analisiL’Analisi

Una politica del diritto nel segno del realismo

di Giovanni Negri

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(Ansa)


2' di lettura

Forse anche per il mondo del diritto è arrivata l’epoca delle passioni tristi. Senza più ambizioni per grandi disegni. Non è detto tuttavia che sia un male. E il ministro Andrea Orlando un po’ lo rivendica nel suo intervento di poche ore fa a Catanzaro: «non è più l’epoca, e non credo sia un caso per esempio, nella quale si realizzano grandi codificazioni. Una grande codificazione ha l’esigenza di avere alle spalle una visione omogenea del diritto penale o di quello civile. E una visione omogenea sarà sempre più difficile costruirla».

Una presa d’atto all’insegna del realismo alla quale si è conformata questa stagione di amministrazione della giustizia. Forte di una maggioranza debole e composita, non sembri un paradosso, il Governo ha navigato tutto sommato con buona efficacia. Con successi e limiti che in questa settimana di dati e cerimonie sono emersi con evidenza. Perché allo scorcio finale della legislatura una serie di risultati è stata senza dubbio raggiunta, da un clima migliore nei rapporti tra politica, magistratura e avvocatura, alla possibilità di affrontare il tema delle riforme contando su un contesto di dati più affidabile e raffinato.

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A diminuire, sia pure in maniera via via meno accentuata, sono arretrato e durata dei procedimenti, penali e civili. Certo ancora troppo poco per dare per acquisita una vera e propria svolta, ma la conferma di una progressione positiva. E poi, da una parte si è proseguito giustamente su interventi già avviati, senza stravolgerli, vedi nuova geografia giudiziaria, dall’altra si sono affrontati nodi irrisolti da anni come la prescrizione, con un po’ troppa timidezza, la responsabilità civile dei magistrati, con esiti meno catastrofici di quelli temuti, le intercettazioni, la riscrittura del falso in bilancio.

Certo all’amministrazione della giustizia sarebbe improprio guardare con i soli occhiali dell’economista, in termini quali trend, stock, performances: l’irritazione del giurista sale e non è detto che la soddisfazione del cittadino migliori. Il punto di equilibrio è allora per definizione precario e da cercare con insistenza. Molte valutazioni sugli interventi realizzati sono oltretutto premature. Alcuni (vedi le nuove norme sulle intercettazioni) neppure in vigore, altri ancora da approvare definitivamente, come il nuovo ordinamento penitenziario. Altri infine tramontati, dopo essere stati abbozzati, come la riforma della crisi d’impresa, la procedura civile o la riforma costituzionale del Csm.

Molto, non tutto, ma la stagione del pensiero debole non avrebbe potuto fare di più e di meglio.

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