risparmio e famiglie

Una polizza malattia per tutelarsi dal calo della spesa sanitaria

di Gaia Giorgio Fedi


2' di lettura

Il 14° Rapporto di Crea-Sanità ha lanciato l’allarme: la spesa sanitaria pubblica in Italia nel 2017 è stata del 36,8% inferiore alla media Ue, un divario in allargamento rispetto all’anno precedente. Nello stesso anno, secondo un rapporto RBM-Censis, la spesa sanitaria privata è decollata a 40 miliardi di euro. «Lo stato spende sempre meno per la sanità, in un contesto in cui la popolazione sta invecchiando e quindi ha un maggior bisogno di accedere alle cure. Oggi gli over 65 sono un quarto della popolazione e nel 2050 saranno un terzo. Già oggi spesso le famiglie si indebitano, vendono case e svincolano risparmi per potersi curare», osserva Alessandro Marchesi, responsabile sviluppo commerciale Area Crediti & Protezione di Banca Mediolanum. Secondo l’esperto, diventa quindi sempre più importante pensare per tempo alla sottoscrizione di prodotti che possano aiutarci a tutelare la nostra salute, nonché a proteggere il nostro portafoglio dai costi crescenti per potersi curare. La prospettiva di una vita sempre più lunga, infatti, presuppone un maggiore rischio di trovarsi nella situazione di dover affrontare malattie gravi, o condizioni di non autosufficienza che impongono di pagare per la propria assistenza o quella dei propri cari (case di cura, badanti). Il fenomeno è ben chiaro alle compagnie assicurative, che continuano a lanciare sul mercato polizze sanitarie di vario genere, per rispondere ai trend demografici e ai bisogni dei consumatori. Tra queste vanno sicuramente citate le polizze Dread disease (per la copertura sanitaria in caso di malattie gravi) e Long term care, o Ltc, che garantiscono un’indennità in caso di perdita di autosufficienza. La domanda di questi prodotti sta aumentando: l’Ania per esempio ha rilevato che nel mese di marzo 2019 le polizze malattia di lunga durata (che includono le polizze per le malattie gravi e le Ltc) sono cresciute del 67,1% rispetto all’anno precedente. Ma nonostante il trend in aumento la penetrazione resta ancora molto bassa: nel 2018 i nuovi premi relativi a queste polizze ammontavano appena all’1% del totale della nuova produzione vita. Innanzitutto perché si tratta di prodotti ancora poco conosciuti per il grande pubblico, e in parte anche per i costi, che possono essere molto elevati, soprattutto per chi non si muove per tempo. Un po’ perché anche in questo caso prevale spesso un atteggiamento fatalista, perché è difficile affrontare apertamente il rischio futuro di una malattia grave o di una condizione di non autosufficienza.

«La ricerca sulla sanità progredisce e l’offerta assicurativa si adegua, è un mercato potenziale grandissimo. Ma l’offerta deve incontrare la domanda», osserva Marchesi, convinto che anche su questo fronte le compagnie abbiano un ruolo molto importante nel sensibilizzare i clienti e aiutarli ad affrontare problemi molto delicati. «In questo campo la parte commerciale è importantissima: si deve riuscire a comunicare su temi sensibili, facendo capire ai clienti quali sono i rischi per chi non compie scelte lungimiranti per il futuro», aggiunge l’esperto.

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