mercato del lavoro

Una nuova stagione da affrontare insieme

di Gigi Petteni

(REUTERS)

3' di lettura

L’articolo di Marco Leonardi e Tommaso Nannicini pubblicato sul Sole 24 Ore lo scorso 26 maggio in cui si propone un diverso approccio alle crisi aziendali ha sicuramente due meriti importanti: quello di rilanciare l’attenzione sulla realizzazione di un sistema di politiche attive coordinato alla gestione delle crisi occupazionali, valorizzando l’intesa del 1° settembre scorso tra sindacati e Confindustria, fino ad oggi poco valorizzata da Ministero del Lavoro ed dal Governo.

Tocca alle parti sociali ora dare segnali concreti di disponibilità, come ha fatto poi con una riflessione approfondita sempre sul Sole 24 Ore il vicepresidente di Confindustria Maurizio Stirpe, anche per continuare a costruire la necessaria modernizzazione del mercato del lavoro italiano, rifuggendo dalle polemiche ideologiche che in questi giorni riprendono fiato.

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La Cisl crede fortemente nell’intesa innovativa del 1° settembre scorso. Essa deve trovare attuazione e sostegno nelle politiche pubbliche. Portare le parti sociali in una crisi occupazionale non a prolungare oltremisura gli ammortizzatori, ma a costruire con i lavoratori percorsi di ricollocazione già durante la cassa integrazione, tutto questo costituisce una rivoluzione copernicana per le consuetudini delle relazioni sindacali di questo paese, che va accompagnata con strumenti operativi validi. Stiamo già provando a sperimentare tutto questo in alcune vertenze aziendali.

Dobbiamo superare insieme la tradizione italiana secondo cui azienda e sindacato terminano il loro compito nella gestione delle crisi con la fine degli ammortizzatori, lasciando soli i lavoratori nella transizione verso un’altra collocazione. La responsabilità di tutti, a partire dalle imprese, a fronte della perdita di posti di lavoro deve andare oltre. Dalla cultura della “buonauscita” o degli incentivi all’esodo dobbiamo passare alla costruzione di un set efficace di politiche e incentivi, da attivare quando ancora non si ha perso il lavoro.

Le politiche attive del futuro non possono essere ridotte al solo Assegno di ricollocazione individuale, che certamente va portato a regime al più presto. Misure collettive, da adattare alle caratteristiche dei singoli, abbassano i costi, sono più efficaci, permettono la migliore integrazione tra azione pubblica (CPI, regioni e risorse pubbliche) e ruolo dei privati (impresa, organizzazioni sindacali, risorse private dedicate).

I fondi interprofessionali costituiscono oggi in Italia i più validi e robusti gestori di formazione continua. Dobbiamo ormai pensare ad un loro ruolo mirato e disponibile nel sistema di politiche attive, a partire da bandi per la riqualificazione dei cassintegrati come previsto dal d. l.vo 150 fino al cofinanziamento di azioni formative a supporto della ricollocazione di lavoratori in esubero o licenziati.

È inoltre condivisibile e urgente la costruzione di un sistema che destini i costi dei licenziamenti (in Italia oggettivamente più bassi che in altri paesi europei) non a fiscalità generale ma a cofinanziare la ricollocazione di chi perde un lavoro. Magari costruendo forme di mutualità che permettano anche alle Pmi o a imprese in difficoltà di rispondere in tal senso. Questa è la nuova frontiera della responsabilità sociale di impresa che la Cisl vuole sostenere insieme agli altri soggetti.

Sappiamo bene che le politiche attive che tutti vogliamo costano, e non poco. Ecco perché al Governo chiediamo fin da subito di potenziare nella prossima legge di stabilità le risorse dedicate a questo fondamentale capitolo. E di pensare in futuro a destinarvi risparmi oggettivi al sistema di indennità per le politiche passive, visto che prima si ricollocano i lavoratori e maggiori saranno i risparmi anche per l’Inps.

Ma è arrivato il momento che Cgil Cisl e Uil e Confindustria finalizzino il confronto sul futuro della contrattazione e del lavoro avviato da settimane proprio verso contenuti innovativi proprio a partire dal tema delle politiche attive e della ricollocazione dei lavoratori. Con disponibilità concrete e tangibili da valorizzare verso il gestore pubblico. Formazione per le competenze, politiche attive legate alla contrattazione, un welfare integrativo di sostegno rappresentano oggi il baricento su cui rifondare il nuovo sistema di relazioni industriali e la contrattazione nel nostro Paese. Ma oltre che al Governo, tocca a noi, alle parti sociali, fare la nostra parte con senso di responsabilità e capacità innovativa.

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