il focus

Una proposta per uscire dalla palude

di Paolo Zucca


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2' di lettura

Non cancella le perdite pesanti di azionisti grandi e piccoli. Non è una sanatoria delle colpe passate perchè rimangono aperte le iniziative di responsabilità verso i vecchi amministratori.

È una richiesta ai soci penalizzati (quasi sempre anche clienti) di voltare pagina e di immaginare una nuova realtà capace di dare il suo contributo all’economia locale e nazionale. Con i costi del passato chiusi e i contenziosi definiti.

Può essere criticata, come sta avvenendo da parte di alcune associazioni dei risparmiatori, per il “ristoro” offerto. O perchè mette sullo stesso piano soci con storie di investimento e capacità di reazione diverse: chi è già impegnato in iniziative legali e chi, ancora oggi, rimuove l’accaduto - atteggiamento che la finanza comportamentale descrive con precisione - nella speranza di poter miracolosamente ritrovare i denari persi. Per tutti è il momento di valutare e scegliere.

Chi sta portando assistenza legale al recupero descrive casi molto diversi. Iniziative strutturate e di grande potenzialità e altre meno sicure. Importi non rilevanti sui possessi patrimoniali e altri ben più corposi e spesso legati a finanziamenti d'impresa. Alcuni privati capaci di sostenere una battaglia di anni (ce ne vogliono almeno tre per il primo grado di giudizio)e altri più rassegnati. Non è facile, per il proprio portafoglio e per la propria autostima, passare da un'azione (non quotata e diventata illiquida) comunque valutata sul patrimonio a 62 euro nel 2013, ridotta in due anni a 48 e poi a 6,3 euro.Per scoprire che non vale più niente.

E lo stesso è accaduto a Montebelluna. O prendere atto, dopo anni di incantesimo, che gli adorati leader dei due gruppi con la scusa di proteggere i risparmiatori dalla volatilità di Borsa hanno determinato il disastro nelle famiglie e nell'economia. E hanno anche favorito gli amici nel disinvestimento. Ai circa 175mila soci traditi viene offerta una possibile uscita dalla palude, sulla base di perdite presumibili per analoghi investimenti andati a male, cui si aggiunge un'offerta commerciale dedicata per mantenere continuità nel rapporto di socio-cliente.

Lasciare aperti gran parte dei contenziosi permette ai meglio attrezzati e a coloro che sono stati più vistosamente ingannati di recuperare, probabilmente, ben più del 15% del loro investimento. Per chi è meno attrezzato, o parte da posizioni meno documentate, il rischio sale ma non è detto che debba soccombere. Per la banca e l'azionista unico Atlante, l'onerosa chiusura delle migliaia di reclami è un passaggio nel percorso di ripristino di una normalità patrimoniale e dell'operatività commerciale. È la sfida “impossibile” del rilancio.
paolo.zucca@ilsole24ore.com

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