sanità

Una sfida da 200 milioni per il prefetto Longo

Fatto il piano anti Covid il principale nodo resta il gigantesco disavanzo

di Donata Marrazzo.

 La sanità calabrese è commissariata ormai dal 2009: il Covid ha peggiorato la situazione sul fronte dei livelli di assistenza

3' di lettura

Si muove sul filo del rasoio, in un settore come la sanità calabrese perennemente in crisi e con i nervi scoperti a tutti i livelli. Non sono bastati, fin qui, 11 anni di commissariamento a risolvere i problemi così serviranno ancora due anni secondo il decreto del governo nazionale che è stato convertito in legge il 29 dicembre dell’anno scorso. Guido Longo, prefetto e “sbirro” di lunga esperienza soprattutto sul fronte della lotta alla criminalità organizzata (è stato questore a Palermo ma anche prefetto a Vibo Valentia), è stato inviato dal governo Conte da queste parti poco più di due mesi fa: deve intervenire sul cosiddetto piano di rientro della sanità calabrese. E in questo caso la relazione illustrativa all’ultimo decreto è chiara: «Il conto consuntivo 2019 - si legge in un altro passaggio- riporta un disavanzo prima delle coperture di 221,569 milioni di euro. Dopo il conferimento delle coperture e l'aggiunta del disavanzo non coperto relativo all'anno 2018, il risultato di esercizio dell'anno 2019 è pari a 160,091 milioni di euro di disavanzo».
Longo, esperto di anticorruzione e impegnato da sempre in attività di contrasto alle mafie - ma digiuno di sanità - sta tentando di riorganizzare il sistema sanitario regionale. Con quali mosse? Prima ha confermato i vecchi commissari di Asp e aziende ospedaliere: un'azione poco gradita a quanti si aspettavano segnali di discontinuità con il passato. Quindi si è affrettato a indicare i nuovi manager, respinti, però, in prima battuta dal presidente della Regione (facente funzioni) Nino Spirlì che ha deciso di affiancargli tutto il dipartimento Tutela della salute con 130 unità di personale. L'intesa sui nomi alla fine è stata raggiunta. L'unica riconfermata è Jole Fantozzi dell'Azienda ospedaliera di Reggio Calabria. Nel frattempo, Longo ha varato il piano anti Covid, quello di cui nulla sapeva l'ex commissario Saverio Cotticelli, costretto il 7 novembre alle dimissioni dopo le imbarazzanti dichiarazioni in tivù. La questione per il commissario Longo è complessa: «In questi dieci anni i cittadini calabresi hanno continuato a finanziarie copiosamente la sanità con il versamento delle extra aliquote Irap e Irpef, extra tributi finalizzati a ripianare i disavanzi che via via si manifestavano», scrive la Corte dei Conti. Il commissariamento, deciso sempre dai governi nazionali , ha solo sottratto la gestione della Sanità alla Regione, senza produrre risultati: dal 2010 il debito non rientra. L'ultima verifica ministeriale ha certificato il deficit e ciò ha comportato tagli (chiusi 18 ospedali) desertificando i territori: i livelli essenziali di assistenza della Calabria sono in fondo alla griglia.
Con un emendamento alla legge di Bilancio, firmato dal deputato calabrese Mario Occhiuto (Forza Italia), ora il Governo consentirà di sfruttare un'anticipazione di liquidità vantaggiosa da Cassa depositi e prestiti, azzerando il debito e consentendo di programmare il rilancio del sistema sanitario. La cui condizione è ulteriormente aggravata dalla pandemia: la regione entra ed esce dalla zona rossa, non solo per il numero dei contagi, ma per la situazione delle strutture sanitarie. Rispetto ai vaccini è ancora fra le ultime per numero di somministrazioni. Ma insieme all'emergenza sanitaria, preme anche quella finanziaria: per questo Longo ha chiesto i bilanci dell'azienda ospedaliera di Cosenza e di quella di Reggio Calabria, in dissesto e sciolta per mafia. Ma quali bilanci? Nella Asp di Reggio Calabria dal 2013 si praticava la “contabilità orale”. Non esistono documenti contabili per quantificare il buco nero prodotto da anni di malagestione. L'ipotesi è che complessivamente i debiti superino il miliardo.

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