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Una nuova fase professionale? Ecco da dove cominciare per il proprio piano B

Apertura al cambiamento e capacità di confronto sono le chiavi di volta per affrontare tutti i passaggi necessari per implementarlo

di Cetti Galante *

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(REUTERS)

Apertura al cambiamento e capacità di confronto sono le chiavi di volta per affrontare tutti i passaggi necessari per implementarlo


3' di lettura

Nei colloqui quotidiani con le persone che supportiamo a ritrovare lavoro o a cambiarlo, in tanti si rendono conto di non aver pensato per tempo a un possibile piano B che li avrebbe aiutati a ricominciare o a capire come riproporsi. Oltre ad avere pronta una ripartenza, progettare il proprio piano B è in realtà un’importante occasione per guidare il proprio sviluppo professionale o per un rilancio della propria carriera. Specie dopo i 50 anni e con competenze ed esperienza maturate alle spalle.

È importante dedicarsi al proprio piano B mentre si lavora e si è in una fase positiva, prima di tutto mantenendosi sempre aggiornati, confrontandosi con esperti sulla materia su cui ci si vorrà focalizzare, acquisendo certificazioni. In un contesto in cui il cambiamento fa parte della quotidianità lavorativa, l’aggiornamento costante delle competenze a tutte le età è, infatti, un dovere sempre più individuale delle persone e un tassello cruciale per progettare il cosiddetto piano B.

Fondamentale, poi, è essere consapevoli che il piano B non si improvvisa e che soprattutto non si tratta di un ripiego, ma che può essere il motore in grado di alimentare una nuova fase lavorativa, da freelance, consulente o microimprenditore, anche in franchising; va progettato con cura, valutando con lucidità la realizzabilità, le possibilità di tenuta nel tempo e costruendosi credibilità in anticipo. Da dove si parte per affrontare il passaggio da un lavoro in azienda a una condizione autonoma?

Autoanalisi e motivazione
La consapevolezza è il cardine di tutto: si deve partire da una profonda e ampia autoanalisi delle proprie capacità, al fine di capire la spendibilità delle proprie caratteristiche professionali e personali in un percorso autonomo/imprenditoriale con particolare valutazione di 5 elementi: competenze distintive da offrire sul mercato con punti di forza e aree di miglioramento; qualità e rilevanza dei contatti professionali maturati; livello di autonomia; capacità organizzativa e di gestione dell’imprevisto. Serve poi un'autentica riflessione sulla motivazione personale al cambiamento, nella consapevolezza che una condizione autonoma comporterà un nuovo equilibrio economico e di vita che richiederà un diverso mindset per affrontarlo e, quindi, onestà nel capire quali sono i valori, i bisogni e i desideri che si vorrebbero soddisfare con questa scelta lavorativa. Questo “scopo” ultimo sarà il vero motore anche per affrontare i momenti difficili.

Proporsi sul mercato
Quando si sta valutando un’attività autonoma, occorre riuscire a identificare chiaramente la propria proposizione al mercato: quale servizio o prodotto andrò a offrire? Come? Quali sono gli elementi distintivi e a quale target rivolgersi. È necessario prevedere di investire tempo ed energie per accreditarsi e iniziare a farsi conoscere. Per “preparare il terreno” l’attività sui social media è strategica per la risonanza che possono offrire e nel mentre è altrettanto fondamentale preparare chiari messaggi di presentazione e di comunicazione.

Errori da evitare
Se si sta valutando di lanciare un’attività microimprenditoriale da soli o con altri, il primo errore da evitare riguarda il timore che l’idea venga copiata e, quindi, il rischio di non confrontarsi: invece, il confronto con altri professionisti è cruciale per capire le possibilità di successo dell’idea, se il bisogno esiste, come portarla sul mercato, come commercializzarla, per quale target e con quali condizioni.

Inoltre, l’idea non deve essere considerata immutabile: una nuova iniziativa è un cantiere sempre aperto cui applicare tecniche del mondo delle start-up, come ad esempio la tecnica del business model canvas per valutarla da tutti i punti vista, focalizzare bene il concetto di valore che si va a offrire e da qui intuire i cambiamenti da apportare, le migliorie, a volte anche i drastici cambi di direzione. Non bisogna, dunque, ostinarsi sull’idea di partenza, ma tenere conto di tutte le evidenze in corso d'opera. Ancora, va prestata massima attenzione alla fase di Pitch presentation per le ricerca di soci, finanziatori e investitori, ricorrendo anche a un aiuto specializzato esterno per riuscire a valorizzare al massimo questi momenti.

Last but not least
Infine, a tutti serve predisporre un piano di lavoro - che potrebbe non essere ancora un vero e proprio business plan - utile come bussola di riferimento, come strumento di comunicazione verso potenziali soci e partner, per tener traccia dei vari step di evoluzione del progetto, per mettere a terra e verificare sia la coerenza delle varie scelte decisionali sui vari fronti, sia la completezza della valutazione dell’idea di business.

Identificare e scegliere qualcosa che ci dà energia, magari dando spazio a un sogno ancora nel cassetto, è uno dei segreti per trovare un nuovo equilibrio con un piano B; apertura al cambiamento e capacità di confronto sono le chiavi di volta per affrontare tutti i passaggi necessari per implementarlo.

* Amministratore Delegato di Intoo (Gi Group)

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