Brand e artigianato: Rifò

Una seconda chance per i tessuti pregiati

A Prato l’azienda propone maglie e accessori in cashmere e lana con tessuti rigenerati

di Giampaolo Colletti

2' di lettura

Nella capitale mondiale del tessile, per esempio, c'è chi ha deciso di dare nuova vita alle fibre nobili. A Prato nasce Rifò, realtà che propone maglie e accessori in cashmere e lana con tessuti rigenerati. Un processo di lavorazione che riduce del 77% l'uso di energia, del 90% quello di acqua e prodotti chimici e addirittura del 100% l'adozione di coloranti. «Rifò significa rifaccio, perché parto da uno scarto e gli do valore. Abbiamo deciso di dare una seconda vita a tutti quei vestiti che la gente non indossa più», racconta Niccolò Cipriani, trentunenne nato a Firenze, in tasca una laurea in Bocconi e un percorso all'estero nella cooperazione.

L'impresa, che è B-corp dal novembre 2020, registra un fatturato di 2 milioni di euro con un previsionale per il 2022 sui 3 milioni. La squadra conta 17 collaboratori e quasi 200 negozi che rivendono i prodotti, soprattutto all'estero: Germania, Austria, Svizzera, Canada, Francia, Belgio e Olanda. La startup è stata accelerata sin dal 2019 da Nana Bianca, partecipando al programma di accelerazione per startup digitali Hubble. Da poco è arrivato il round da 1,5 milioni di euro.

L'headquarter è a Prato, ma la produzione è disseminata sul territorio. Si rafforza così il distretto perché ciò che fa la differenza è la produzione locale basata sulla rigenerazione degli scarti. Rifò ha riacceso una filiera locale legata all'artigianato dei tessuti: ad oggi sono coinvolte una quindicina di piccole realtà a conduzione familiare. Si ripensa il mestiere del cienciaiolo, figura storica che comprava vecchi indumenti per portarli a nuova vita.

«Oggi grazie alle tecnologie è possibile rigenerare capi, portandoli allo stato di fibra e ottimizzare la filiera. Il nostro lavoro è di coordinare domanda e offerta, provando a ricostruire un modello virtuoso. A breve realizzeremo una scuola per cenciaioli e migranti vulnerabili. Il ricambio generazionale è essenziale per un lavoro che fa fatica a rinnovarsi», precisa Cipriani. Formula etica, sostenibile e alternativa per un mercato che si sta interrogando prima di altri sul suo futuro.

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