Interventi

Una nuova autonomia strategica (e qualche vecchia alleanza) per le ambizioni globali della Ue

di Paolo Guerrieri

(Rawf8 - stock.adobe.com)

5' di lettura

La crisi Covid ha messo ancora di più in luce l’elevato grado di interdipendenza economica dei Paesi. In una serie di aree quali la sanità, la finanza, il commercio, il clima, la tecnologia, è cresciuta la presenza di beni pubblici globali e la necessità di risposte coordinate per il loro raggiungimento. Ma la stessa crisi pandemica ha accelerato in molte di queste aree il confronto-scontro geopolitico tra i maggiori Paesi con modelli economici e politici e sistema di valori tra loro molto diversi. In un mondo dove molte delle sfide economiche fondamentali oltrepassano i confini nazionali, la cooperazione internazionale richiesta per affrontarle non è mai stata oggi così difficile.

Basta guardare a quanto sta avvenendo sul fronte della lotta alla pandemia e alla somministrazione dei vaccini, per una conferma. I grandi Paesi si sono mossi in ordine sparso e in una logica particolaristica e nazionalistica. Il cuore di questa esasperata frammentazione del quadro economico internazionale è rappresentato dall’aspro scontro in corso da qualche anno tra Stati Uniti e Cina.

Loading...

Pechino ha certamente riscosso in questi ultimi anni indubbi successi, domestici e internazionali. Ma a differenza di molti osservatori, che si spingono a prevedere un rapido incontrastato dominio cinese nel mondo, nel libro si sottolineano le molteplici sfide che la Cina dovrà fronteggiare per salvaguardare e accrescere la prosperità economica raggiunta. E il loro esito è tutt’altro che scontato. Da parte americana, l’amministrazione Biden ha finora proseguito nella linea dura del confronto con Pechino, differenziandosi dall’approccio di Trump riguardo alle alleanze con le democrazie europee e asiatiche, anche se non è ancora chiaro quale strategia alla fine adotterà il presidente americano. In ogni caso il confronto tra le due superpotenze è destinato a durare a lungo. E non vi è dubbio che esso rappresenti sia oggi che in una prospettiva futura la più seria minaccia all’evoluzione dell’economia mondiale, con possibili conseguenze negative di vasta portata di ordine macroeconomico, tecnologico e commerciale.

Il problema chiave è, dunque, come riuscire a scongiurare la degenerazione di tale confronto. A questo riguardo, nella seconda parte del libro vengono proposti alcuni scenari sulla configurazione del sistema economico globale con riferimento agli anni post pandemia. Naturalmente, nella piena consapevolezza di quanto difficile sia un esercizio di questo genere, tenuto conto dell’elevato grado di incertezza che continua a dominare l’andamento della pandemia e l’evoluzione dell’economia ad esso collegata.

Un primo scenario ipotizzabile contempla un’accelerazione e rafforzamento di dinamiche già in essere ovvero un assetto tripolare dell’economia mondiale caratterizzato da reciprocità e tensioni crescenti nei rapporti tra le maggiori aree e Paesi, a seguito del venir meno di una reale capacità di governo multilaterale. In questo scenario post-pandemico, l’aspro confronto tra Stati Uniti e Cina continuerebbe a dominare la scena e diverrebbe un confronto strategico a tutto campo, tra il capitalismo democratico-liberale americano e il capitalismo politico-autoritario cinese. L’intera economia globale rischierebbe una sorta di frammentazione, accentuando la tendenza verso un sistema G-Zero, per usare l’espressione del politologo Ian Bremmer, a sottolineare un mondo che resta interdipendente ma è privo di vere leadership, ed è caratterizzato da aree di influenza variamente disegnate e in potenziale contrasto tra loro. Ma sarebbe un contesto senza reali vincitori, pur se destinato a rafforzare la Cina. Un probabile perdente sarebbe l’Europa, che rischierebbe di diventare più un teatro di confronto tra i grandi poli che un attore globale in grado di contare.

Questo primo scenario è una possibilità realistica, ma non è affatto scontato. Visto che l’economia mondiale, come detto, resta fortemente interdipendente e l’elenco dei cosiddetti “beni pubblici” globali è lungo e articolato, quanto sta accadendo dallo scoppio della pandemia potrebbe essere visto anche come un’opportunità di ripensare nuove politiche multilaterali e disegnare nuovi confini dell’economia globale. Tre esempi vengono mostrati nel libro delle possibili direzioni percorribili. La prima riguarda le minacce che hanno portata globale e che potrebbero favorire nuove alleanze tra i maggiori Paesi, a partire dalle tre grandi sfide da fronteggiare nella fase post Covid ovvero la vaccinazione globale, la lotta al cambiamento climatico e la sicurezza digitale delle economie. La seconda riguarda una gestione dello scontro tra Stati Uniti e Cina che si riveli più efficace di quanto fatto finora, soprattutto in campo tecnologico, così da limitarne gli impatti più rischiosi sulle relazioni economiche e commerciali internazionali. Decisivo per entrambi i livelli di intervento sopra indicati sarebbe il ruolo di una rinnovata alleanza tra Europa e Stati Uniti. In terzo luogo, va ricordato che servono nuove politiche all’interno dei singoli Paesi che sappiano dimostrare in concreto ai cittadini i vantaggi dell’apertura commerciale e della cooperazione multilaterale.

Per scongiurare i rischi di ulteriori tensioni e frammentazioni del sistema economico mondiale insiti nelle tendenze in atto occorre ripensare le politiche multilaterali. E sono sfide gigantesche da affrontare. Per molti versi inedite viste la rivalità oggi esistente tra le due superpotenze. Un ruolo rilevante – come si mostra nella terza parte del volume – potrebbe giocare l’Ue nei prossimi anni, dopo la svolta storica avvenuta in risposta alla crisi pandemica.

Per l’Europa il decennio che ha fatto seguito alla grande crisi economico finanziaria del 2008-2009 è stato denso di difficoltà. Più di recente, la pandemia ha offerto all’Ue l’occasione di una svolta davvero epocale. Fin dai primi mesi dell’anno scorso, l’Unione europea si è mossa con tempestività, a differenza dei ritardi e degli errori con cui aveva gestito la crisi dell’euro negli anni 2009-2012, e ha dispiegato misure e interventi senza precedenti e in grado di mobilitare un grande ammontare di risorse, tra cui il programma Next Generation Eu che potrebbe davvero cambiare il volto dell’economia europea.

Si è parlato di un “momento hamiltoniano” dell’Europa, con riferimento all’innovativo programma varato e alla scelta di aver aperto le porte a un debito comune europeo. È in realtà troppo presto per parlare di una irreversibile svolta federale. Le identità nazionali restano molto forti e potranno tornare, come in passato, a giocare un ruolo di freno, a partire dalla Germania. Per scongiurare tale rischio, restano numerosi problemi da affrontare e risolvere nel prossimo futuro. A partire dalla consapevolezza che la crisi pandemica ha messo a nudo tutti i limiti del processo di integrazione economica e politica dell’Europa, che è rimasto a metà e va completato sotto molti aspetti, affrontando e vincendo alcune sfide decisive.

Nell’era post Covid le due sfide più importanti e strettamente intrecciate sono l’una a livello interno, ovvero il rilancio di una crescita sostenibile all’insegna del Green Deal, della digitalizzazione e dell’inclusione sociale; l’altra è a livello esterno, ovvero la ridefinizione della posizione e presenza dell’Ue nel nuovo sistema globale. Al riguardo, un ruolo fondamentale, come si afferma nel libro, potranno avere la definizione di una nuova autonomia strategica dell’Europa e una rinnovata alleanza transatlantica con l’America di Biden. Per contro, le divisioni tra Paesi membri all’interno dell’Ue, che hanno fortemente indebolito in passato la formulazione di una politica internazionale europea, continueranno a porsi come il maggiore ostacolo.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti