Opinioni

Una occasione unica per riformare i sistemi tributari

È il momento di accrescere l’integrazione, rivedere le accise e imprimere una svolta green alla fiscalità

di Marco Allena

(AdobeStock)

3' di lettura

Nella storia, uno degli obiettivi della fiscalità è stato quello di finanziare le guerre. Basti pensare alla genesi di quella che sarebbe poi diventata la prima imposta dei redditi, inventata da William Pitt nel 1799 nel Regno Unito per reperire le risorse richieste dalle guerre napoleoniche. Introdotta una tantum, fu riproposta definitivamente nel 1842, e di lì si diffuse, in primis negli Stati Uniti dove Abraham Lincoln la introdusse nel 1862 per far fonte alla Guerra Civile.

Se il legame fra conflitti e fiscalità è forte, il contesto attuale è diverso: non si parla di tributi speciali o “patrimoniali di guerra”, come in passato. La stessa tassazione degli extra-profitti risponde più a esigenze politico-sociali che non economico-finanziarie. Possiamo individuare tre effetti della guerra in corso sui sistemi tributari, due di carattere sistematico e prospettico, e uno più contingente legato all’attualità.

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Il primo attiene alla necessità di far fronte alle nuove risorse, che si aggiunge all’enorme aumento della spesa pubblica dei due anni di pandemia, con il rapporto debito/Pil salito dal 134,6% del 2019 al 158% del 2020, con una leggera flessione nel 2021. Non essendo immaginabile l’introduzione di nuove imposte, o l’incremento delle esistenti, l’attenzione si sposta sull’Ue che ha quali risorse proprie dazi doganali, Iva e contributi nazionali, e, dal 2021, la plastic tax. Il Next Generation Eu con il quale si è fatto fronte alla crisi pandemica ha posto in primo piano l’esigenza di nuove risorse proprie, individuate per ora nel meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera e nel prelievo sul digitale.

Se questa è la strada, e lo è, occorre un colpo d’ala verso un’integrazione stringente. L’occasione è unica per una riforma che definire epocale sarebbe riduttivo, ma che nell’attuale contesto può trovare terreno fertile: il superamento dell’unanimità per la materia tributaria. La Commissione Juncker aveva presentato una Comunicazione, evidenziando alcuni strumenti – clausola passerella generale, specifica, altre forme di flessibilità. Successivamente, la Commissione Von der Leyen ha ribadito l’intenzione di esplorare la possibilità di utilizzare le clausole dei Trattati che permettono di adottare proposte in materia fiscale a maggioranza. Non si può più attendere: solo le condizioni createsi in seguito alla duplice emergenza possono consentire l’utilizzo di strumenti giuridici prima difficili, se non impossibili – l’accordo sulla Global minimum tax lo dimostra.

La seconda conseguenza che può derivare dalla guerra è una decisa virata dei sistemi tributari verso una fiscalità realmente ambientale. In estrema sintesi: esploso il problema dell’energia in Europa, quale occasione migliore per risolverlo dando una svolta alla tassazione dei prodotti energetici? Lo scorso maggio la Commissione ha presentato il Befit, nel quale accanto a una prefigurazione della uniforme tassazione delle imprese nell’Ue viene definita un’agenda fiscale per i prossimi anni, per sostenere le transizioni verde e digitale. Il documento fa seguito allo European green deal, che intende «rendere l’economia dell’Unione più competitiva ed efficiente sotto il profilo delle risorse» per abbattere effetto serra e emissioni di CO2 entro il 2050.

Occorre partire di qui per utilizzare la strada della complessiva riforma del quadro energetico in Europa orientando in maniera decisa le scelte verso fonti rinnovabili e meno inquinanti, utilizzando la leva fiscale in maniera strutturale. Nel nostro Paese qualche passo è stato compiuto, basti pensare al tentativo di diminuire i sussidi ambientali dannosi o al dl in arrivo per il rilancio del Pnrr, ma il percorso è lungo, e solo l’iniziativa comunitaria può consentire la svolta.

La terza conseguenza della guerra sul fisco è contingente: le accise.

Se ne parla molto in questi giorni, e non sempre a proposito – ad esempio quando si legge il riferimento a vecchie accise per contingenze vecchissime trascurando che dal 1993 l’aliquota è unica, e ha assorbito quelle precedenti. Se mettere mano a una riforma della tassazione dell’energia con l’obiettivo della transizione ecologica richiederà tempo e investimenti enormi, non si può non cogliere il fresh momentum per rivedere le accise sull’energia, portandole al livello più consono degli altri Paesi comunitari ed eliminando inefficienze non più tollerabili.

Docente di Diritto tributario all’Università Cattolica

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