ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAnalisi

Una nuova economia lunare a portata anche di pmi in cui l’italia è ben presente

di Leopoldo Benacchio

(nikonomad - stock.adobe.com)

3' di lettura

Dieci anni fa, se qualcuno avesse parlato di economia legata alla Luna, illustrando magari un business plan che parlava di insediamenti permanenti, mille astronauti sulla superficie lunare, una miriade di robot operai e un giro di denaro da 170 miliardi di dollari, sarebbe certo passato per sognatore,o peggio. Oggi invece ci prepariamo ad andarci sulla Luna, con il grande razzo vettore Sls di Nasa, e c’è da chiarire che andiamo, non torniamo, perchè è una questione diversa dal 1969. All’inizio l’avventura sarà in qualche modo simile: il progetto Artemis di Nasa, con l’Agenzia spaziale europea, quella canadese e giapponese, ha come obiettivo di far scendere per la prima volta al suolo lunare una donna, per riequilibrare il monopolio maschile del programma Apollo.

Oggi andiamo sulla Luna e lo facciamo per starci, per stabilire un insediamento stabile con astronauti e robot, sfruttarne risorse preziose, scavare per trovare materiali per noi rari e utili, avere ambienti a gravità ridotta, un sesto circa della Terra, per produzioni particolari ed esperimenti scientifici e, infine, anche per prepararci al secondo salto importante, verso Marte dopo il 2050. Il gigantesco Sls, Space Launch System, il più grande e potente razzo vettore mai costruito, vede come fondamentale proseguimento il Lunar Gateway, da portare in orbita attorno al nostro satellite, una stazione spaziale, vera e propria casa per gli astronauti in viaggio verso la Luna.

Loading...

Da fare c’è tanto: progettare infrastrutture, migliorare l’uso dell’intelligenza artificiale, utilizzare massicciamente la robotica, sviluppare sistemi di connettività, comunicazione e geoposizionamento, costruire abitazioni e laboratori, sviluppare sistemi di sostentamento alimentare per gli astronauti. La maggior parte del lavoro sarà fatto da robot, che non sono sensibili ai raggi cosmici o alla radiazione ultravioletta, micidiali per l’umano: si faranno carico di costruire alloggiamenti sul suolo lunare o sotto la crosta e avviare esperimenti di agricoltura, poi ci sarà da studiare l’acqua lunare e il famoso Elio 3, a cui si pensa da tempo come carburante nucleare perfetto. Qui sulla Terra si esaurirà presto, sulla superficie lunare potrebbero essercene fino a 1,1 milioni di tonnellate, al prezzo odierno si parla di 1,5 milioni di miliardi di dollari. Un elemento che fa molto gola anche ai cinesi, i veri contendenti del programma Artemis, che hanno anche scelto, per la loro futura base lunare, la stessa zona scelta dalla Nasa: il Polo Sud. Questo aprirebbe il capitolo, tutto da scrivere, sulla legislazione e sulla diplomazia sull’uso e lo sfruttamento del nostro satellite.

Dai tempi del programma Apollo, il modello di business, se possiamo chiamarlo così, è completamente cambiato, passando da una situazione in cui tutto è posseduto e operato dal governo a un modello fortemente coordinato col privato, che oggi, rispetto agli anni 60, dispone di capitale di rischio in abbondanza, almeno negli Usa. Per avere un’idea della posta in gioco il mercato del trasporto sulla Luna, tra 2020 e 2040, viene stimato in un rapporto di PwC, fra 128 e 230 tonnellate, corrispondenti a un valore oscillante tra 55 e 102 miliardi di dollari.

L’Italia è in ottima posizione. Dalle Pmi come Argotec che fornisce uno dei dieci minisatelliti portati nello spazio da Sls, a Leonardo che, sia direttamente che con le partecipate Thales Alenia Space e Telespazio, è presente in tutti questi campi. L’esperienza sviluppata da Thales Alenia Space nella costruzione della Stazione spaziale internazionale, ad esempio, permetterà di contribuire in modo decisivo al Gateway con la costruzione di vari moduli pressurizzati, dove gli astronauti potranno vivere e condurre le loro attività. Un primo modulo, Halo, è già in fase di realizzazione negli stabilimenti di Torino.

Leonardo potrà fornire supporto su intelligenza artificiale, cybersicurezza e per bracci e trivelle robotiche, in grado di operare in luoghi ostili e in maniera autonoma, per costruire strutture, ma anche scavare, estrarre e trasformare le sostanze. La robotica sarà un alleato fondamentale dell’umano sulla Luna. Telespazio poi è a capo di uno dei due consorzi europei che si contendono la realizzazione del sistema di comunicazione sulla Luna e quello per il geoposizionamento lunare, senza i quali né astronauti potranno lavorare e i robot muoversi. La strada è lunga ma si è ripartiti e le ricadute saranno importanti e utili, probabilmente anche più di quelle, notevolissime, del programma Apollo.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti