Città e tecnologia

Una Lega Anseatica digitale al servizio dei cittadini

di Barbara Carfagna

(Elnur - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il digitale ha sfumato i confini nazionali, indebolendo gli Stati e lasciando crescere il potere incontrollato delle aziende tech sulle nazioni democratiche.

Un fenomeno che rende però vicini Paesi di continenti diversi, che condividono gli stessi princìpi e rende lontane nazioni della stessa area geografica con politiche fondate su valori divergenti. Paesi come la Corea del Sud, gli Stati Uniti, Israele sono più vicini agli Stati europei della Russia che è dietro l’angolo e sta immaginando di creare una propria “Internet sovrana” alternativa.

Loading...

Una soluzione potrebbe essere dunque lavorare a un’alleanza globale tra Paesi affini, fondata sulle tecnologie digitali.

Così come nel tardo Medioevo le città della Lega Anseatica in nord Europa crearono un network condividendo la flotta e le rotte delle navi, oggi possiamo farlo con la nuova risorsa: i dati. Nel Medioevo i benefici furono enormi fino all’ascesa degli Stati nazione che determinò la decadenza della Lega. Proprio gli Stati ora sono minacciati nella loro sovranità dalle Big tech: Google, Facebook, Amazon. Stati e nazioni sembrano entrare in competizione, con le aziende pronte a erodere il potere degli Stati. In Asia, dove l’ombra della Cina incombe, nel 2018 è nato l’Asean smart cities network, un’alleanza di circa trenta città che promettono di cooperare nello sviluppo delle singole smart city usando la tecnologia digitale come abilitatore.

Ma c’è chi ha fatto di più: ispirandosi proprio alla Lega Anseatica il sud-coreano Kyong-yul Lee, segretario generale della World smart sustainable cities organization (WeGo), ha esteso l’alleanza a città africane e del Golfo. WeGo conta oltre 160 smart city e 20 aziende tecnologiche che vogliono condividere i dati. Lee si è presto reso conto che le aziende tengono troppo al proprio guadagno e poco alle persone e ha aggiunto una quarta P, people. I cittadini che partecipano attraverso un’App.

La competizione tra aziende e Stati oltre a essere deleteria per i processi democratici rischia di far perdere opportunità di crescita economica, innovazione tecnologica e leadership politica agli Stati occidentali e democratici.

È arrivato il momento di cambiare approccio: bisogna passare dalla competizione alla cooperazione. Le aziende non possono erodere il potere e il ruolo dello Stato, ma lo Stato deve iniziare a guardare al digitale come a un asset geopolitico e ad agire di conseguenza: regolando le aziende, ma anche trovando il modo di collaborare con loro e per loro con altri Stati per favorire un’innovazione digitale sostenibile e ispirata ai valori delle nostre democrazie.

Servono nuove alleanze, una sorta di Lega Anseatica del digitale. L’idea non è nuova. Jared Cohen, un uomo d’affari con un passato al dipartimento di Stato americano, ha proposto un’alleanza politica di tecnodemocrazie che ha chiamato “T -12”; comprenderebbe anche Giappone e India e punterebbe a unire le risorse e influenzare le regole. Comprese quelle sull’intelligenza artificiale che andrebbe a essere normata in un quadro etico. Prima di lui, nel 2019, il governo giapponese ha proposto l’Osaka Track. Fino a ora, forse complice la pandemia, questi approcci si sono limitati a programmi speranzosi.

Forse, l’incontro di qualche settimana fa a Pittsburgh ha sancito un cambio di passo: un’alleanza per il digitale che collimi opportunità, valori e strategie per mitigare i rischi potrebbe diventare realtà. È importante agire presto. Un’alleanza che permetta la condivisione di risorse – dati, know how, tecnologia, mercati – nei limiti di regolamentazioni ben definite permetterebbe di ampliare i benefici dell’innovazione digitale. L’Unione europea ha definito un quadro regolatorio per il digitale che traduce e protegge i valori delle nostre società in regole per il digitale e definisce, di fatto, standard ai quali le grandi aziende mondiali devono adeguarsi per operare nella Ue. Un’alleanza guidata dalla Ue, dunque, definirebbe un contesto ispirato dai valori e dalle regolamentazioni europee. I dati dei Paesi occidentali (Europa in testa) sono vari e preziosi: sono dati di qualità. Si potrebbe arrivare a numeri e qualità che possono rafforzare la democrazia, traendo benefici economici, politici e soprattutto sociali.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti