L’ANALISI

Una rotazione settoriale tra titoli ciclici e strategie Esg

di Lucilla Incorvati


2' di lettura

Con la vittoria di Biden in Usa e gli annunci sul vaccino contro il Covid-19 un vento diverso ha iniziato a spirare sui mercati e i titoli ciclici più legati alle oscillazioni dell’economia reale, hanno imboccato la via del rialzo. Ma è soprattutto la spinta green che è destinata ad attrarre verso di se risorse e flussi. E il mondo del risparmio gestito cavalca l’onda (a giugno secondo Morningstar fondi ed Etf specializzati in Esg avevano masse per mille miliardi) e in Italia secondo Assogestioni i fondi Esg a settembre erano 292 e totalizzavano masse per 41,5 miliardi. Non solo. I prossimi mesi sono destinati ad un ulteriore progresso perché l’offerta si allarga giorno dopo giorno a vista d’occhio. Accanto ai brand specialisti focalizzati su questa strategia da t6empo, via via grandi case sposano questo credo. Tra le altre DWS che ha dato vita ad un Advisory Board ESG, organo consultivo composto da sei esperti di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale, provenienti da diverse discipline, i quali supporteranno il Ceo e l’Executive Board nell’accelerazione della strategia ESG.

Fattore moda o seria strategia d’investimento? Certamente se sarebbe auspicabile, visto il momento, investire non secondo le “mode”, verò è che le strategie Esg possono, se ben spiegate, guidare i risparmiatori verso una pianificazione di lungo periodo perché aiutano a gestire meglio i rischi e portano a portafogli più resilienti. Sempre se accompagnati da una gestione professionale.

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Ma non è facile per il privato investitore districarsi nel mondo Esg, evitando di finire nella trappola di quel greenwashing (l’ambientalismo di pura facciata) messo in piedi da aziende o società di gestione. Certo in loro soccorso potrebbe arrivare una serie regolamentazione in materia Esg come caldeggiata in sede europea. La scorsa settimana l’Esma ha pubblicato il documento di consultazione con il quale l’autorità comunitaria fornirà il proprio parere alla Commissione europea sul regolamento relativo alla tassonomia sugli investimenti sostenibili.

L’obiettivo è aiutare gli investitori (piccoli e grandi) a scegliere in maniera consapevole prodotti e soluzioni Esg ma anche a catalogare i prodotti, visto che i metodi utilizzati attualmente per valutare i profili Esg sono molto diversi a seconda del provider al quale si fa riferimento: analisi, selezonie dei dati presi in considerazione e il peso attribuito a ciascuno di questi spesso viaggiano in ordine sparso. Qualche mese fa l’Europarlamento ha adottato il Regolamento sulla tassonomia, con il quale si da vita al primo sistema al mondo di classificazione delle attività economiche sostenibili, capace di creare un linguaggio comune che gli investitori potranno usare ovunque quando investono in progetti e attività economiche che hanno ricadute positive sul clima e sull’ambiente. Peccato che l’entrata in vigore è stata posticipata al 2022.

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