L’intervento

Una sfida in tempi di ripartenza: le imprese agenti della formazione

«Tante imprese hanno creduto e investito nell’Its fin dall’inizio, e partecipano da protagoniste nella didattica e nella governance, indirizzando e co-progettando i corsi che, proprio per questo motivo, garantiscono una altissima occupabilità»

di Gianni Brugnoli*

4' di lettura

Gli Its rappresentano, anzitutto, una sfida culturale al nostro modello educativo. La affrontiamo, peraltro, in uno dei momenti più complicati della nostra storia recente, fra pandemia e guerre, fra crisi e transizioni, insomma, in un momento di grande incertezza. Tuttavia, come l’esperienza della pandemia e la storia italiana ci hanno insegnato, è proprio in questi momenti di insicurezza che il Paese trova le sue energie migliori, la forza e l’intelligenza per superare le difficoltà.

È in momenti come questi, in cui ci scopriamo fragili e vulnerabili, che possiamo correggere gli errori del passato e rifondare le basi per quel benessere collettivo che, a partire dal “Dopoguerra” abbiamo saputo costruire. Questa rifondazione va fatta a partire dal nostro sistema economico e produttivo, dalle imprese, in particolare quelle manifatturiere, che costituiscono la spina dorsale della nostra economia e che generano quella ricchezza che, attraverso il welfare, consente di temperare gli equilibri socio-economici del Paese che, altrimenti, non potrebbero essere affrontati.

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Pur nelle difficoltà del momento, pur di fronte alla incertezza del futuro, non si deve smarrire la direzione del nostro cammino e il riferimento alla necessità di costruire una società giusta, inclusiva, forte e nello stesso attenta alle sue fragilità. In questo quadro dobbiamo guardare alla nostra scuola come la vera priorità per il nostro futuro e dobbiamo farlo con occhi nuovi, senza pregiudizi e preconcetti, avendo come unico obiettivo quello di mettere al centro delle nostre azioni l’educazione dei giovani.

Anche la scuola è chiamata a riflettere sul proprio futuro. Per questo motivo, come Confindustria, invitiamo incessantemente a non trascurare la possibilità di rendere fecondo il rapporto con l’impresa, l’industria in particolare, come accade in altri Paesi che, nonostante varie crisi, hanno saputo trarre da questa relazione buoni tassi di crescita. Del resto, il capitale umano è fattore di crescita decisivo per un'economia avanzata e l’Italia ancora di più il dovere di proteggere e far crescere la sua dorsale manifatturiera attraverso persone con conoscenze e competenze adeguate.

La sfida culturale che gli Istituti tecnici superiori presentano al sistema educativo italiano è proprio qui, in questa apertura al mondo del lavoro. Essa risiede nel riconoscere che anche nelle imprese esiste una capacità formativa che può essere di complemento ai processi di istruzione e che può essere utilmente attivata a vantaggio delle nuove generazioni.

Serve maggiore collaborazione con scuole, università, centri di formazione professionale, hub tecnologici, enti locali. Serve un pieno riconoscimento del valore del modello educativo degli Its. In questo modo essi potranno diventare sempre di più “Accademie del Made in Italy”, un vanto dell’Italia nel mondo che, concretamente, rappresentauna grande opportunità di occupazione per chi vi si diploma e di recruiting per le imprese.

Abbiamo allora il compito di far conoscere gli Its il più possibile, ai giovani, alle famiglie, agli insegnanti. E la Guida del Sole è uno strumento fondamentale per avvicinare le persone agli Its e scoprire quanto siano una scelta di successo per il futuro delle nuove generazioni. Non un percorso con meno dignità rispetto all’università, da cui va tenuto distinto. Ma un nuovo modo di fare formazione e basta entrarci in un Its, vedere i suoi laboratori, interfacciarsi con tecnologie avanzatissime - spesso fornite dalle imprese partner – per scoprire che gli Its eccellenti sono spazi di avanguardia didattica, come si vedrà nelle prossime pagine, che riprendono i migliori modelli europei.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) darà sicuramente un grandissimo slancio a questo tipo di azione, anche di orientamento, verso gli Istituti tecnici superiori. Ed innegabilmente ha già portato ad un primo risultato: tanti, tantissimi, parlano oggi di Its. Da argomento di “nicchia” è diventato uno dei temi più ricorrenti nel dibattito pubblico. Ed è un bene.

Ma è importante, quando si parla di Its, avere chiare natura e finalità. La natura degli Its è il suo legame “viscerale” con le imprese da cui deriva la finalità degli Its: ossia alzare il livello delle competenze tecniche del nostro Paese.

Per questa ragione dal primo giorno di vita degli Its non è mai mancata la presenza di Confindustria: tante imprese hanno creduto e investito nell’Its fin dall’inizio, e partecipano da protagoniste nella didattica e nella governance, indirizzando e co-progettando i corsi che, proprio per questo motivo, garantiscono una altissima occupabilità ai giovani che li frequentano. Senza le imprese gli Its non esistono.

È un fatto. E la riforma che in questo momento è in discussione in Parlamento va coerentemente in questa direzione, riconoscendo ampi margini d’azione alle imprese: non è però un “premio”, che si ferma qui, ma al contrario una chiamata alla responsabilità di tutti noi imprenditori, affinché possiamo stringere sempre più collaborazioni con i partner formativi, a partire da scuole e università. Senza pregiudizi e preclusioni. In questo senso gli Istituti tecnici superiori sono una sfida Paese, una sfida di tutti.

*Vicepresidente Confindustria per il Capitale umano

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