considerare queste linee guida nel disegno degli interventi.

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