ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa Ue e la fusione Eutelsat-OneWeb

Una sfida tra imprese più che un passo verso l’autonomia strategica

L’operazione è tra una società francese e una britannica partecipata da giapponesi, coreani e indiani

di Antonio Perrucci

(Afp)

3' di lettura

Del progetto di fusione tra due importanti operatori satellitari europei – la francese Eutelsat e la britannica Oneweb – si sa abbastanza poco. Per ora, sono possibili considerazioni preliminari, con qualche interrogativo circa gli impatti sulle strategie dell’Unione europea e dell’Italia nel settore aerospaziale.

Una prima riflessione riguarda il processo di consolidamento in atto in questo come in molti altri comparti dell’ecosistema digitale: dalle torri (televisive e per le Tlc) alle reti di telecomunicazioni, dal mercato televisivo ai data center. La concentrazione dell’offerta, alla ricerca di maggior economie di scala (in taluni casi, anche di scopo) è una delle principali risposte delle imprese alle difficoltà che stanno registrando.

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Più in generale, nei vari mercati digitali, si assiste a un fermento di iniziative, sia dal lato delle imprese, sia per quanto riguarda le strategie industriali governative: un nuovo ciclo di investimenti sta interessando i microchip, i cavi sottomarini, i servizi cloud, l’aerospazio, le reti di nuova generazione (fibra ottica e 5G). Non sempre – tuttavia – le strategie delle imprese e quelle dei governi hanno carattere sinergico. In particolare, con riferimento all’UE, in alcuni casi l’interazione pubblico/privato appare virtuosa e promettente, come per la realizzazione delle reti fisse a banda ultra larga, i supercomputer, i microchip; in altri, è meno chiaro quali possano essere le sinergie – ad esempio per l’industria del cloud; in altri ancora, come per i cavi sottomarini, non esiste una strategia industriale dell’Ue a fronte dell’attivismo delle imprese, soprattutto Big Tech (Google e Meta). Anche nell’aerospazio, un comparto che – progressivamente – dalla difesa e sicurezza nazionali si sta estendendo verso applicazioni commerciali, l’Ue sta definendo una strategia industriale per migliorare la propria collocazione in uno scenario dominato dalle imprese di Stati Uniti e Cina.

A questo riguardo, la fusione Eutelsat-OneWeb presenta alcune peculiarità che rendono difficile una sua automatica collocazione nell’ambito della strategia dell’Ue, come invece ritengono molti commentatori. In primo luogo, una delle due imprese – OneWeb – non è europea, sia perché siamo nel dopo Brexit, sia per la presenza nel suo capitale di investitori indiani (il gruppo Bharti, con il 30%), giapponesi e sud-coreani. In secondo luogo, più che l’Ue, l’iniziativa riguarda un solo Paese membro – la Francia – con il sostegno del governo che deterrà una quota del 10% della nuova entità. In effetti, OneWeb diventa una filiale di Eutelsat, con base a Londra. Da ultimo, questa operazione appare soprattutto una sfida tra imprese: da un lato, Space X di Elon Musk e Kuiper di Jeff Bezos, proprietari delle due grandi costellazioni di satelliti che dominano il settore; dall’altro lato, il terzo operatore mondiale, Eutelsat, che, in virtù di questa fusione, integra i servizi dei satelliti in orbita geostazionaria con quelli a bassa orbita.

Se questo contesto di riferimento è corretto, sorge un interrogativo circa l’apporto che l’operazione potrà offrire alla strategia Ue per l’industria aerospaziale, messa a punto con una serie di interventi tra aprile 2021 e febbraio 2022. La domanda appare lecita, anche con riferimento a quanto sta accadendo in altri comparti: come accennato, l’industria del cloud. In questo caso, l’iniziativa franco-tedesca che ha dato vita a Gaia X ha acquisito il sostegno dell’Ue; tuttavia, non è chiaro in che modo le alleanze tra le Telco europee e i grandi hyperscaler si relazionino alla strategia Ue in materia di cloud e big data. Non molto diversa la situazione per l’industria dei microchip, per la quale l’Ue ha di recente proposto lo European Chips Act, mentre gli investimenti di Intel in Europa hanno – per ora – riguardato insediamenti in Francia e Germania, mentre non è ancora definito quali sedi ospiteranno gli investimenti in Italia. Per il nostro Paese, poi, quali saranno gli effetti della fusione Eutelsat-OneWeb sul mercato? Quali saranno i riflessi sulla strategia italiana per l’aerospazio, varata dal governo con risorse Pnrr già assegnate a progetti di collaborazione con l’Agenzia spaziale europea e con quella italiana? Domande su cui è opportuno riflettere, se si vuole dare coerenza alle politiche per rafforzare l’autonomia strategica digitale della Ue e del nostro Paese.

Docente Lumsa e direttore Astrid Led

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