Il Pnrr a 20 anni dall’euro

Una sfida decisiva per l’Italia e l’integrazione europea

di Romana Liuzzo

(Adobe Stock)

3' di lettura

Se il 2021 è stato l’anno della progettazione, dell’ideazione, il tempo che viviamo è quello della costruzione. È sul piano strategico della spesa che il sistema Paese si gioca la sua credibilità. La parola d’ordine sarà “cantiere”. L’anno iniziato da poche settimane per l’Italia sarà quello decisivo per l’utilizzo dei fondi comunitari del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Il governo ha inviato a Bruxelles il 30 dicembre la richiesta di pagamento per il 2022, la Commissione europea ha due mesi di tempo per valutare se gli obiettivi chiesti finora sono stati raggiunti, come sanno bene gli analisti che ne hanno scritto su queste colonne. Palazzo Chigi ha già messo in campo i nuovi obiettivi per il 2022: si tratta di 102 “traguardi” da tagliare.

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Ce la faremo? Ce la dobbiamo fare. Gli investimenti complessivi previsti, ormai è risaputo, ammontano a 222,1 miliardi di euro, se si tiene conto anche del fondo complementare. E i 102 obiettivi di quest’anno comporteranno una spesa – tutta da certificare ed è qui la sfida – da 40 miliardi di euro.

In questo senso, il recente appello del presidente del Consiglio Mario Draghi costituisce un monito destinato a segnare il nostro impegno per le settimane e i mesi cruciali che avremo di fronte. «C’è bisogno di un impegno quotidiano fino al 2026», è stato il suo messaggio: «È la sfida decisiva, tutti i soggetti coinvolti contribuiscano con rapidità, efficienza, onestà».

È singolare, e per certi versi di buon auspicio, la coincidenza che fa da sfondo a questo scenario. L’anno decisivo per le sorti del Paese si apre mentre alla guida del governo, almeno fino a oggi, c’è un presidente del Consiglio che è stato baluardo dell’euro, salvando l’unione monetaria negli anni in cui la crisi finanziaria in Occidente l’ha messa seriamente in discussione. In secondo luogo, la coincidenza temporale con gli esordi della moneta continentale. L’euro ha compiuto proprio nelle scorse settimane vent’anni. Tanti ne sono trascorsi da quel primo gennaio 2002, quando 12 Paesi dell’Unione europea hanno messo in atto il più importante cambio di valuta di tutti i tempi.

Oggi sono 19 su 27 i membri Ue che hanno adottato l’euro, la moneta utilizzata da più di 300 milioni di europei. «Non solo una delle valute più solide al mondo – come ha sottolineato nei giorni scorsi la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen – ma soprattutto un simbolo dell’unità europea». Il punto è che si tratta di un processo ancora non portato a compimento: mancano passaggi dell’unione monetaria, manca l’unità politica tra i Paesi, mancano le politiche fiscali comuni. Manca un coordinamento politico vero. In buona sostanza, l’Unione rischia di restare un solido edificio economico, ma con le gambe di argilla. Per di più in un momento cruciale come questo. Sarebbe un peccato imperdonabile non cogliere l’occasione per completare il progetto.

Lo dobbiamo ai padri del progetto europeo. Lo dobbiamo nel rispetto della tradizione culturale e dell’eredità morale dell’economista Guido Carli: è stato l’ex governatore di Bankitalia ed ex ministro dell’Economia a sottoscrivere per conto del nostro governo le trattative che nel 2002 hanno portato alla stesura del Trattato di Maastricht, vera porta d’ingresso per l’Europa dei decenni a seguire e dei nostri giorni.

La Fondazione Guido Carli continua da oltre un decennio a valorizzare e far rivivire la memoria di un europeista della prima ora, una storia di impegno civile prima ancora che culturale. Quest’anno – tappa di avvicinamento al Premio Guido Carli già fissato per il 6 maggio – sarà la lectio magistralis dell’imprenditore Oscar Farinetti. “Cibo, la sublime ossessione. L’alimentazione e le sue derive tra piacere e necessità”, sarà il titolo della lezione che il 25 febbraio il fondatore di Eataly terrà nell’Aula Magna, Mario Arcelli della Luiss Guido Carli di Roma. Sarà un viaggio nel business che ruota attorno al cibo, alle mille implicazioni e nelle problematiche che le sfide dell’alimentazione comportano, dalle migrazioni dei popoli al difficile rapporto che taluni hanno con il cibo stesso. Lo faremo sempre animati dall’ottimismo, non quello degli ingenui o degli illusi, bensì dei “costruttori” del nostro tempo.

Presidente della Fondazione Guido Carli

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