L'esteta

Una nuova, rivoluzionaria, aperta idea della moda: lo stile secondo Sinéad Burke

Dal Met Gala fino ai board delle maison del lusso. L'insegnante, scrittrice, attivista sta cambiando le regole dell'inclusività (e non solo nel fashion)

di Lauren Hadden

Sinéad Burke al National College of Art and Design di Dublino. (Le foto dell’articolo sono di ELLIUS GRACE)

6' di lettura

SEGNO DISTINTIVO DEL MIO STILE Un anello d'argento con cammeo centrale che mi sono comprata a Birmingham, nel quartiere delle gioiellerie, quando avevo circa 12 anni. La vetrinetta era proprio all'altezza dei miei occhi, quindi l'ho notato senza bisogno di essere sollevata. Mi sembra che me l'abbiano venduto per 15 sterline e lo porto sempre da oltre dieci anni. Ho le mani piccole, perciò a volte è difficile indossare gioielli.

L'ULTIMA COSA CHE HO COMPRATO E AMATO Un'enorme borsa di Telfar. A settembre ho compiuto 30 anni e visto che era impossibile radunare in una sola stanza tutti i miei amici che vivono lontani, mi sono concessa qualcosa che desideravo da tempo. Ho comprato la misura grande, online, senza considerare le proporzioni. Ho fatto modificare i manici, ma anche così... mi sono fotografata mentre la porto e l'immagine assomiglia alla campagna pubblicitaria del 2008 di Marc Jacobs e Juergen Teller, con Victoria Beckham intrappolata in un enorme sacchetto. Adoro quello che sta facendo Telfar Clemens: per me non si è solo trattato di investire in una borsa, ma in un'azienda che sta cercando di creare un sistema migliore.

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Una cartolina d'artista della Summer time Gallery di New York.

E LA PROSSIMA CHE HO ADOCCHIATO Una giacca di Bode a cui si possono personalizzare le toppe per mostrare il proprio patrimonio culturale e le esperienze di vita. L'anno scorso ero nella giuria dell'International Woolmark Prize quando Emily Adams Bode ha vinto il Karl Lagerfeld Award for Innovation e apprezzo molto che abbia inserito il servizio di personalizzazione nel suo modello di business.

Il suo anello con cammeo.

IL MOMENTO NEL MONDO DELLA MODA CHE HA CAMBIATO TUTTO L'invito a partecipare al Met Gala nel 2019. La mia prima preoccupazione era l'accessibilità, perché parte della forza e del simbolismo del gala è una rampa di scale, l'unica visibile al pubblico. Il giorno prima abbiamo fatto una prova per vedere se ero in grado di salire da sola. Non ero mai stata così nervosa, sapevo di essere la prima persona nana a partecipare. Il vestito che ho indossato per l'occasione è stato poi esposto al Museo Gucci, a Firenze: quel momento di visibilità non doveva essere solo mio. Ora sono membro del Global Equity Board di Gucci e siamo riusciti a svolgere un lavoro molto importante nel campo dell'occupazione, dell'accessibilità, dell'innovazione e della rappresentazione sul red carpet. Se siamo in grado di rendere accessibile il lusso, tutti ne possano trarre beneficio. Al Met la porta si è aperta per me, ma il lavoro che ho svolto nell'ultimo anno serve a fare in modo che quella porta non si chiuda e anzi sia a doppia anta, automatica e abbastanza larga per tutti.

Il prodotto beauty preferito, Lip Sleeping Mask, LANEIGE (22 €).

LE PERSONE DI CUI MI FIDO PER IL MIO BENESSERE PERSONALE Il mio psicoterapeuta. Fino a poco tempo fa non avevo mai avuto un'esperienza diretta con la psicoterapia. Sono a casa da oltre un anno in Irlanda ed è bellissimo stare con la mia famiglia, ma avevo bisogno di spazio per articolare nella mia mente i pensieri che di solito non si condividono con le persone che ci sono più vicine. Penso che tutti quelli che se lo possono permettere dovrebbero rivolgersi a uno psicoterapeuta. Ci sono così pochi momenti nella nostra vita in cui siamo onesti con noi stessi o in cui riusciamo a dare un nome alle cose che ci preoccupano o ci rendono felici.

Un suo ritratto al National College of Art and Design di Dublino, dove ha tenuto un corso di design inclusivo rivolto agli studenti di moda del terzo anno.

I LIBRI SUL MIO COMODINO Black Futures di Kimberly Drew e Jenna Wortham, che mixa storie di autori neri realizzati su media diversi (poesie, saggi, opere d'arte, ndr). Una sorta di enciclopedia di come potrebbe essere un futuro progressista. Quando sono alla ricerca di speranza, connessione e senso di appartenenza a qualcosa di più grande di me, mi immergo in questo libro.

Un lavoro a maglia di Burke.

L'ULTIMA MUSICA CHE HO SCARICATO L'album di Arlo Parks, in particolare Hope, un inno del periodo che stiamo vivendo.

IL MIGLIOR SOUVENIR PORTATO A CASA DA UN VIAGGIO Le cartoline d'artista della Summertime Gallery di New York, dove autori con e senza disabilità intellettive espongono le proprie opere insieme. Spazi come la Summertime sono molto importanti quando si tratta di definire chi può diventare un artista.

La borsa TELFAR che Burke si è regalata per il suo 30esimo compleanno.

UN OGGETTO DA CUI NON MI SEPAREREI MAI Due scatole che io chiamo, con un po' di imbarazzo, “l'archivio” e contengono i biglietti delle sfilate, gli auguri di compleanno, gli appunti. E poi ci sono le lettere ricevute dai bambini quando scrissi Break the Mould, il libro che avrei avuto bisogno di leggere da ragazza. Volevo incoraggiare i bambini a pensare che vanno bene così come sono, perché il bullismo – o la sensazione di dover cambiare per adattarsi agli altri – è qualcosa che mi ha toccato profondamente, vista la mia disabilità fisica. Il motivo per cui ho scritto il libro non è tanto risvegliare la coscienza dei bambini privilegiati, quanto aiutare gli altri a sentirsi considerati.

Un paio di orecchini di bigiotteria che le hanno donato di recente.

NEL MIO FRIGO NON MANCANO MAI Ingredienti semplici che mi permettono di mangiare senza lunghe preparazioni. Non mancano mai formaggio grattugiato, spinaci, kimchi, coca light e rayu di arachidi, prodotto dall'azienda irlandese White Mausu. È un condimento piccante che si può mettere praticamente su tutto.

IL REGALO PIÙ BELLO CHE HO FATTO DI RECENTE Dei portachiavi che ho commissionato all'artista irlandese Amanda McElhinney. Lo scorso anno ho avviato Tilting The Lens , il mio studio di consulenza in materia di accessibilità, per cercare di passare dalle garanzie di base alle best practice possibili. Ho coinvolto persone di diversi settori e, per ringraziarle di essersi unite a noi, ho spedito loro questi portachiavi con le iniziali scolpite, pensate per chi è cieco o ha una visione ridotta.

La felpa di STAPLE PIGEON.

UNA RISCOPERTA RECENTE Il lavoro a maglia. Avevo imparato da bambina – rientra negli insegnamenti della scuola primaria in Irlanda. Negli ultimi sei mesi, però, mi sono procurata dei ferri circolari e ho cominciato a realizzare cappelli, adesso tutte le persone che mi sono care ne hanno uno. In questi giorni sto sferruzzando per Alessandro Michele – spero che il cappello sia della giusta tonalità di verde.

UN PIACERE A CUI NON SAPREI RINUNCIARE La mia passeggiata mattutina. Se un anno e mezzo fa mi aveste chiesto quali fossero le mie priorità non avrei mai risposto sole, esercizio fisico e vita all'aria aperta. Ora, però, sono diventati fondamentali.

“Black Futures” di Kimberly Drew e Jenna Wortham (33,41 € su www.amazon.it).

L'ULTIMO CAPO CHE HO AGGIUNTO AL GUARDAROBA Una felpa nera di Staple Pigeon, realizzata in collaborazione con creativi sordi asiatici, tra cui l'artista Christine Sun Kim. Sulla felpa è impressa la scritta in bianco Stop Asian Hate, replicata nella lingua americana dei segni che viene utilizzata anche per il simbolo del deaf power sulle maniche. Tutti i ricavi sono destinati alla comunità Aapi, Asian Americans and Pacific Islanders.

IL MIO PRODOTTO BEAUTY PREFERITO La Lip Sleeping Mask di Laneige alla vaniglia: andrebbe usata solo la sera prima di andare a dormire, ma io la applico più spesso. Mi capita di dimenticare le altre parti della mia routine di cura della pelle, ma non dimentico mai il balsamo labbra.

LA MIA STANZA PREFERITA A CASA La sala da pranzo. Sono la maggiore di cinque figli e a casa non avevamo abbastanza spazio per un grande tavolo nella sala da pranzo, finché non ci siamo trasferiti, quando avevo circa 10 anni. Era sempre stato un grande desiderio di mia madre riunirci tutti attorno a un tavolo e, quando finalmente l'abbiamo avuto, è diventato il luogo dove festeggiavamo, ci lamentavamo, litigavamo, parlavamo, facevamo i compiti. Questa stanza rimane ancora oggi la spina dorsale della mia famiglia: uno spazio speciale, tanto semplice quanto essenziale.

SE NON FACESSI QUELLO CHE FACCIO Sarei in classe come insegnante di scuola primaria. Ho passato molto tempo a lavorare in zone considerate svantaggiate: le esperienze di esclusione vissute da quei bambini non erano uguali alle mie, nonostante anch'io sia cresciuta in un ambiente working class, però erano simili. L'istruzione è il più importante catalizzatore per il cambiamento ed è il modo in cui ci liberiamo dei nostri pregiudizi, ma come sistema può essere inaccessibile. Molti dei genitori che ho incontrato negli anni avevano difficoltà di alfabetizzazione e pensavano che scuola e casa fossero due mondi diversi. Come insegnanti, la nostra responsabilità è incoraggiare i bambini a essere loro stessi.

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