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Una piazza strategica per intercettare clienti su scala internazionale

di Valentina Melis


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4' di lettura

Una piazza essenziale per professionisti e aziende che aspirano a far parte di un network europeo. Un mercato dinamico e inclusivo, ideale per sviluppare le nuove idee di business, anche senza una rete consolidata di conoscenze alle spalle. È il giudizio su Milano che emerge dalle interviste ad alcuni degli avvocati attivi nel capoluogo lombardo: un crocevia di studi antichi e moderni, da quelli fondati nel secolo scorso a quelli che hanno scelto di entrare a far parte di un network internazionale, per arrivare agli studi che si definiscono orgogliosamente «indipendenti».

Il filo rosso che accomuna studi piccoli e grandi è l’apertura verso la clientela internazionale, che in gran parte approda in Italia proprio da Milano. In città sono radicati un migliaio di studi legali associati, 23 società tra professionisti e 24 società tra avvocati. Tra questi, gli studi segnalati nell’indagine di Statista per Il Sole 24 Ore «Studi legali dell’anno 2019» (si veda l’elenco a fianco) sono 69.

Il legame con l’estero
«In Europa il bello deve ancora venire: abbiamo sistemi sociali avanzatissimi nei Paesi nordici e innumerevoli eccellenze imprenditoriali e industriali nel resto dell’Europa continentale, a partire dalle regioni settentrionali italiane». È la provocazione di Luca Arnaboldi, managing partner di Carnelutti, studio legale associato con una lunga tradizione alle spalle. Oltre alle sedi di Milano e Roma, lo studio è presente oggi a New York e a Los Angeles, per presidiare sia la East che la West Coast degli Stati uniti. Il fatturato aggregato 2018 dei quattro uffici è stato di circa 25 milioni di euro. La clientela è suddivisa a metà fra l’Italia e il resto del mondo. «Per sopravvivere così a lungo è stato fondamentale - spiega Arnaboldi - studiare fin dagli anni ’80 i modelli organizzativi degli studi legali esteri, che abbiamo provato a trasferire nella nostra struttura, provando a migliorarli, ove possibile. È stato fondamentale dotarsi di una governance adeguata, con un comitato esecutivo del quale fanno parte alcuni dei soci, con un direttore generale che è un ingegnere, e con un It department interno».

Quanto è importante crescere dimensionalmente e innovare? «Attenzione a non alimentare falsi miti», continua l’avvocato Arnaboldi. «Ingrandirsi senza essere efficienti non serve a niente. E per quanto l’innovazione degli studi sia importante, l’intelligenza artificiale non sostituirà il ruolo del legale. Per noi è preferibile concentrarsi su operazioni ad alto valore aggiunto, piuttosto che puntare sull’occupazione di tutti i segmenti di mercato».

L’innnovazione degli studi e dei servizi offerti ai clienti è un ingrediente essenziale per la crescita, secondo Riccardo Bianchini, managing partner di Eversheds Sutherland Italia, studio attivo da 40 anni, con uffici a Milano e a Roma, nei quali lavorano 80 professionisti. Dal 2001 la compagine è entrata a far parte del network internazionale di origine britannica, presente oggi con 66 studi in 33 Paesi.

«L’adesione a un network internazionale - spiega Bianchini - ha rafforzato un’apertura verso la clientela estera che era già nel nostro Dna e ci ha messo a disposizione strumenti importanti nelle grandi operazioni cross border. Usiamo ad esempio schemi di redazione e di spiegazione degli atti creati ad hoc per essere compresi da tutti i clienti, ovvero non solo dai legali, ma anche da altri professionisti o dai componenti dei Cda delle aziende. Inoltre, abbiamo strumenti tecnologici avanzati che consentono, anche con l’intelligenza artificiale, di fare due diligence su migliaia di documenti, quando la quantità dei testi e da esaminare è davvero rilevante».

La via dell’indipendenza
Si definisce uno studio legale italiano indipendente Gatti Pavesi Bianchi, attivo da 30 anni e specializzato in diritto societario, commerciale e dei mercati finanziari. Lo studio è stato impegnato negli anni scorsi in alcune delle principali operazioni bancarie e ha costituito la prima Spac di diritto italiano (e complessivamente 16 fino ad oggi).

«Le medie aziende rappresentano certamente per noi un target importante - spiega il managing partner Stefano Valerio - ma per noi è stato molto importante aver coltivato la consulenza alle società quotate in tutti gli ambiti, sia ordinari sia straordinari. Nel futuro pensiamo che il mercato delle banche sarà di particolare interesse, prevedendo un ulteriore consolidamento del settore».

Ha resistito alla proposta di acquisizione di una law firm internazionale lo studio Maschietto-Maggiore-Besseghini, attivo dal 2007 nella consulenza alle imprese, su aree tradizionali come il diritto societario e commerciale, ma anche su temi nuovi come i cambiamenti climatici. Ne fanno parte 22 professionisti.

«Abbiamo una clientela internazionale e proveniamo tutti da grandi studi – spiega la fondatrice Eva Maschietto - ma abbiamo preferito non entrare in un network che ci avrebbe imposto vincoli e strutture diversi. Il contenzioso – continua – è una parte complementare per la nostra attività: ci occupiamo, in prevalenza, di una consulenza permanente alle aziende che serve anche a prevenire le liti, con i costi che ne derivano. Sul fronte dei cambiamenti climatici, ad esempio, affianchiamo le aziende per portarle ad adottare comportamenti e nuove tecnologie efficienti. Puntiamo su servizi innovativi, come una intranet con la quale i clienti accedono alle pratiche che li riguardano, il cloud, la blockchain nella tutela della proprietà intellettuale».

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