AMBROSETTI CLUB ECONOMIC INDICATOR

Una ripresa ancora troppo lenta

di Valerio De Molli

4' di lettura

L’ultima rilevazione effettuata a dicembre del 2016 segnalava una rinnovata fiducia degli imprenditori italiani per quanto riguarda l’attività economica, l’occupazione e gli investimenti nel nostro Paese.

I nostri indicatori di sentiment hanno raggiunto (sempre a dicembre) livelli record o molto vicini ai massimi storici, con miglioramenti evidenti rispetto alla situazione di fine estate 2016. Ciò è avvenuto nonostante il Paese avesse appena vissuto le dimissioni del Governo a seguito della sconfitta sul referendum costituzionale e si poteva prospettare un periodo di instabilità politica.

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Anche in questi primi 3 mesi dell’anno, come nell’ultimo trimestre del 2016, il quadro si è caratterizzato per alti livelli di incertezza, sul fronte economico e geopolitico. Incertezza che è diventata la “nuova normalità” come molti imprenditori e vertici di grandi imprese italiane ci hanno comunicato in questi mesi. Incertezza che, per ora, non sembra più spaventare imprese e mercati come prima. Ci siamo abituati.

Tra gli elementi di incertezza rientra la recente (29 marzo) attivazione della procedura di uscita dall’Unione europea, da parte di Londra, a nove mesi dal referendum. Altro elemento significativo è che l’amministrazione Trump, dopo l’insediamento del 20 gennaio, si è più volte espressa a favore di politiche protezionistiche, con potenziali elevati impatti sul commercio mondiale e sulle reazioni a catena di altri Paesi. Il capo del consiglio nazionale del commercio Peter Navarro ha accusato la Germania di dumping valutario. Donald Trump ha rifiutato la stretta di mano con Angela Merkel. L’ambasciatore designato direttamente da Trump si è espresso contro l’euro e contro la permanenza nell’euro della Grecia e di altri Paesi. L’Europa tramite i capigruppo dei partiti più grandi il Ppe e il Pse ha reso noto che l’ambasciatore designato non è gradito e potrebbe rifiutarne le credenziali. Non era mai successo prima. Gli Usa, infine, hanno anche abbandonando gli accordi sul clima di Parigi.

Un segnale più distensivo, invece, è venuto dalle elezioni in Olanda, Paese fondatore della Ue, dove il partito liberal democratico del premier Mark Rutte ha rivinto le elezioni, tenendo a debita distanza il partito populista anti-europeo.

Altri appuntamenti importanti saranno, a breve, le elezioni in Francia programmate per il 23 aprile e il 7 maggio e a fine estate le elezioni in Germania (24 settembre). Una sconfitta dei partiti anti-Unione come avvenuto in Olanda, potrebbe accelerare i processi di integrazione europea e rafforzare l’economia dell’Eurozona, facendola ritornare su un sentiero di crescita più sostenuto, viceversa potrebbero aprirsi nuove crisi.

Nonostante i molti elementi di incertezza che caratterizzano il panorama internazionale e nazionale l’indice della Borsa di Milano ha guadagnato, nel primo trimestre, il 6,5%, la Borsa di Parigi il 5,3% e quella di Francoforte ha messo a segno un aumento del 7,2%, arrivando molto vicino ai record di sempre registrati nell’aprile 2015.

Come già anticipato a dicembre 2016 dagli indicatori dell’Ambrosetti Club Economic Indicator, il bilancio del primo trimestre risulta positivo. Il dato che emerge oggi mostra una sostanziale tenuta dei livelli raggiunti con riferimento alla valutazione attuale della situazione del business, e una leggera diminuzione delle prospettive su occupazione e investimenti a 6 mesi.

I valori rimangono vicini a quelli record, ma il rallentamento degli indicatori indica che la ripresa procede lenta, come nel 2015 e nel 2016.

Nel settembre 2015 ci ponemmo, proprio sulle pagine del Sole 24 Ore, la seguente domanda: il Paese si è rimesso in moto o in motorino? Analizzando allora i nostri indicatori di sentiment, e tramite incontri con la business community italiana, emergeva che la composizione e la qualità della crescita indicavano come il Paese, uscito dalla recessione, si era rimesso in motorino. A distanza di un anno e mezzo, confermiamo che da allora stiamo viaggiando alla medesima velocità di crociera. Una ripresa costante, ma lenta, troppo lenta.

Ricordiamo che i nostri indicatori si basano su una survey che realizziamo per la business community di Ambrosetti Club, composta da oltre 350 imprenditori, amministratori delegati e rappresentanti dei vertici aziendali delle più importanti società italiane e multinazionali che operano nel nostro Paese. Valori sopra lo zero indicano che il sentiment è positivo e si prevede un’espansione dell’attività economica, viceversa valori sotto lo zero indicano che il sentiment è negativo e si prevede una contrazione dell’attività economica.

L’indicatore di sentiment sulla situazione attuale dell’economia in Italia si attesta a 30,9 punti, molto vicino al record storico di dicembre (31,7). In altre parole viene confermato il sentiment di dicembre, ma non si registrano miglioramenti.

Sul fronte dell’occupazione il sentiment risulta in leggero peggioramento e si attesta a 9,0. Siamo tornati ai livelli medi del 2015 e, in ogni caso, questo indicatore è caratterizzato da valori più contenuti rispetto agli altri, a dimostrazione di una situazione più fragile di altre.

A tal proposito l’Ocse ha stimato che in Italia vi sia una incidenza di forza lavoro sotto-qualificata di circa il 20% sul totale, il dato più elevato nei Paesi industrializzati. A ciò si aggiunge il dato di oltre 100mila italiani, in prevalenza giovani, che ogni anno lasciano il Paese in cerca di lavoro e occupazioni più in linea con i loro desideri e ispirazioni. Una situazione che sta logorando generazioni di italiani, con spreco enorme di capitale umano qualificato.

Anche sul fronte degli investimenti abbiamo registrato una leggera diminuzione: l’indicatore si attesta a 25,8, rispetto a 29,5 di dicembre.

In sintesi, i risultati dell’Ambrosetti Club Economic Indicator mostrano una dinamica stabile per quanto riguarda il sentiment sull’attività economica che si attesta poco sotto i livelli massimi dall’inizio delle rilevazioni. Per quanto riguarda occupazione e investimenti, invece, si registrano dei peggioramenti, seppur lievi.

La business community italiana sembra ormai aver imparato a convivere con livelli di incertezza economici e geopolitici elevati. I valori dei nostri indicatori evidenziano una continuazione della crescita economica in atto, ma a questa velocità che è troppo bassa per favorire una piena ripresa del mondo del lavoro e una ripresa a tutto tondo degli investimenti delle imprese. Purtroppo da oltre un anno e mezzo la crescita procede alla velocità di un motorino, mentre servono con urgenza azioni incisive e urgenti per far ripartire l’intero sistema economico in modo molto più deciso.

Senza un forte impulso agli investimenti e alla creazione di nuovi posti di lavoro, sarà difficile far ripartire i consumi privati, che incidono su oltre il 60% dell’indicatore del Pil.

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