Opinioni

Una occasione unica per tornare sul sentiero della convergenza

di Carlo Carboni

3' di lettura

Ora che avvertiamo la possibilità di lasciarci alle spalle lo spartiacque pandemico e l’incertezza si alleggerisce a rischio calcolato, va rammentato che oltre i fallimenti dei mercati (ambiente; disuguaglianze; regolazione nuovi mercati), ci sono anche quelli delle istituzioni a vari livelli regionali, nazionali e continentali, quando si tratta di fornire beni pubblici ai cittadini e esternalità alle imprese. Le politiche pubbliche multilivello per la convergenza dei territori (Regioni o Stati) hanno conosciuto un trentennio negativo: la divergenza tra territori Ue è aumentata. Gianfranco Viesti (si veda la copertina del libro, qui sopra) lo illustra con una mappa economica di un ecosistema complesso – Regioni, Italia ed Europa – la cui integrazione territoriale è in gran parte da compiere. Convergenza/divergenza e centro/periferia sono le porte girevoli di questo volume anche per i non specialisti (raccomandato ai politici). Se i mercati portano divergenze, le periferie possono svilupparsi solo grazie a politiche pubbliche finalizzate a creare condizioni più favorevoli alle imprese e allo sviluppo. In Italia le politiche pubbliche degli ultimi trent’anni non sono riuscite a rilanciare il Mezzogiorno, anzi, l’intero Paese nel XXI secolo ha subito una periferizzazione a scala europea, al pari di altri Stati mediterranei. Al di là dei dati che lo comprovano, dei quali è ricco il contributo comparativo di Viesti, basta fare scambiare informazioni con amici danesi e svedesi per realizzare che la loro realtà sociale non è la nostra. Non soffrono di divari territoriali, di genere, generazionali, occupazionali come noi. Semplicemente, non li hanno come priorità da risolvere. Per Viesti, le politiche di coesione europee sono state effimere e poi austere nei confronti dei Paesi mediterranei.

Questo primo ventennio è stato per la nostra economia il peggiore dal dopoguerra. Al suo termine, realizziamo che problematiche impervie si sono estese ad altre regioni del Centro Italia, oltre che incancrenite al Sud, dove lo Stato e il mercato presentano ancora forti difficoltà. Il primo ventennio è andato in modo opposto nei Paesi del Patto di Viségrad, con passi da gigante nella convergenza, mobilitata da risorse pubbliche europee. Gli investimenti hanno ridisegnato le convenienze localizzative e poi attirato una colonizzazione tedesca dei Paesi dell’Est, dirottando a Est piuttosto che a Sud gli investimenti della più grande economia europea (divergenza a Sud e convergenza a Est.) Lo spostamento del baricentro dello sviluppo industriale a Est non ha evitato, però, il divario tra Ovest ed Est europeo a livello civico e politico. Gli Stati europei dell’Est presentano democrazie illiberali, influenzate dal vento favorevole alle autocrazie eurasiatiche. È nota la valanga di astensioni alle elezioni europee che caratterizza questo quadrante emergente nella Ue.

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Quel che accade tra Nord e Sud Europa, sul piano socioeconomico è quanto di più simile allo scenario interno del nostro Paese, che vede nel Mezzogiorno uno storico punto cieco nazionale: anzitutto, un fallimento delle politiche pubbliche, aggiungerei, incarnate da élite politiche attente solo ai vantaggi immediati, moltiplicatori di tendenze dissipative, comprese quelle della burocrazia, rappresentata da Sylos Labini con la metafora «dei topi nel formaggio«. I politici hanno fatto orecchie da mercante ai divari territoriali, dando luogo a un regionalismo imperfetto, confermato dalle vicende pandemiche. Ci sono state eccezioni, ma, più di frequente, gli sforzi fatti sono stati mal direzionati dai politici, se non intercettati da reti clientelari e della criminalità mafiosa. La possibilità che le politiche pubbliche possano fallire nei processi di convergenza ci dà la dimensione dello sforzo da produrre nell’utilizzo del Ricovery.

Meno convincente sembra la seconda chiave di lettura del volume, centri e periferie. L’ampia area tedesco-italiana è storicamente interpretabile meglio con il policentrismo, espresso dalla rete urbanizzata diffusa di medio-grandi città con i propri territori. Con questo approccio, si guarderebbe anche al Mezzogiorno con occhi diversi: non una monade indistinta, ma diversi tipi di Sud. Il policentrismo declinato con il regionalismo può essere temperato, organizzato come accade per i potenti lander tedeschi oppure restare allo stato caotico come nel caso italiano, in cui le regioni più deboli non dispongono di condizioni strutturali e culturali adeguate alla crescita e all’innovazione e necessitano di politiche pubbliche capaci di promuoverne il miglioramento. Alla fine dell’importante volume, si ha maggior consapevolezza sia di quanto i luoghi influenzino le opportunità e le aspettative delle persone sia della chance che abbiamo di riavviare processi di convergenza in Italia e in Europa.

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